crematorio nov.

Che fretta c’era?

16 Marzo 2018
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Con la primavera entra in funzione il forno crematorio, per bruciare oltre 2000 salme l’anno.
Con la nuova stagione nasce tra le polemiche l’unica vera “opera” di Cozzolino.
Una rondine non farà primavera, ma sotto il tetto per San Benedetto c’è un forno crematorio.
Alla faccia di chi un tempo sosteneva che a Civitavecchia non si dovesse più bruciare neanche un cerino, e magari oggi  sonnecchia sotto un cielo a 5 stelle, il 21 marzo è infatti il giorno in cui comincerà a lavorare l’opera al cimitero comunale. Opera
peraltro realizzata in project financing: il che significa che il Comune consentirà a chi realizza l’opera quella “remunerazione
del capitale” tale da impedire all’amministrazione stessa di gestire il servizio e quindi, da un lato, di calmierarne realmente i
prezzi e dall’altro di introitare eventuali guadagni.
Il tutto è quindi a perdere, tranne che per i fortunati che si apprestano a realizzare l’inceneritore di salme.
In buona sostanza, come del resto ordina il patto di stabilità: i cittadini pagano, i Comuni consentono, le banche prestano e quindi incassano, insieme agli imprenditori. Grazie 5 stelle, grazie Europa.
Interessanti in tal senso sono però anche e soprattutto i numeri dell’operazione. Operazione che gode fin dal principio della totale mancanza di trasparenza e condivisione, e che non devia certo da questo suo percorso opaco, molto “fumoso” ci verrebbe
da dire, nel momento simbolico dello spartiacque con l’avvio dei lavori. Il tetto massimo a regime l’anno è infatti di 2080 salme
da cremare, mentre a Civitavecchia la media parla di una cinquantina di richieste l’anno di questo tipo di servizio.
Cozzolino aveva dato altri numeri, ma sottolineare le incongruenze e le contraddizioni di questo sindaco è ormai inutile. Giusto una riflessione: l’unica opera “pubblica”, l’unica “cementificazione” accettata è questa, mentre le buche restano sulle strade. Mercoledì entra la bella stagione e i civitavecchiesi potranno solo che intonare “Che fretta c’era, maledetta primavera!”. Magra
consolazione e unica riparazione possibile: la prossima primavera, in compenso, si va a votare.



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