LA VERA DIGNITÀ DELL’UOMO di Alessandro Spampinato (3^ parte)

2 Maggio 2021

continua…

Tutte queste bellissime qualità sviluppano la nostra personalità e formano la nostra identità sociale nelle quali ci identifichiamo e attraverso le quali stringiamo rapporti e viviamo relazioni con gli altri. Possiamo così imparare a rispettare gli orari e gli impegni presi e portarli a termine, possiamo imparare ad assumerci responsabilità sempre maggiori, a parlare in pubblico, a rialzarci dopo una sconfitta, a essere coerenti con ciò in cui crediamo, a gestire il denaro e a socializzare in modo sempre più efficace, a essere più disciplinati e a prendere decisioni sempre più ferme, ecc. Questo tipo di crescita personale e interiore ci permette di avere un impatto efficace con la realtà che ci circonda e di diventare sempre più sicuri e responsabili nella nostra vita. Il risultato di questi lavori interiori è l’arrivare a sentirsi “appagati” e “soddisfatti” della propria vita e ad avere più “autostima” per il fatto di aver raggiunto una base sufficiente di “controllo della propria esistenza” (lavoro, carriera, conto in banca, successo, amici, famiglia, casa, ecc…). Questo lavoro interiore di “crescita personale” è di per sé già “ECCELLENTE” perché consegna alla società individui adulti e responsabili e cittadini onesti, corretti e produttivi. Per questo possiamo considerare la “crescita personale” un primo aspetto di “DIGNITA’” dell’uomo ovvero la sua possibilità di migliorarsi per il bene proprio e della collettività sul un piano psico-sociale. Infatti il significato della parola dignità è il seguente: “Rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in un comportamento e in un contegno adeguati.” –  “Considerazione in cui l’uomo tiene se stesso e che si traduce in un comportamento responsabile, misurato, equilibrato.” Ma sentirsi appagati, percepirsi come persone di successo e socialmente realizzati non vuol dire essere “felici” o “consapevoli”. È qui che entra in gioco la “spiritualità” il cui scopo è di sviluppare dentro di noi l’esperienza di esistere, di esserci, di fare parte di qualcosa di più grande che ci riguarda intimamente e da sempre la cui portata va dalla meraviglia allo sgomento fino al mistero profondo, infinito, eterno e incommensurabile. La spiritualità è l’arte sublime di condurci a conoscere per esperienza chi siamo, da dove veniamo e dove andremo e ci ricollega in rapporto armonico con il Tutto in cui siamo inseriti e di cui facciamo parte. Quando intraprendiamo la via della crescita spirituale sorge inevitabilmente dentro di noi l’anelito al Trascendente. È qui che si inserisce l’altro significato di “dignità” che proviene dalla scoperta della spiritualità come via della conoscenza di Sé, della Realtà e della Verità di cui siamo fatti e a cui siamo destinati e la vocazione al Trascendente che vive nel cuore del cercatore della Verità poiché sa per esperienza di averne sete e bisogno essenziali e vitali ma che, appunto, avendone bisogno, non provengono da lui stesso. Adesso che abbiamo meglio definito i concetti chiave riponiamoci le domande dell’inizio: l’uomo ha ancora qualcosa di spirituale da esprimere? La spiritualità ci riguarda ancora? Che fine ha fatto la dignità dell’uomo? C’è ancora dentro il nostro cuore quell’antico e profondo anelito al Trascendente? Ricordiamoci che non sono importanti le risposte ma ciò che facciamo per trovarle. Buona riflessione e buon viaggio interiore.

fine

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