Ernie del disco cervicale e lombare (5^ parte)

4 Ottobre 2020

(continua dall’edizione precedente)

Quadri clinici

La sintomatologia può manifestarsi in maniera più o meno acuta a seconda delle modalità con cui si verificano il danno discale e la compressione delle radici nervose. In alcuni pazienti l’esordio è drammatico, con comparsa improvvisa di dolore vivissimo a seguito di una brusca sollecitazione del rachide lombare, in altri può invece mostrare un graduale aggravamento nel giro di qualche giorno. Le due principali sindromi cliniche sono:

  • Lombosciatalgia, conseguente a irritazioni delle radici L5 ed S1 (nervo sciatico)
  • Lombocruralgia, dovuta a sofferenza delle radici L3 (rara) ed L4 (nervo femorale o crurale)

Nella lombosciatalgia il dolore si irradia lungo il versante posteriore dell’arto inferiore (dalla natica fino al piede). Il dolore cruralgico è invece localizzato sul versante anteriore della coscia, potendosi irradiare alla gamba in caso di sofferenza di L4.

L’esame obiettivo permette di rilevare la rigidità del rachide lombare con contratture dei muscoli paravertebrali. In fase acuta il paziente tende ad assumere posture antalgiche, quali una deviazione scoliotica della colonna e un atteggiamento in flessione degli arti inferiori, nel tentativo di controllare il dolore.

Nella lombosciatalgia e lombocruralgia la sofferenza radicolare evolve attraverso tre fasi: irrititativa, deficitaria e paralitica. Qualora la radiculopatia non si risolva nella fase irritativa, dominata dal dolore, possono comparire disturbi sensitivi, deficit motori, e alterazione dei riflessi osteo-tendinei. I deficit motori nelle lombosciatalgie e lombocruralgie sono in genere modesti, interessando di solito gli estensori del piede e delle dita, con difficoltà a camminare sui talloni (L5), o il tricipite surale, con impaccio a camminare sulle punte (radice S1). I riflessi profondi sono alterati sono nelle lesioni di S1.

Diagnostica per immagini

Per identificare un’ernia del disco lombare, gli esami di diagnostica migliori risultano essere la TC e la RM. La TC consente uno studio approfondito ed accurato del disco, delle radici nervose, del grasso epidurale e dei legamenti gialli. Con tale esame è possibile documentare la presenza dell’ernia e poterla differire dalla protusione discale, definire il livello, la sede le dimensioni e la morfologi con sufficiente precisione. La RM risulta tuttavia un esame più completo, poiché ha la possibilità di fornire un’ampia visione panoramica del tratto lombare nelle scansioni sagittali, una migliore definizione delle alterazioni degenerative dei dischi, studio più accurato dei tessuti molli, ed innocuità per l’assenza ad esposizione a radiazioni ionizzanti. Lo studio radiografico è utile per valutare l’atteggiamento posturale della colonna lombare e identificare alterazioni di natura scheletrica (restringimento dello spazio, artrosi interapofisaria, spondilolistesi,etc) che possono concorrere alla genesi della compressione radicolare.

(continua nella prossima edizione)

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