Il mega impianto che la società voleva realizzare al confine con Civitavecchia respinto in sede di Via.

No della Regione Lazio al termovalorizzatore della A2a a Pian d’Organo -Pian dei Cipressi, al confine con Civitavecchia. Il progetto per un mega impianto ha infatti ottenuto la bocciatura in sede di Valutazione d’impatto ambientale. Vittoria dei comitati e del Comune di Tarquinia che sin da subito si sono opposti alla minaccia di un mega inceneritore di rifiuti.

A fine gennaio 2021 incisiva è stata l’azione dei comitati che hanno respinto al mittente il tentativo di A2a di confondere i cittadini del territorio circa la presunta bontà del mega inceneritore. I comitati infatti risposero punto per punto alle controdeduzioni di A2A Ambiente spa ribadendo con forza e motivazioni puntuali il no al progetto. A seguito della conferenza dei servizi del 30 giugno 2020 la A2A Ambiente Spa aveva infatti chiesto, e successivamente ottenuto dalla Regione Lazio, un termine di 180 giorni, per dare riscontro alle osservazioni degli enti e del pubblico, che il 28 dicembre sono state rese pubbliche sul sito web della Regione Lazio. «Una richiesta irrituale – affermarono i comitati – concessa, senza alcuna norma di riferimento per la conferma di tale termine, centottanta giorni per rispondere “agli aspetti attinenti alle criticità ambientali rappresentate nelle osservazioni nonché tutti gli aspetti connessi alla formulazione dei pareri e al rilascio dei titoli abilitativi da acquisire nel procedimento di Via”. I comitati rimarcarono, con dati oggettivi, il fatto che rimanevano senza risposta gran parte delle osservazioni degli enti e del pubblico, «a cui in maniera volutamente insufficiente e fuorviante, la A2A Ambiente Spa, ha tentato di replicare utilizzando l’esercito di propri tecnici a disposizione».

“Fine della triste storia – commentano oggi i comitati –  Italia Nostra onlu s sezione Etruria,  con Marzia Marzoli, Forum Ambientalista con Simona Ricotti, Comitato Farnesiana  con Marco Tosoni, Comitato per il diritto alla mobilità di Tarquinia con Nicola Bonaiuto, Comitato per la difesa della Valle del Mignone Bianca Stefancu – Dopo lunga attesa è arrivata la comunicazione di rigetto dell’istanza di Valutazione di Impatto Ambientale dell’Inceneritore a Tarquinia. Questo è il risultato della battaglia condotta dalle Associazioni, dai comitati di cittadini, dai sindaci, in primis da quello di Tarquinia, e dei consiglieri regionali del territorio che, con determinazione, hanno affermato la contrarietà all’opera nei modi e nelle sedi preposte”.

“La procedura era stata avviata nel luglio del 2019 con il deposito della documentazione da parte della A2A Ambiente Spa, per un progetto di un mega inceneritore a Tarquinia in località Pian D’Organi, su una superficie di 433.478 mq., che prevedeva la costruzione di mc 866.956 di volumi impiantistici di cui una ciminiera alta 70 mt., due FORNI con una potenza complessiva di 200 Mwt che avrebbero bruciato 62 T/ora per un totale di 540.000 Ton/anno di rifiuti speciali non pericolosi, con 122.000 tonnellate/anno di ceneri pesanti e 40.000 tonnellate/anno di ceneri leggere di risulta dalla combustione e con un traffico previsto di 32.698 camion per il trasporto dei rifiuti (circa 90 camion al giorno) – ricordano i comitati – Sono poi seguite varie fasi – dati i tanti rilievi ben motivati che si sono accumulati durante la procedura della Valutazione d’Impatto Ambientale. Molti di questi rilievi sono stati presentati dalle amministrazioni e dalle associazioni contrarie all’opera. L’iter si era poi interrotto a causa della pandemia ed oggi, la Regione Lazio, ha reso noto il formale rigetto del progetto”.

“E’ con grande soddisfazione che apprendiamo questa notizia – dichiarano i portavoce dei comitati e delle Associazioni – E’ un’importante battaglia vinta e condotta per affermare che il nostro territorio ha già dato in termini di sacrifici. Ha già dato perché proprio qui c’è ancora il polo energetico tra i più grandi di Europa, alimentato a carbone e a gas, che unitamente al porto di Civitavecchia, lasciano pesanti criticità ambientali in eredità. Ci aspettiamo ora, medesimo esito per il procedimento del biodigestore di Ambyenta Lazio, a valle del quale avremo la possibilità di sperare e costruire un futuro diverso per il nostro territorio”.

Anche il Comune di Tarquinia, affiancato dai suoi colleghi del territorio, da subito espresse parere negativo al progetto della A2a. Era il primo luglio del 2020 quando in una stanza virtuale utilizzata per le conferenze dei servizi, dalla Direzione regionale politiche ambientali e ciclo dei rifiuti, area Valutazioni d’impatto ambientale, erano presenti enti, Comuni limitrofi, uffici regionali, società proponente, associazioni e cittadini interessati: il Comune di Tarquinia, capofila nei ricorsi, aveva ribadito il proprio no alla realizzazione dell’impianto. Il parere tecnico fu illustrato dall’avvocato Noemi Tsuno che aveva ribadito i motivi posti a fondamento del parere negativo di Tarquinia, peraltro già esplicitati nelle osservazioni presentate nel relativo procedimento incardinato presso la Regione Lazio. Come sottolineato dal professionista, il progetto proposto dalla A2A era relativo ad una industria insalubre di 1° classe, che dunque avrebbe prodotto sostanze “pericolose alla salute degli abitanti” tanto da richiedere un impianto collocato in un’area “isolata nelle campagne e tenuto lontano dalle abitazioni”, condizione che non poteva essere rispettata anche in ragione della localizzazione dell’impianto in un’area dove invece è presente un polo logistico Conad che gestisce beni alimentari e per la quale sono previste dal Piano di lottizzazione future attività commerciali. L’avvocato aveva anche richiamato il parere negativo della Asl di Viterbo, che aveva rilevato le plurime criticità dell’impianto anche e soprattutto con riferimento alla pericolosità per la salute umana. Il legale aveva anche evidenziato come la stessa Regione Lazio nelle risposte alle osservazioni proposte dalla A2A relativamente all’aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti della Regione Lazio, aveva confermato “la volontà di non realizzare ulteriori capacità di termovalorizzazione” e ribadito che “le ceneri volanti sono assai costose e pericolose da gestire e smaltire”. La stessa Regione, rappresentò l’avvocato, aveva evidenziato come l’impianto si trovasse a soli 200 metri da una Zona di Protezione Speciale (comprensorio Tolfetano – Cerite – Manziate) e pertanto l’analisi di Livello II presentata dalla A2A non faceva altro che riproporre quanto aveva già riportato nell’analisi di livello I che precludeva sin dall’inizio un chiaro no ad un positivo parere relativamente alla Valutazione di Incidenza Ambientale. Il sindaco di Tarquinia Alessandro Giulivi, in quella circostanza, ricordò anche l’impegno assunto nel consiglio comunale congiunto dei Comuni di Tarquinia e Civitavecchia dell’agosto 2019, che espressero il totale dissenso e contrarietà all’apertura di qualsiasi tipo di impianto per l’incenerimento di rifiuti su tutto il territorio. Giulivi, in quanto massima autorità sanitaria, sottolineò anche la ferma volontà di “diminuire i carichi inquinanti, e, facendo ricorso al principio di precauzione, di non autorizzare impianti impattanti, affinché venga garantito il diritto alla salute dei cittadini rispetto a qualsiasi altro interesse privato”. (Civonline)

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