La malacofauna di Grottini di Santa Severa. A cura di Glauco Stracci – SSC

21 Marzo 2021
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Nella località denominata Grottini di Santa Severa, è situato un interessante giacimento di malacofauna fossile, ancora inedito negli studi di settore e poco conosciuto dagli esperti. La giacitura stratigrafica affiora lungo il litorale per una lunghezza di circa trenta metri e va a coprire un’area affiorante di complessivi 100 mq, assai maggiore è comunque la sua estensione reale, che nel sottosuolo dovrebbe superare l’ettaro, arrivando fino ad oltrepassare la SS1 Aurelia. I primi a darne pubblica menzione nel 2006 furono i volontari del Movimento Archeoetruria, secondo loro l’affioramento fossilifero sarebbe avvenuto per l’ erosione costiera, causata da una forte mareggiata. Prima di allora solo sporadiche giacenze erano individuate nell’entroterra, lungo gli argini del fosso delle Guardiole e del fosso Ponton del Castrato. L’ importanza della scoperta non è tanto per la malacofauna, presente e conosciuta già in notevoli affioramenti lungo il litorale di Tarquinia, Civitavecchia e Palo (usati come pietra di cava con nomi locali come Scaglia e Macco), quanto per la decisiva novità, infatti il giacimento di Grottini è il più grande nel territorio di Santa Marinella oggi conosciuto. Le specie fossilifere presenti sono molluschi bivalvi, disposti in due strati di potenza complessiva di circa due metri. Lo strato superiore è morbido di tipo argilloso-arenaceo e presenta, al suo interno, pecten integri del genere acanthocardia, lo strato sottostante è invece una calcarenite molto dura, di tipo organogeno,  formata dalla sedimentazione di sabbie con il rimescolamento dei gusci calcarei. In stragrande maggioranza si tratta di ostrea edulis  con presenze minori di acanthocardia e Chlamys varia. Queste specie possono essere indicatori tipici per la datazione degli strati geologici, anche se hanno una lunga esistenza, infatti spaziano le epoche tra la fine del Pliocene (3 milioni di anni fa) al primo Pleistocene (140000 anni fa). In tale periodo neogenico assistiamo all’iniziale sollevamento del fondale del mare Tirreno, causato dal vulcanismo della Tolfa, creando un litorale penetrante l’attuale linea costiera di 5 Km,  per ritrarsi durante il Pleistocene ( testimonianze sono le località di Macchia della Turchina o Monte Riccio nel Comune di Tarquinia). In particolare i due strati macroscopici, sarebbero dovuti alla interglaciazione Mindell-Riss, a cui si alternano, intercalati, altri strati rimescolati pleistocenici, dovuti all’alternanza delle microglaciazioni, avvenute con cadenza di ogni 5000 anni circa. Questi molluschi fossili inoltre testimoniano che nel loro passato c’era un clima assai differente dall’ odierno, era infatti di tipo caldo tropicale, con scogliere profonde, dove potevano vivere, ad esempio, ostrea fino a 20 m di profondità.

Glauco Stracci -SSC

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