IL  POLO CIVICO  DICE  NO  AL  TERMOVALORIZZATORE

10 Agosto 2019
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Tante realtà comprensoriali dalle caratteristiche e dalle dimensioni ottimali, impegnate a conseguire uno sviluppo sostenibile e a coniugare le attività umane con l’equilibrio della natura, determinate a limitare gli impatti negativi sull’ambiente nel processo di smaltimento dei rifiuti. E’ questo l’atteggiamento di responsabile attenzione che suggeriscono le norme sulla gestione dei rifiuti, in attesa che la tecnologia metta a punto più sofisticati ed efficaci strumenti per combattere l’inarrestabile degrado ambientale.

Ebbene, a noi sembra che l’idea di dotare Tarquinia di un impianto di valorizzazione dei rifiuti delle dimensioni e capacità ipotizzate dal progetto A2A contrasti apertamente con una tale visione. E fa sorgere il dubbio, magari infondato, che Roma capoluogo di area e di regione nonché capitale d’Italia, la quale per quanto attiene all’Urbe continua a fornire un esempio di inadeguata gestione dei rifiuti da cui non riesce a riscattarsi, non abbia davvero introitato il principio della massima delocalizzazione territoriale. E propenda invece – messa alle strette dalle circostanze emergenziali che la riguardano e dal pericolo della possibile reazione di un’opinione pubblica cittadina ormai al limite della sopportazione – per l’adozione di soluzioni radicali che contemplano, tra l’altro, la realizzazione di mega impianti per lo più esterni al perimetro della metropoli. Se mai così fosse, il pericolo di vederci imporre un termovalorizzatore anche in quest’area dell’Alto Lazio sarebbe veramente concreto.

Ma la presenza di un impianto del genere – lo ripetiamo con forza – va nettamente rifiutata con la concertata mobilitazione del comprensorio. E’ sicuramente inaccettabile per Civitavecchia, che al pari dei centri vicini ha già pagato un prezzo altissimo all’inquinamento ambientale e non sa ancora quale esito avrà la battaglia intrapresa sul processo di decarbonizzazione della centrale e per l’eliminazione delle altre fonti di inquinamento che pregiudicano l’instaurazione di un’economia alternativa all’attuale ed ecocompatibile.

Il Coordinamento del POLO CIVICO



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