I Serial Killer – Martì Ripollès, la vampira di Barcellona (4^ parte)

12 Maggio 2019
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(continua dalla edizione precedente)

Grasso del loro ventre, ossa intere e triturate, grumi di sangue coagulato, brandelli di carni e pelle, che venivano utilizzati per elaborare i suoi miscugli magici e forniti poi agli appartenenti all’alta società del posto, convinti che potessero donare loro salute, longevità ed immortalità, in cambio di tanto danaro e favori.

Le autorità, rinvennero inoltre un grosso libro, ove la donna annotava accuratamente i nomi in codice dei clienti delle due attività, risultando la stessa già implicata nello sfruttamento della prostituzione, ma senza che fosse mai stata inquisita, in quanto si racconta fosse protetta da un personaggio di grosso calibro della Barcellona del tempo.

A seguito di ulteriori ricerche e verifiche in altre precedenti abitazioni e locali della Martì, la polizia rinvenne numerosi scheletri di giovanissimi bambini e grandi quantità di altre parti dei loro corpi depezzati.

Non si ebbe mai a sapere quanti bambini caddero vittime della sadica e perversa donna, anche per il fatto che tante delle loro ossa, venivano polverizzate per preparare determinati miscugli, mentre le loro carni, non di rado, cucinate in occasione di alcuni banchetti.

A questo punto, le prove divengono schiaccianti, le protezioni dei potenti, vengono meno e non possono più nulla, così che Enriqueta, finalmente viene carcerata, chiudendo così una vita di crudeltà ed omicidi. Nel maggio del 1913, dopo 15 mesi di detenzione, fu rinvenuta morta nella sua cella. In un primo momento, il suo decesso, fu attribuito a malattia o comunque a cause naturali, ma successivi accertamenti, hanno dimostrato invece che la criminale, fu uccisa dalle sue stesse compagne di detenzione, precedendo il giorno in cui avrebbe incontrato il boia, in quanto già condannata a morte.

Non è dato conoscere il luogo della sua sepoltura, ma si racconta, che le campane della città di Barcellona, alla notizia della sua morte, abbiano suonato a festa.

Dopo la brevissima ricostruzione del periodo storico/geografico e le orride ed efferate vicende di Enriqueta Martì Ripollès, come sempre vado ad avviarmi alle conclusioni ed all’analisi del serial killer.

Nella dicotomia organizzato/disorganizzato, il suo modus operandi, è sicuramente del tipo organizzato, dimostrando per questo, lucidità, scaltrezza, furbizia, premeditazione e programmazione accurata nella pianificazione ed esecuzione dei suoi crimini, occultandone successivamente gli indizi. Queste sono le caratteristiche evidenti e principali della Martì.

Per quanto riguarda le motivazioni, Enriqueta appartiene alla categoria degli “edonistici”, provando per questo piacere nel torturare ed uccidere con sadismo le sue vittime, mostrando al contempo, numerosi episodi di cannibalismo. L’attribuzione al genere “dominatori”, non può certo mancare al nostro serial killer in esame, in quanto, è riscontrabile in lei, la volontà di esercitare potere sulle proprie vittime, rafforzando in questo modo, la stima di sé, intesa come forza fisica e mentale, anche in compensazione delle difficoltà e delle miserie subite nella sua infanzia.

Tuttavia, la motivazione “guadagno”, è quella che a mio parere, ha principalmente mosso l’agire della Martì. Un’infanzia vissuta in povertà, che l’ha costretta ad accettare umili lavori, per poi darsi alla prostituzione, sono le cause, che con ogni certezza, hanno mosso la donna nel suo sadico e perverso agire, durato lunghi anni e causa di tante vittime, mostrando assoluta mancanza di empatia nei confronti di tante piccole vittime, da lei uccise con estrema freddezza e nella totale indifferenza, pur di realizzare gli ingenti guadagni che le hanno consentito di vivere agiatamente ed anche vicino a persone influenti, sino al tempo della sua reclusione.

(FINE)

Dr. Remo Fontana



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