I cippi miliari di Centumcellae. Testimonianza dell’Aurelia Vetus (parte1/2). A cura di Glauco Stracci – SSC

24 Gennaio 2021
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Senza entrare nel merito delle contestazioni ancora aperte di storia romana, riguardo le attribuzioni di coloro che regimentarono il cursus stradario, verso il 251 a.C., conquistata l’ Etruria etrusca, si volle congiungere Roma (Forum Boarium) con Caere (Cervetri). Nasceva così il primo tratto dell’ Aurelia Vetus, strada consolare il cui nome deriverebbe da un esponente della gens Aurelia, costei nel tempo tramite prolungamenti sarebbe arrivata fino in Gallia (Francia). Difficile è conoscere il suo esatto tracciato della Roma repubblicana e imperiale, per quanto al contrario da Pyrgy a Centumcellae possiamo affermare che l’attuale moderna SS1 Aurelia, ne ricalca il percorso. Le distanze dall’Urbe erano scandite dai cippi viari, cilindrici e pesanti due tonnellate, che distavano tra loro milia passum (mille passi), pari a un miglio romano (m 1478,5), termine sopravvissuto nell’odierno etimo di “cippo miliare”. Le distanze continuarono sempre ad essere scandite dalla corrispondente porta viaria nelle Mura Serviane a quella della città di arrivo, anche dopo che Augusto nel 20 a.C. eresse nel Forum, vicino il tempio di Saturno, un cippo le cui incisioni erano colmate di bronzo d’orato, il Miliarium aureum, per diventare il riferimento univoco di tutte le strade che portavano a Roma, da codesto deriverebbe l’ odierna esclamazione di “pietra miliare”. Nel tempo, per mantenere l’antico tracciato, i cippi miliari dell’ Aurelia Vetus furono sostituiti. L’ultima esplicita testimonianza fu durante lo Stato Pontificio, sotto PIO IX, nel 1856 per il passaggio della ferrovia Roma-Civitavecchia e la costruzione del nuovo ponte sul Riofiume di Santa Severa. I cippi, nel tratto considerato, indicavano la distanza totale di 47 miglia (ca. 71 Km), misurata dall’entrata meridionale del porto di Civitavecchia, antica Centumcellae, all’ attuale Porta San Pancrazio di Roma, esattamente uguale a quella riportata nella Tabula Peutingeriana. Oggigiorno di tali pietre miliari ne rimangono soltanto 15 fino a Ladispoli. Il cippo, lungo cm 220, era un parallelepipedo quadrangolare la cui prima parte era conficcata nella terra (cm 50×100), mentre quella esposta, era rastremata per essere di lato minore (cm 40x40x120), infine superiormente terminava con forma piramidale, utile per gli allineamenti sul ciglio stradale, nonchè a ricordo della groma. Ogni cippo aveva inciso due facce con “VIA AURELIA ROMA / VIA AURELIA CIVITAVECCHIA” a seconda della direzione (verso Roma/verso Civitavecchia ) con i numeri romani indicanti la distanza, preceduti dalla lettera M (miglia), inoltre la somma delle distanze, nei due versi di percorrenza, era sempre XLVII.
G. STRACCI-SSC

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