Unione Inquilini ha consegnato una lettera appello al Sindaco Ernesto Tedesco e all’Assessore ai Servizi sociali Cinzia Napoli.

A tale proposito il responsabile dell’Unione Inquilini di Civitavecchia ha dichiarato:

Siamo estremamente preoccupati per la condizione della sofferenza abitativa. In Italia, 150 mila famiglie sotto sfratto esecutivo, 650 mila in attesa di una casa popolare, senza una risposta.

Nella nostra città coloro che vivono situazioni abitative precarie aumentano ogni giorno, aumentano le segnalazioni di sfratti a seguito dell’impoverimento di famiglie che non possono pagare gli affitti e i mutui. Vanno ad allungare l’elenco della graduatoria  di coloro che aspettano la casa popolare. Oggi sono collocati in graduatoria quasi 700 aventi diritto.

La situazione sta diventando drammaticamente insostenibile per larghi strati di popolazione, mentre le istituzioni, Regione, Comune ed Ater latitano e non mettono in campo iniziative pubbliche per far fronte ai bisogni sociali sempre più urgenti della popolazione. Nel corso dei tre anni passati sono stati assegnati solamente tre alloggi di edilizia popolare.

In altri casi gli inquilini sono costretti a vivere in situazioni di disagio abitativo per mancanza di manutenzioni ordinarie e straordinarie degli edifici più vecchi, come negli alloggi di via Betti o nel caso della palazzina di via XVI settembre per cui gli assegnatari attendono da oltre tre anni la ricostruzione del fabbricato.

Sulle realizzazioni di nuovi alloggi (25 appartamenti a S. Gordiano) e sui progetti finanziati con i fondi PNRR (14 milioni di euro per la rigenerazione urbana a S. Liborio) non c’è nessuna trasparenza, né confronto , né coinvolgimento neppure dei diretti interessati.

Eppure esiste un patrimonio immobiliare pubblico e privato lasciato in abbandono e nel degrado, che invece potrebbe essere recuperato e destinato per il fabbisogno abitativo a canone sociale: grandi edifici in centro urbano, pubblici (complesso ex “carcerette”, ex caserma Stegher, ex presidio militare) e privati (area industriale Italcementi).

In questa situazione già insostenibile, si aggiunge l’aumento per le spese alimentari che viaggiano oltre le due cifre percentuali e che si abbattono in maniera proporzionalmente più elevata sui redditi bassi e medi e l’incremento esponenziale delle bollette energetiche, insostenibili per milioni di famiglie.

Ci siamo rivolti al Sindaco e all’ Assessore nella loro responsabilità di garanti della salute pubblica.

Abbiamo chiesto impegni concreti per impedire sfratti che violano i diritti umani e per i quali non è praticabile il passaggio da casa a casa:

Abbiamo chiesto di intervenire direttamente presso il governo nazionale e quello regionale per due stanziamenti straordinari diretti ai comuni e agli IACP ATER: il primo per poter acquisire o prendere direttamente in locazione gli alloggi liberi degli Enti Previdenziali e degli altri enti pubblici per garantire il passaggio da casa a casa e il secondo per poter assegnare i 50 mila alloggi ERP, oggi vuoti.

Abbiamo chiesto misure immediate di sostegno per le bollette e per interventi strutturali che ne impediscano o limitino gli aumenti (per esempio, l’azzeramento dell’IVA), nonché la tassazione al 100% degli extraprofitti delle imprese. Abbiamo chiesto che, in ogni caso, non siano consentiti distacchi di luce e gas, dovuti agli aumenti, in quanto si tratta di servizi necessari per la sopravvivenza e perché siamo di fronte a forme di morosità incolpevole.

Abbiamo chiesto, infine, misure strutturali per un piano casa di aumento di alloggi a canone sociale con il recupero e il riuso del patrimonio pubblico e privato vuoto e abbandonato, nonché un grande investimento pubblico per le “comunità energetiche”, in cui cittadini e attività economiche di prossimità possano unirsi per produrre, consumare e gestire in proprio energia da fonti rinnovabili in impianti locali.

Il 5 Novembre, saremo tutti a Roma per la manifestazione nazionale contro le disuguaglianze e per la giustizia sociale e ambientale.

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