marina ricci

Tarquinia. La laurea di Marina Ricci con 110 e lode

22 dicembre 2016

“Impegno, volontà e costanza, gli ingredienti giusti per il raggiungimento di qualunque obiettivo, a qualsiasi età”. Così si esprime la tarquiniese Marina Ricci, che nei giorni scorsi ha conseguito la laurea magistrale in “Programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi”, presso l’ateneo di Roma Università Lumsa, “Libera Università Maria Santissima Assunta”, con votazione 110 con lode.

La studentessa tarquiniese ha discusso la tesi in Antropologia Pedagogica, con il titolo “La proposta educativa montessoriana in una società multiculturale”, relatore la professoressa Paola Trabalzini e correlatore la professoressa Maria Cinque.

“Sebbene il linguaggio odierno dell’interculturalità sia assai diverso da quello parlato agli inizi del ‘900 da Maria Montessori – commenta Marina Ricci – i suoi contenuti, sono ancora attualissimi. Lo studio “scientifico” del bambino, del suo sviluppo, della sua crescita, lo studio della sua educazione per realizzare un bambino “nuovo”, capace di costruire un uomo “nuovo” per la creazione di un mondo migliore, fatto di solidarietà, cooperazione, rispetto, dove si realizzi  l’inclusione di ogni forma di diversità, nella valorizzazione di ogni essere umano.

Questo era ciò che voleva Maria Montessori, la cui figura è tanto conosciuta per quell’immagine sulle nostre care 1000 lire, quanto la cui opera è stata per tanto e troppo tempo dimenticata.

E’ l’infanzia la giusta direzione di marcia, solo quell’operaio divino, come Maria Montessori scriveva parlando del bambino, possiede il grande potere di realizzare una società veramente interculturale, in cui l’accoglienza in tutte le sue forme, sia costituita di fatti concreti e non strumentalizzata per esprimere grandi gesti e grandi parole.

Ho scritto questa tesi – conclude Marina Ricci – perché ho condiviso sin dall’inizio il pensiero montessoriano, approfondendone le letture e gli strumenti che la grande pedagogista ci ha lasciato, divenendo sempre più convinta che se il Metodo fosse reintrodotto a pieno ritmo nella scuola, soprattutto dell’infanzia, potremmo ancor più ragionevolmente definire la nostra scuola “buona”.

 

 

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