Wanna Marchi, la figlia e il mago

10 Luglio 2015

La puntata del 27 novembre 2001 del programma televisivo Striscia La Notizia, sulla rete Mediaset Canale 5, è di quelle che fanno fare un sobbalzo sulle sedie agli spettatori. In uno dei servizi si affronta un tema molto delicato: Wanna Marchi, una notissima televenditrice, nonché attrice e personaggio noto al grande pubblico, sarebbe coinvolta in una serie di truffe legate a quello che potrebbe essere definito come il mercato dell’occultismo. Wanna Marchi ha cominciato la sua carriera professionale come estetista, per poi passare, con grandi e particolari capacità comunicative, alle televendite, fino a diventarne l’indiscussa regina nazionale. Nel 1990 ha già subito una disavventura giudiziaria per bancarotta fraudolenta per il fallimento di un’attività commerciale legata a un profumo ed ha scontato alcuni mesi di carcere. L’inchiesta mandata in onda il 27 novembre 2001 ha preso l’avvio dalla segnalazione di una signora di Milano che, anziché rivolgersi alle Forze dell’Ordine, ha cercato l’aiuto del notissimo telegiornale satirico ideato da Antonio Ricci per denunciare una truffa ai suoi danni. Gli spettatori che assistono alla puntata del programma sono dodici milioni. La Guardia di Finanza, in base a quanto trasmesso in televisione, su disposizione della Procura della Repubblica di Milano, avvia un’indagine che porta a un intervento, con perquisizione, nella casa di Wanna Marchi e nelle sedi della società riferibile alla venditrice televisiva, alla figlia Stefania Nobile e al brasiliano Mario Pacheco Do Nascimento, sedicente mago. I tre, che erano titolari della società Asciè s.r.l., con sede in Milano vengono raggiunti da un avviso di garanzia con l’ipotesi di reato di truffa, estorsione e associazione per delinquere. I prodotti in televendita erano dei numeri indicati come “vincenti” da giocare al lotto, che costituivano il primum movens per le successive fasi di una truffa che trovava le sue ragioni nella credulità degli interlocutori. Il caso, in verità, era già stato sollevato sei anni prima sempre da Striscia La Notizia, dietro segnalazione dell’associazione Telefono Antiplagio, ma all’epoca nessuno ritenne di dover intervenire. Lo scoop trasmesso il 27 novembre 2001, però, è troppo preciso e dettagliato per non dare innesco ad un’azione giudiziaria nei confronti della Marchi dei suoi collaboratori, anche perché contiene registrazioni d’indiscutibile valore probatorio. La signora che ha contattato il programma, infatti, sta al gioco del mago Do Nascimento, compera tre numeri “fortunati”, che riceve assieme a una bustina di sale per la cifra di 300.000 lire, gioca i numeri che, ovviamente, non risultano vincenti, poi ricontatta il brasiliano per protestare . Quest’ultimo le comunica che lei non ha vinto in quanto è vittima di “un terribile malocchio”. La presenza di tale maleficio è accertabile sciogliendo la bustina di sale inviatale con i numeri in un bicchiere d’acqua: se la sostanza non si scioglierà completamente è segno che il malocchio è operante. Ovviamente, il quantitativo di sale inviato è stato scelto opportunamente per non sciogliersi in un bicchiere d’acqua e lasciare evidenti sedimenti. La signora, a questo punto, telefona nuovamente al “mago” che le propone un rituale per togliere il malocchio, alla cifra di 4 milioni di lire. La signora prende tempo, ma viene raggiunta da una serie di insistenti telefonate cariche di minacce “occultistiche” circa i pericoli per la salute sua e dei suoi familiari se non effettuerà il rituale liberatorio propostole. A questo punto, entra in scena anche Stefania Nobile, figlia di Wanna Marchi, che, per forzare la scelta della donna, le augura tutto il male del mondo e l’insonnia per tutta la vita. Tutte le fasi della vicenda vengono registrate da Striscia La Notizia e costituiscono la trasmissione da cui prende il via tutta una serie di denunce di altre persone truffate con la stessa tecnica. È uno spaccato di un’Italia dove la creduloneria di sapore medievale attecchisce ancora in maniera sorprendente. Vanna Marchi e i suoi collaboratori, d’altra parte, sanno individuare i loro possibili clienti. Wanna Marchi e i suoi collaboratori, d’altra parte,  sanno individuare i loro possibili clienti. Si tratta, in genere, di donne di età matura, di condizioni economiche medio-basse, che vivono situazioni familiari ed esistenziali molto problematiche, a volte critiche. Queste persone hanno caratteristiche di personalità ben precise e  sono tendenti culturalmente e per convinzione a credere alla magia e  a ritenere che, tramite rituali e percorsi occultistici,  si possano risolvere i casi della vita sia riguardo l’amore, che la salute e  la fortuna. Una volta agganciati da Wanna Marchi e dai suoi collaboratori,  entrano in un vortice di paure  e di angoscia da cui è difficile uscire e si ritrovano a pagare, spesso ben oltre le loro reali possibilità economiche, per entrare in possesso di bustine di sale “attivato” e di rametti d’edera “indispensabili ai rituali”, che non hanno nessun valore né magico, né commerciale. La  Procura della Repubblica di Milano emette un ordine di custodia cautelare per  il clan di Wanna Marchi in cui si legge testualmente “…la condotta degli indagati si connota in termini di massima spregevolezza e delinea una personalità assolutamente negativa, assoluta amoralità, insensibilità ai valori del vivere civile…”. Wanna Marchi e la figlia vengono ristrette nel carcere di Milano San Vittore, mentre il sedicente “mago”  Do Nascimento riesce a far perdere le proprie tracce. Gli inquirenti cercano le ingenti somme accumulate in anni e anni di truffe ed estorsioni. Si parla di un patrimonio che ammonterebbe a 63 miliardi di lire spalmato in conti correnti presenti in banche della  Repubblica di San Marino e in beni immobili. Va precisato che nella vicenda vengono coinvolte anche  le seguenti persone: Francesco Campana, convivente della Marchi;  Emilia Beniamino, coordinatrice degli operatori telefonici e dei corrieri della Asciè s.r.l. ;  Flora Manzo,  nota anche come “maga Dafne”, centralinista ritenuta dagli inquirenti molto esperta nell’attuare sia le truffe che le estorsioni telefoniche, prospettando ai clienti imminenti disgrazie che si sarebbero potute evitare con speciali rituali di magia, per i quali bisognava versare ingenti somme di denaro. La Beniamino e la Manzo, interrogate, ammettono e confermano, sostanzialmente, tutte  le contestazioni fatte dagli inquirenti e chiariscono gli snodi e i meccanismi dell’intera organizzazione. Il processo a Wanna Marchi diventa un evento mediatico ed è ripreso per intero dalla trasmissione RAI Un Giorno in Pretura. Al termine del lungo iter giudiziario, il 5 marzo 2009, Wanna Marchi viene condannata con sentenza definitiva a nove anni e sei mesi di carcere e la figlia a nove anni e quattro mesi,  entrambe per essere state riconosciute colpevoli del reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa. Sempre per i medesimi reati è condannato a tre anni  di reclusione anche il “mago”  Mario Pacheco Do Nascimento, ancora latitante.

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