TideiDal Consigliere Comunale Pietro Tidei riceviamo e pubblichiamo
“Caro Sindaco,
le scrivo perché credo di avere a cuore come tutti i civitavecchiesi Casa Santina che prima ancora di essere una pratica burocratica è l’ospitalità di cui la città si dimostra capace nei confronti dei suoi anziani.
Da quello leggo su “La Provincia” ho maturato due convinzioni. La prima è che Lei non abbia mai messo piede a Villa Santina. La seconda è che sia in grave ritardo sui suoi “studi” da sindaco.
Penso dunque che Lei,  non abbia mai toccato con mano lo stato di degrado in cui versa l’impianto, tenendosi a distanza di sicurezza da chi chiede assistenza ed accoglienza. A Villa Santina invece anziani e parenti quotidianamente si misurano con la vita reale all’interno di  un edificio che rende loro la vita difficile sotto il profilo della igiene  igienico e della sicurezza.
Sui blog che lei frequenta non c’è l’odore della vecchiaia, quell’odore che avverte appena entra a Villa Santina. Quindi prima cosa accetti un consiglio: esca dal blog per favore e vada a farsi un giretto a Villa Santina.
E veniamo alla seconda questione.  Per riqualificare la struttura il mio governo aveva scelto di ricorrere al  project financing,  strada che Lei giudica troppo “lunga e fantasiosa”. Sostiene  di preferire la procedura di concessione a norma del Codice dei Servizi perché “più breve” e sfoggia su questo giornale “freschi studi” in materia sciorinando “l’art. 37 bis della L.109/1994”.
Vedrà che continuando a studiare si accorgerà che esiste  l’art. 153 D.Lgs 163/06 , modificato dal D.lg. 70/2011 e del Decreto del fare D.Lgs 98/2013.
Ha ipotizzato dunque una strada sbagliata e una procedura che non c’è più. Ma che comunque non è affatto più breve.
Servono infatti un progetto , un piano finanziario , un’ analisi costi e benefici da cui derivare un canone da mettere  a gara, un programma-obiettivo  di cosa si  intende per servizio socio-assistenziale.
Tutti elaborati dei quali  Lei non è ancora in possesso.
Ma, senza conoscere a fondo Villa Santina, i problemi dei suoi ospiti e del suo personale, come fa a comprendere e a redigere in breve tempo un appalto pubblico così articolato?
Come può affrontare un piano economico gestionale da mettere a gara se non ha un progetto socio-sanitario. Per cosa? Per migliorare la gestione? E scoprire poi alla fine che  in un appalto di servizi e non di opere  (art. 30)  continueranno a mancare impianti elettrici a norma, rampe per handicappati adeguate  oppure  bagni per diversamente abili in misura sufficiente, di camere di degenza a norma con i parametri ASL e cos via .
Ed infine: con quali soldi? Che cosa ha messo nel Piano triennale delle opere per rendere attuabile il progetto? Nulla. Con quali soldi? I proventi derivanti dalle autorizzazioni edilizie  (legge Bucalossi)? Finora un numero vicino allo zero. Quindi o lei ha in mente che una pioggia di cemento (e conseguentemente  d’oro) coprirà di qui a  breve la città o tutto continuerà come oggi: zero permessi edilizi, zero ricavi dalla Bucalossi e zero opere pubbliche.
Veda studente-sindaco, il Suo Piano Triennale delle Opere Pubbliche non è niente altro che l’ennesimo forviante inganno.
La città è allo stremo ed  ha bisogno di lavori,  di imprenditorialità di economia tangibile. E’ lontana dalla disquisizione  se è meglio una concessione di servizi o un project . 
Ma soprattutto i nostri vecchi aspettano risposte concrete. E non possono attendere.”
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