Il vice presidente Maurizio Leoncelli

Università Agraria di Tarquinia, la coltura della paulownia una scommessa vinta

8 Giugno 2015

Con l’arrivo dell’estate impressionante la ripresa vegetativa del campo sperimentale di paulownia sito in località Vallilarda. Un progetto che vede insieme Università Agraria di Tarquinia e il Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca. La pianta a rapido accrescimento, che produce legno pregiato e con utili importanti dal punto di vista economico garantiti contrattualmente, si conferma adatta al clima e ai terreni di Tarquinia. “Il sopraluogo effettuato sabato scorso ha dato esito sorprendente. – spiega il vicepresidente Maurizio Leoncelli. – Le piante messe a dimora a ottobre 2014 dell’altezza di circa 15 cm, dopo il fermo invernale, hanno ripreso con vigore la loro crescita giungendo a un’altezza media dell’impianto tra i 50 e i 60 cm. Elevata anche la percentuale di attecchimento, su 1200 piante totali messe a dimora su una superficie di due ettari, sono appena cinquanta quelle che devono essere reimpiantate. Un risultato che ha meravigliato anche i tecnici agronomi. Non possiamo che esprimere soddisfazione. Fondamentale il ruolo dell’Università Agraria per rendere possibile la sperimentazione di simili impianti, in un momento in cui il comparto agricolo ha più dubbi che certezze e ha la necessità di diversificare le coltivazioni. Al netto di facili illazioni e polemiche gratuite, le risposte avute confermano la serietà dell’operazione in atto. La paulownia, per contratto, con la società che detiene il brevetto, garantisce utili pari a circa 90.000 euro nei dieci anni di utilizzo, scaglionati in cicli produttivi di tre anni, con costi limitati in riferimento alla gestione e alla piantumazione iniziale. Positivo anche il coinvolgimento nel progetto sia di altri partner istituzionali quali il Consorzio di Bonifica della Maremma Etrusca, quanto di giovani imprenditori agricoli confinanti con l’impianto, che hanno scommesso con noi su questa novità, che in Toscana e a Montalto di Castro sta già dando risposte importanti. I dati di questa sperimentazione saranno un’utile piattaforma per la programmazione di altre aziende agricole, che sceglieranno di guardare a questo tipo di produzione”.     

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