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«Noi siamo i promotori. Ci siamo presi l’onere e l’onore di portare avanti il nostro obiettivo: informare tutti. Credo che Civitavecchia risponderà bene. Questi quesiti incidono profondamente sul nostro tessuto sociale». Con queste parole Mario Michele Pascale ha presentato la delegazione civitavecchiese della campagna nazionale “Cambiamo noi” e hanno apposto le prime firme.  Oltre a Pascale fanno parte del comitato fondatore: Marco Coccia, Massimo Mazzarini, Fulvio Aquino, Patrizio Paolinelli e Ismaele De Crescenzo.

Mario Michele Pascale spiega i motivi che hanno spinto lui e gli altri membri del comitato ad unirsi, «abbiamo deciso di essere della partita perché il referendum è il massimo strumento della partecipazione popolare. Come il referendum sul divorzio e l’interruzione volontaria della gravidanza hanno cambiato la società italiana, anche i punti portati avanti dal comitato “Cambiamo noi” hanno un effetto decisivo per i cittadini».  I cinque quesiti presentati riguardano il divorzio breve, la questione degli immigrati, il tema delle droghe leggere, l’8 per mille e il finanziamento pubblico ai partiti.

Per quel che riguarda il divorzio breve, l’obiettivo del comitato referendario è quello di eliminare l’obbligo dei tre anni di separazione prima di poter chiedere il divorzio. In tal modo si ridurrebbero non solo il carico sociale ed economica che grava pesantemente sulle famiglie e sull’intero mondo giudiziario. Altro punto del comitato è quello relativo al binomio lavoro e immigrazione. “Cambiamo noi” vuole abrogare il reato di clandestinità e tutte quelle norme discriminatorie che penalizzano il regolare soggiorno e i rapporti di lavoro dei cittadini stranieri. Altro tema, già trattato in passato, riguarda il finanziamento pubblico ai partiti per il quale il comitato referendario propone una riforma dello Stato per cui  si garantiranno i servizi, come ad esempio i luoghi per le riunioni,  mentre i partiti verranno finanziati esclusivamente dai singoli cittadini che decidono di farlo. «Gli ultimi due quesiti – commenta Pascale – sono quelli che stanno più a cuore al comitato locale e riguardano il tema delle droghe leggere e l’8 per mille».  «Nel primo caso –  spiega Massimo Mazzarini – non si propone la liberalizzazione delle droghe leggere, ma semplicemente di eliminare la pena detentiva per fatti di lieve entità». Il problema risale al DPR del 1990  numero 309 che prevede la pena detentiva da uno a sei anni, trasformati in una pena da sei a venti anni di carcere dalla legge Fini-Giovanardi. Il risultato è che un ragazzo che ha fatto uso di droghe leggere viene considerato al pari di un consumatore di droghe pesanti o addirittura di uno spacciatore. Infine, ma non per importanza, la questione dell’8 per mille, illustrato da Fulvio Aquino. « Ogni anno il 60% degli italiani non indica, nella propria dichiarazione dei redditi, a chi destinare l’8 per mille. In teoria i soldi dovrebbero andare allo Stato, ma in pochi sanno che in realtà vengono ripartiti in base alle scelte della maggioranza. Capita quindi che a ricevere parte di questo denaro sia la chiesa cattolica. Con il referendum si chiede che questa quota non dichiarata rimanga a disposizione dello Stato» ha poi concluso Aquino.

Anche Ismaele De Crescenzo si è pronunciato in merito alla sua adesione al comitato « ho accolto volentieri l’invito dei promotori. Sono d’accordo sulla depenalizzazione dell’uso di droga, che non fa che aumentare il numero dei detenuti. Per un semplice uso si va in carcere. I referendum non hanno grande visibilità, quello dell’8 per mille non lo conoscevo».

Infine Marco Coccia ha indicato il primo appuntamento per la raccolta firme: sabato 3 agosto, presso largo Marco Galli a partire dalle ore 21. «Lancio un appello ai giovani – ha commentato Coccia – che sono tra i più colpiti dalla legge Fini – Giovanardi e alle famiglie per il dramma sociale che questa legge può provocare. 

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