Ti ricordi Syd? Mike Oldfield

15 Marzo 2015

Un tubo di gomma arcuato che ricorda vagamente un nodo marinaio, un’immagine che sara’ per sempre associata a Mike Oldfield. Chitarrista, polistrumentista, dopo aver inutilmente girovagato per editori alla ricerca di un contratto per la pubblicazione di un disco, nel 1973 incontra Richard Branson abile commerciante di dischi. Forse proprio per accontentare l’amico, Branson fondò una casa discografica destinata a diventare grande, la Virgin Records. Il primo numero uno della neonata etichetta fu proprio il primo lavoro solista di Mike, Tubular Bells. Ancora oggi grande enigma del rock, genialità o semplice operazione commerciale, muzak, come allora andava di moda definire i prodotti musicali creati appositamente per le classifiche. L’abilità tecnica è fuori discussione e la collaborazione con Kevin Ayers lo dimostra, ma quelle frasi melodiche concatenate tra loro lasciavano grandi perplessità. Probabilmente a trarre in inganno era la grande semplicità sonora, in fondo il rock era ancora in piena fase “progressiva” e la semplicità veniva letta come difetto, come un limite ma non certo un pregio. Di certo, però, l’impatto sonoro è di grande efficacia e il successo clamoroso del disco lo certifica. Un successo strano, perché non immediato ma graduale. Restò in classifica per anni in tutto il mondo. A volte cominciava a scendere di posizione ma poi immancabilmente risaliva. Merito di un’attenta campagna di marketing ma anche del grande traino avuto con il film L’Esorcista del 1975 che aveva nel tema musicale trainante proprio la parte iniziale. Le campane risultano un grande lavoro artigianale di cesello, ci sono i temi melodici collegati tra loro con abili incastri, termina uno preparando il campo all’altro. Tutti gli strumenti sono suonati da Mike con il ricorso a numerose sovraincisioni. Sul finire della prima facciata un cerimoniere Viv Stanshall chiama uno alla volta tutti gli strumenti fin lì usati invitandoli a riprendere il tema principale. Alla fine arriva la volta delle campane tubolari per una chiusura di prima parte maestosa ed imponente. Poi la seconda parte con musica più diluita e monotona ma che davvero in pochi hanno ascoltato più di una volta. Qualcuno ha avvicinato T.B. al Bolero di Ravel del qual in effetti ne ricorda la costruzione, ma l’accostamento, e nel contempo il complimento, migliore che si può ipotizzare è quello con Atom Heart Mother, beh si, insomma … si parla solo di accostamento …. Oggi l’ascolto risulta ancora estremamente piacevole, molto meno, anzi forse da evitare, tutte le riedizioni pubblicate durante gli anni, Tubular Bells II, III e IV, la versione orchestrale, quella celebrativa. La carriera di Oldfield ha avuto anche altri buoni spunti, alcuni dei quali davvero consigliabili quale l’album di canzoni Crises, con le due perle Moonlight shadow e Foreign Affair cantate da Maggie Rilley, e l’album vagamente celtico Island, suonato con l’amico Ayers e con la voce di Bonnie Taylor. Certo il rischio per Mike Oldfield di essere ricordato solo come Mr. Tubular Bells è alto ma comunque ottimamente retribuito tenuto conto che da molti anni il nostro se ne sta al sole dei Caraibi con ogni comodità e il conto in banca sempre pieno. Ogni tanto torna, un disco, qualche concerto, qualche collaborazione e poi via di nuovo costume, infradito, cappello di paglia, occhiali da sole in attesa del prossimo ritorno. Un vecchio film si chiedeva per chi suonasse la campana; a Mike Oldfield di certo si, soprattutto se tubulari.

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