Ti ricordi Syd? Jesus Christ Superstar

15 Aprile 2015

Che anno quell’anno. Correva il 1973, per noi ragazzotti ormai adolescenti, un periodo di grande euforia. Ogni giorno una cosa nuova, ogni giorno una scoperta. I più svegli avevano già iniziato a prendere confidenza con certe arti fisiche autonome che noi pensavamo segrete.  Addirittura i più audaci iniziavano con i primi scambi che oggi definiremmo di “genere”, sia chiaro niente di serio, qualche bacio, una strusciatina rubata spesso seguita da uno schiaffo e niente di più, ci mancherebbe altro, del resto di ragazze in giro dopo le 6 di pomeriggio nemmeno l’ombra neanche d’estate.  Il mondo sociale era in fermento, studenti e operai in ribellione, le donne impegnate nelle loro lotte per la parità. C’era ovviamente la crisi economica con l’austerity ma quella in fondo non manca mai. Per uno strano destino tutto italiano, l’unica cosa uguale e comune ai giorni nostri era la politica. Allora come oggi governava la DC, scandali e corruzione la facevano da padrone, il mondo era dei furbi, disonesti, parassiti e raccomandati ma il popolo – tutto sommato – coglione solo fino a un certo punto perchè in fondo il benessere era esteso quasi a tutti.Ma il 1973 è stato l’anno di grandi dischi, The Dark Side of the Moon su tutti, ma anche Selling England By the Pound, Houses of the Holy, Larks Touges in Aspic, Yessongs, The Six Wives of Henry VIII, Il mio Canto Libero. Una vera grande straordinaria stagione musicale per chi come noi passava molti pomeriggi a mettere dischi sul piatto e ascoltarli, riascoltarli per poi rimetterli di nuovo. Non era come oggi che se si vuole si può ascoltare di tutto con scelte praticamente infinite. Al tempo ogni album costava 3.500 lire, una cifra enorme per noi ragazzi studenti che vivevamo di mancette settimanali, per questo le nostre discografie soffrivano di povertà. Ma avevamo un rimedio formidabile. I dischi ce li scambiavamo con gli amici e molto spesso, con la scusa dei compiti, ci si riuniva a casa di qualcuno per… studiare! In ogni classe o comitiva c’era sempre l’amico un po’ più fortunato. Quello che poteva permettersi persino l’acquisto di costosissimi album doppi. Chi riusciva ad avere addirittura il prezioso e costosissimo (6.800 lire) Made in Japan dei Deep Purple era considerato una specie di idolo e la mattina a scuola c’era la fila al suo banco per farsi invitare a casa. Io devo dire ero fortunato perchè quell’amico ce l’ho avuto per 5 anni compagno di banco, ero privilegiato e in qualche modo avevo anche i miei 5 minuti di celebrità visto che a volte potevo decidere chi invitare.  Ma quell’anno uscì un altro album doppio che fece impazzire tutti e che contribuì non poco a far salire ancora di più le quotazioni dell’amico ricco. Jesus Christ Superstar album doppio colonna sonora dell’opera rock composta da Andrew Lloyd Webber con testi di Tim Rice. Quanti pomeriggi passati ad ascoltarlo a commentarlo a raccontarsi per l’ennesima volta le scene viste al cinema del film che ogni giorno cambiavano nella nostra memoria e che diventavano ogni volta più belle tanto non c’era nessun VHS o You Tube a poter smentire quelle illusioni. La prima rappresentazione teatrale risale al 1970 con un improbabile Ian Gillan nelle vesti di Gesù Cristo. I suoni decisamente più rock fecero presa sui sapienti critici musicali pronti invece quasi a deridere l’edizione cinematografica dove i suoni sono più gentili, curati e meglio arrangiati. L’opera racconta la passione di Cristo (Ted Neeley) attraverso la visione di Giuda (un meraviglioso Carl Anderson che ben più fortuna avrebbe meritato). I messaggi di giustizia, pace, rivoluzione giovanile tipi dell’epoca, ci sono tutti. Film e disco riscossero successi clamorosi e anche l’edizione teatrale rimase per decenni in cartellone nei maggiori teatri di Broadway e di Londra.
Esiste anche una riuscitissima versione italiana che viene riproposta con regolarità ad ogni stagione. Un lavoro ottimo che non fa rimpiangere l’originale, meritevole di essere visto.Della musica vorrei dire poco, solo invitarvi ad ascoltare il disco con occhi e mente calati nei ricordi di tanti anni fa. Un atteggiamento necessario, diversamente si potrebbe correre il rischio di sottovalutare pezzi che ascoltati con l’orecchio di oggi potrebbero risultare scontati, quasi banali. Per i più giovani una bella occasione di “entrare” nei gusti e nei vissuti dei genitori. In ogni caso ci sono alcuni passi indimenticabili, epici. La terza facciata dell’album ascoltata ancora oggi prende, emoziona e commuove tale e tanta l’intensità e la bellezza della musica e delle parole. Siamo all’ultima cena, alle discussioni con Pietro, ai dubbi di Cristo e al drammatico dialogo con il Padre che chiede la morte del figlio per salvare l’umanità. Ottime le performance di Yvonne Elliman già presente nella versione rock e poi nota per la presenza di un suo brano nella colonna sonora di Saturday Night Fever e del citato Carl Anderson nell’iniziale Heaven On Their Minds.

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