“Il vero nocciolo della questione è che la piccola-media impresa commerciale non è più in grado di sostenere i costi, sempre in continuo e smisurato aumento di servizi che, per altro, lasciano anche molto a desiderare per la loro “qualità”. A parlare e’ il Presidente della Confcommercio di Civitavecchia, Vincenzo Palombo, che lancia l’allarme sulla disperata situazione del settore alla luce della gravissima crisi economica complessiva, in atto da anni, e dalla continua richiesta di tasse e gabelle che arriva dal Comune. Per Palombo non si tratta dunque di voler o non volere pagare, come non si è mai trattato di voler strumentalizzare l’argomento a danno o a favore di una componente politica piuttosto dell’altra o di chissà quale altra recondita motivazione. Secondo il massimo esponente locale dei commercianti, l’unica grande verità è che con la crisi in atto ormai da diversi anni le aziende chiudono, perché soffocate da costi di gestione insostenibili. “Tasse, tributi e balzelli di ogni genere – incalza – non fanno altro che stringere sempre di più questo cappio. Chi ancora resiste è costretto a fare ” salti mortali”, a licenziare, pur di sopravvivere. La politica non può non vedere. Non può esserci miopia rispetto ad una realtà così evidente”. Nel suo intervento, il Presidente di Confcommercio sottolinea che non ci si può trincerare sempre dietro una sterile demagogia secondo cui le necessità dei bilanci pubblici vengono anteposti senza alcun rispetto al bilancio della singola azienda. Allo stesso modo, non si può più pretendere, né tanto meno sopportare l’idea che a pagare siano sempre i soliti noti, quando i veri poteri economici della città sono esclusi dal partecipare. Un riferimento, questo, che sembra chiamare in causa altri settori produttivi locali, primo fra tutti il porto. “Altrimenti – conclude Palombo – l’unica risposta possibile a questa situazione sarà quella della rivolta fiscale, semplicemente dettata dall’ impossibilità economica di fare fronte a tutti questi oneri, perché, per chi non lo avesse ancora capito, le aziende non hanno più liquidità, né possibilità di rifinanziarsi attraverso le banche, che da tempo hanno “chiuso” i rubinetti”.

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