reperti monte rovello

SSC. L’Abitato protostorico di Monte Rovello

26 Gennaio 2018
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(Rubrica a cura di Glauco Stracci – SSC)

Situato nel Comune di Allumiere, il Monte Rovello rappresenta un’importante testimonianza dell’età del Bronzo, inserito sul
crocevia dell’Arco del Mignone, il suo abitato fu individuato dal barone Adolfo Klitsche de la Grange nel 1885, interessato dal fatto
che nelle vicinanze aveva rinvenuto un ripostiglio di bronzi, tra cui due asce (la prima ad occhiello e la seconda ad alette),
oggi conservati presso il Museo Nazionale Preistorico Etnografico L. Pigorini di Roma. Gli scavi a più riprese furono invece eseguiti dall’ispettore onorario Odoardo Toti tra il 1965 e il 1970; questi rivelarono una cinta muraria a secco sulla mezza costa collinare con scopo forse sia difensivo che contenitivo, vista la scoperta di una piccola capanna del Bronzo Finale, corrispondente
alla Cultura Protovillanoviana che ebbe i suoi natali proprio qui sui Monti della Tolfa, dopo le scoperte del barone Klitsche, tanto che delle attuali tre facies due si riferiscono a questo territorio (Pianello, Tolfa e Allumiere). Ma la scoperta più importante
avvenne sulla cima della collina, dove fu individuata una grande capanna, incavata nella roccia vulcanica, del Bronzo Recente attinente alla Cultura Subappenninica, delle dimensioni di m. 15,25×7,65 su cui venne in epoca successiva, protovillanoviana,
installata una capanna rettangolare di m. 10,5 x 2,25 con il pavimento in argilla battuta. Di rilevante, oltre la perfetta continuità
abitativa fino all’epoca etrusca e le connessioni con i vicini insediamenti di Luni, San Giovenale e l’Elceto, furono due rilevanti
scoperte, attribuibili alla prima fase di occupazione, una tipologia inedita di fornello in terracotta (oggi denominata “tipo Monterovello”) che era utilizzato insieme a un bollitore per la lavorazione del latte e un frammento di ceramica micenea.
Il frammento fu una scoperta assai discussa, forse per l’incredula emotività del momento, ma la storia odierna, sia mediante l’approccio stilistico che attraverso l’analisi chimica (INAA), ha confermato essere miceneo del periodo tardo elladico (TEIIIC2),
uno dei pochi scoperti nel Lazio e, insieme agli altri, forse arrivato mediante scambi indiretti tramite l’Italia meridionale.

(Foto: Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria meridionale)



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