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SSC. La Roccaccia ovvero Castrum Ferrariae

30 Dicembre 2017
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(Rubrica a cura di Glauco Stracci – SSC)

La Roccaccia è una località nel Comune di Allumiere che prende tale nome per la presenza di un rudere di torre che nei
primi anni’90 (E.Brunori) fu identificato con l’antico borgo medioevale di Castrum Ferrariae, le ricerche svolte dalla collaborazione tra soprintendenza (ex-SAEM), Museo Civico di Allumiere, con le associazioni A.K. de la Grange e Civita Vetula, portarono anche alla scoperta di una Chiesa del tutto inedita. La torre di forma quadrangolare di lato 5 m resta per un elevato di ca. 13 m, costruita mediante conci squadrati di ca. 25 x 30 cm di roccia vulcanica locale, del tipo ignimbrite, non presenta  una perfetta opera isodoma, mentre il nucleo  cementizio, di malta calcarea, presenta clasti  di flysch. Lo spessore delle mura esterne era
comunque notevole, di ben 130 cm, mentre la  chiesa a pianta rettangolare con le dimensioni  di 7 x 15 m aveva le tipiche peculiarità campestri.  Storicamente la prima menzione di un Castri  Ferrari avviene in un documento del 1279  in riferimento a Giacomo Savelli, futuro Papa  Onorio IV, ma già nel 1416, col nome di Ferraria,  dalle decime del sale risulta avere non più  di 80 abitanti ed è posta tra le terre destructe  et inhabitate. Dal 1552 il borgo risulta essere  una semplice tenuta che sarà concessa, da papa  Sisto V, al Comune di Civitavecchia nel 1589.
Nel XVIII secolo risulterà addirittura indicata  come “Ferraria di Vacche” e a fasi alterne fino  al 1950 utilizzata come miniera per l’estrazione  della marcassite. La Chiesa dai saggi eseguiti rivela  un periodo di utilizzo che spazia dal X fino  alla fine del XV secolo, periodo in cui il sagrato  è utilizzato come cimitero, a indicazione che  l’edificio era in abbandono. I due leoni stilofori  posti all’entrata, insieme con i capitelli d’ispirazione  tardoantica, doppia corona con decorazione  a foglia liscia (crochet), datano l’edificio  di culto a quel romanico di transizione del XII  secolo. Ferrariae, come presuppone il suo stesso  nome, era quindi un antico borgo minerario  di epoca medioevale, d’altronde il luogo è ricco  di giacimenti di marcassite e limonite che furono
utilizzati, come già detto, anche in epoche  successive e che hanno cancellato le tracce più  antiche, lasciando così per questo luogo ancora  molti aspetti inediti, vista la mancanza di un  vero scavo archeologico sistematico. Il suo totale  abbandono, comunque, avvenne con tutta  probabilità durante la scoperta dell’allume e la  distruzione di Tulfa Nova nel 1471, città da cui
dipendeva in questo periodo. I materiali trovati  dalle ricerche sono oggi esposti presso il Museo  Civico di Allumiere.

 


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