gerusalemme

Sassi, pensieri in una mattina d’estate

28 Agosto 2015
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“L’odio non cessa con l’odio, in nessun tempo; l’odio cessa con l’amore:
questa è la legge eterna”
(Dhammapada I, 5)

Camminava calciando sassi. Sul quel sentiero polveroso che portava alla collina, sceglieva, con un colpo d’occhio, i più piccoli, facendogli fare lunghi balzi. Cercava di mandarli ogni volta più lontani, in una specie di gara con se stesso. Quella mattina d’estate, camminava come quando era piccolo. Sorrise. Un uomo fatto, di ventotto anni, che cammina come un bambino! Questo gli avrebbe detto sua madre con il dito puntato e il sorriso sulle labbra. Camminava pensieroso. Non avrebbe dovuto esserlo. Sapeva di essere in un’età splendente, sapeva di piacere. Più di una ragazza del centro sospirava al vederlo arrivare al negozio di famiglia. Il suo sorriso, la sua gentilezza ma anche quella sua aria seria e assorta, quelle rughe sulla fronte che si formavano quando discuteva di questioni filosofiche, gli conferivano un tocco irresistibile per il gentil sesso.
Ma alla mondanità e alle piacevolezze dei locali cittadini, aveva sempre preferito lo studio e i viaggi. Recentemente era tornato dall’India. I colori splendenti e i profumi intensi di quelle regioni lo avevano frastornato. Però, più di ogni altra cosa, a segnarlo, erano state le parole e gli insegnamenti dei saggi che aveva incontrato. Parole bellissime; parole di pace e armonia. Non che fosse un ammiratore delle tante dottrine esotiche che pur facevano tanti proseliti, no anzi, conosceva a menadito i principi della propria religione; li conosceva e li rispettava, però li trovava distanti. Stava constatando un totale scollamento tra gli insegnamenti dei sacerdoti e la realtà. Erano concetti giusti e quando gli uomini avevano deciso di metterli per iscritto sicuramente erano stati vissuti nella pienezza e nella coerenza più profonda. Ora, però, non più.
In un mondo devastato dalla povertà, dalle guerre, dall’odio, dal disprezzo per il diverso, chi poteva fungere da guida morale preferiva occuparsi di potere e di politica, delegando a qualche anima candida il compito di alleviare le ferite della società. Aveva sentito tutto questo come un’ingiustizia, aveva capito che non avrebbe più potuto continuare a fare finta di nulla, a lasciare all’estemporaneità di una moneta data in carità l’aiuto ai più poveri, ai malati abbandonati nei loro ghetti, alle donne costrette a prostituirsi. Era arrivato il momento di rimboccarsi le maniche; di fare più che di parlare; era arrivato il tempo di dare l’esempio.
E’ arrivata l’ora, pensava mentre aveva iniziato a salire per raggiungere la sommità della collina. Sorrise di nuovo. Chissà, forse anche quello che stava per dire e per fare e che in quel momento gli appariva così dirompente e rivoluzionario, con il tempo, sarebbe diventato come tutte le altre cose:
una formula arida, qualcosa di istituzionalizzato, di svuotato, buono per le occasioni ufficiali e per nascondere tutta l’ipocrisia di cui l’uomo è capace.
No, non poteva essere, non lo sarebbe diventato. Stava per fare e per dire cose così straordinarie e temerarie che mai sarebbe stata la normalità affermarle.
Era arrivato il momento. Ormai da molti mesi, la notte, prima di addormentarsi con un testo in grembo, aveva sentito qualcosa dentro: l’ansia e, nello stesso tempo, la gioia di appartenere a un tutto vivo e pulsante.
Molte volte, all’alba, aveva guardato il cielo, contemplando le poche stelle ancora visibili che lasciavano il posto alla splendente forza del sole. In qual momento si sentiva felice. Percepiva che l’essere umano era parte del tutto, frazione del divino.
Si, era arrivato il momento. Intuiva che niente sarebbe stato più lo stesso.
Suo padre avrebbe capito ? Suo padre che fremeva per vederlo sposato e in carriera. E che dire di sua madre? Non aveva forse sempre desiderato un bel nipotino? Si doleva, in un certo senso, del dispiacere che gli stava per dare. Ma in cuor suo, era certo che un giorno avrebbero capito.
Arrivato in cima, il sole, ormai, era cocente. Si riparò sotto alcuni alberi e contemplò la città. La magnifica, grande e potente città. Ammirò l’imponenza degli edifici e la bellezza dei suoi giardini. Le vie principali erano tutte un fermento di uomini e mezzi in movimento. La città rimaneva ricca e piena di vita anche sotto il giogo di quella dura occupazione militare. Sapeva che il suo popolo avrebbe superato anche quella difficoltà. Contemplò ancora l’eleganza di quei palazzi e quella moltitudine indaffarata; rimase per qualche minuto a osservare quello spettacolo, poi decise di scendere. Ricordava di aver dato appuntamento ai suoi amici per una gita al fiume e doveva affrettarsi. Trotterellò incurante della calura. Imboccò la strada dove abitava e li scorse. Questi gli fecero dei segni con le mani e cominciarono a prenderlo in giro. Alla sua destra una donna anziana, appena uscita da una casa, stava faticando a trasportare alcuni ortaggi. Si offerse di aiutarla, doveva solo fare qualche metro fino alla casa della figlia. Arrivati a destinazione, la vecchina lo guardò e gli carezzò la guancia per ringraziarlo.
Le sorrise, baciandole la mano rugosa. Raggiunse gli amici.
“Quando ci farai la cortesia di essere puntuale a un appuntamento ?…Quando?
“Dobbiamo fare tutta la strada che sai e tu ti metti ad aiutare il mondo intero?” continuò David che era il più grosso e robusto dei quattro, poi toccò a Simon che prese a imitare una voce di donna: – Ho questa borsa piena di focacce e frutta ma è pesantissima…bel giovane barbuto e riccioluto potrebbe portarla lei?
Tutti risero guardando Simon che cercava di circuirlo con movenze femminili.
Eh si, che ci poteva fare? si domandò sorridendo; quelli erano i suoi amici!
Ora andavano tutti insieme al fiume per fare dei bagni e divertirsi qualche ora. Decise che, per quel giorno, avrebbe avuto pensieri più lievi.
Camminando, mentre ascoltava le sciocchezze che uscivano dalle bocche di quegli scellerati, Gesù, Figlio di Giuseppe e di Maria, riprese, con suo sommo gusto, a calciare i sassolini che incontrava sperando che ogni lancio fosse più lungo del precedente.



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