Dalla Minoranza del Partito Democratico di Santa Marinella Emanuele Piendibene, Giancarlo Ricci, Francesco Magliani, Nadia Feligioni, Marina Fornaro riceviamo e pubblichiamo.  “Le possibilità di vittoria erano altissime ma, purtroppo, anche in questa tornata elettorale il PD di Santa Marinella è riuscito a non cogliere la spinta propulsiva del vento che spirava dalla nostra parte. Abbiamo vanificato 5 anni di ottima opposizione senza riuscire a sfruttare l’inconsistenza della passata maggioranza e ‘bruciato’ gran parte della migliore classe dirigente del centro sinistra, attraverso una scelta politica suicida. Il nuovo sindaco (che, poi, è il ‘vecchio’ sindaco ) ha vinto con 4.745 voti, cioè con 542 voti in più della precedente volta: poche centinaia di voti che rappresentano il plus di nuovi ‘rapporti’ che l’amministrazione si è procurata in cinque anni di cattivo governo; l’opposizione è passata da 6.500 a 3.749 voti: questi 2751 voti in meno rappresentano la misura dell’incapacità dell’opposizione di trovare una proposta politica che potesse appassionare, canalizzando tutte le forze alternative a questo governo e parlare alla città intera. Siamo consapevoli che la responsabilità maggiore della politica attuata dallo pseudo centro sinistra (la Coalizione) è stata del Partito Democratico. Siamo, altresì, consapevoli che le ragioni della sconfitta sono molteplici: innanzi tutto l’impossibilità di discutere in modo sereno e costruttivo la proposta sostenuta (da un certo punto in poi, anche con arroganza) dall’allora capogruppo Mucciola e dal suo ‘governo ombra’; il rifiuto di modificare o rimodulare tale proposta alla luce delle eccezioni presentate all’interno e all’esterno del partito; la cecità di alcuni membri del PD che hanno visto in questa proposta lo strumento per soddisfare le proprie ambizioni personali. Questi gli ingredienti che hanno costituito il cocktail tossico che ha impedito di ragionare e determinare una politica di sintesi sensata e seria: una politica, cioè, vincente. Eppure una parte del PD ci stava provando. La proposta era di sedersi attorno a un tavolo con tutti i consiglieri di opposizione partendo da alcuni presupposti chiari: 1) Individuare una politica che unisse tutto il centro sinistra; 2) Individuare figure di riferimento ‘nuove’ che potessero rappresentare questa ‘nuova’ politica; 3) cercare, coerentemente, queste figure tra persone lontane da certi interessi, per non compromettere in alcun modo l’attendibilità della proposta presentata; 4) Unire le liste che rappresentavano la minoranza proponendo come sindaco dell’alleanza un candidato diverso da chi aveva concorso alla carica di sindaco – e non era riuscito – alla precedente tornata elettorale. Questo per non prestare il fianco a strumentalizzazioni politiche, puntualmente verificatesi. Queste erano le indicazioni suggerite dalla cittadinanza che si sarebbero, da lì a poco, rese palesi con le elezioni nazionali. Inoltre a nulla è valsa la disponibilità dell’unione della sinistra di proporre al Pd l’onore e l’onere di essere guida del centrosinistra, di esprimere quindi il candidato sindaco e di assumersi la responsabilità di indicare un progetto amministrativo di crescita per i cittadini. Queste politiche d’intenti sono state bocciate senz’appello dagli ex consiglieri comunali del Pd Mucciola, Bianchi e Benci, e da alcuni elementi del direttivo, primi tra tutti Spinelli, Carletti, Fratarcangeli. Tutto per perseguire a occhi chiusi e a orecchie serrate l’idea di andare alle primarie con l’Udc, contando sul fatto che, confermando i numeri della scorsa elezione, al secondo turno si sarebbe andati di sicuro. Tutti, poi, si sarebbero trovati costretti a scegliere fra due contendenti e il sindaco in carica ne sarebbe uscito certamente perdente. Che questa politica destasse molte perplessità e non fosse condivisa all’interno del partito, è dimostrato dal fatto che il gruppo consigliare del PD (Mucciola, Bianchi, Benci) è arrivato persino a ricattare il direttivo: o l’allora segretario (non allineato alla loro proposta politica suicida) si dimetteva, oppure loro tre si sarebbero dimessi dal consiglio comunale. Anche dopo le dimissioni del segretario, però, la linea politica non riusciva a passare e nonostante si sapesse che continuare su quella strada avrebbe portato alla sicura spaccatura del PD, della lista civica ACP e l’allontanamento della parte sinistra dall’accordo (tutte ipotesi che nelle discussioni ufficiali tra le delegazioni dei partiti erano state dette e ridette, ma che il governo oscuro dei consiglieri PD smentiva continuamente all’interno del direttivo), si andava alla votazione con un risultato di 10 a 6, con 5 assenti ed il nuovo segretario che si allineava al gruppo consigliare, sancendo, così, la spaccatura piuttosto che la ricerca di una politica condivisa. La minoranza del PD provava, comunque, a salvare il salvabile e chiedeva che le primarie fossero almeno a doppio turno per tutelare il più possibile il centro sinistra e non il candidato dell’Udc. Ma il candidato alle primarie del PD, facendo mostra di tutta la propria sagacia politica, seguito da buona parte del direttivo, riteneva che tale protezione fosse suggerita al solo scopo di farlo perdere e non per dare maggiori possibilità a chi doveva rappresentare il centro sinistra. Quanto esposto evidenzia che atteggiamenti come l’ambizione, l’arroganza, l’incapacità di ascoltare e la logica di non cercare un compromesso sono stati i maggiori responsabili degli errori politici del PD, errori che, purtroppo, a giudicare dai modi e dai contenuti degli incontri interni tenutisi successivi alle elezioni amministrative, la maggioranza del partito è pronta a perpetuare. Basti pensare che, alla richiesta della minoranza del direttivo di fare un passo indietro in vista delle prossime elezioni interne, il gruppo dirigente che ha guidato il Pd ha risposto “contiamoci al rinnovo del prossimo direttivo e vediamo chi è il più forte”. Bene, noi pensiamo che sia proprio da qui che NON bisogna ricominciare. Riteniamo che bisogna pensare, prima di tutto, a fare una politica che unisca, non una politica che vinca a colpi di maggioranza con promesse, ricatti, menzogne o tentando di screditare chi porta avanti idee differenti. Pensiamo che si debba trovare la stretta via di un accordo, magari alto: QUESTO significa fare politica. La tutela dell’unità è difficile da conseguire ma va perseguita con costanza e qualunque proposta politica va messa al vaglio, in primo luogo, della tenuta politica dell’unità. Naturalmente come parte MINORITARIA del PD ci si è domandato e ci si domanda se per cambiare modo di proporsi sia necessario cambiare anche gli uomini che scelgono la rotta, soprattutto se neanche il naufragio sugli scogli li ha resi saggi. E’ inutile porre l’accento sul fatto che certi attori – Bianchi, Benci, Mucciola, Spinelli, Iachini – sono gli stessi attori che già cinque anni fa’ dettarono le regole per concorrere alle elezioni, regole che si sono dimostrate anche allora perdenti. Sono gli stessi attori che hanno predicato l’unità del centro sinistra per cinque anni, per poi immolarla senza scrupoli sull’altare della loro visione politica; visione politica secondo loro vincente a fronte dei numeri in precedenza espressi, ma a dispetto di una città che oggi era evidentemente distante da tale proposta politica e che della matematica poco si occupa. Continuare così, no, grazie. Per noi le strade sono altre”.

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