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Dal Movimento 5 Stelle di Civitavecchia riceviamo e pubblichiamo.

“A inizio anno il Sindaco Tidei è stato invitato a far costituire il comune di Civitavecchia parte civile nel processo che vede imputati alcuni dipendenti Enel e alcune ditte dell’indotto.

Ricordiamo che il procedimento penale è iniziato a seguito del rinvenimento di un deposito di rifiuti pericolosi non adeguatamente trattati: cumuli di rifiuti polverosi e sacchi voluminosi accatastati  all’aria aperta ed esposti al vento e alla pioggia.
Secondo la Procura della Repubblica, gli imputati hanno accumulato rifiuti pericolosi e non, senza alcuna autorizzazione, in un’area subaffittata ad Enel e limitrofa alla centrale di TVN. In questi comportamenti sono state ravvisate alcune violazioni delle Leggi in vigore che tutelano l’ambiente e la salute dei cittadini.
Il Primo Cittadino, che pochi mesi dopo deciderà di non avvalersi del decreto n. 1265 del 1934, per dettare in sede di rinnovo AIA serie prescrizioni a difesa della salute dei suoi concittadini, non ritenne opportuno far  costituire il comune come parte civile, rinunciando a compiere un gesto di indiscussa rilevanza politica.
Quella prima udienza è stata poi rinviata e si celebrerà martedì 11 giugno.
Secondo l’articolo 79 del codice di procedura penale: “la costituzione di parte civile avviene solo nella fase processuale ed incontra, quale momento preclusivo iniziale,  quello della udienza preliminare e, come termine finale, la dichiarazione di apertura del dibattimento immediatamente successiva all’accertamento della regolare costituzione delle parti”.
 
Quindi, secondo questo articolo, dato che il dibattimento non ha ancora celebrato la sua prima udienza (rinviata ben 2 volte), il comune è ancora in tempo per costituirsi parte civile esercitando finalmente il ruolo di garanzia del Sindaco nei confronti della salute dei cittadini.
 
Poiché, dati i pessimi precedenti, è ovvio che ciò non succederà, chiediamo al Primo Cittadino una presa di coscienza nell’annoverare anche questa tra le sue gravi mancanze che, se vivessimo in una nazione normale, dovrebbero indurlo ad abbandonare il suo incarico e a dimettersi”.
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