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Il Racconto.“RABBIA A NEW ORLEANS”

6 Luglio 2016
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Rubrica a cura dell’avvocato e scrittore Paolo Tagliaferri.
James Lee Burke, “Dixie City Jam”, Hyperion, New York 1994 “Rabbia a New Orleans”, Meridiano zero, 2013, euro 18,00.
“Just a dream, just a dream All our plans and our all schemes How could I think you’d be mine The lies I’d tell myself each times”. Forse il più bel romanzo della saga di Robicheaux. Scritto con il cuore. Scritto con maestria. Pag. 204, pagg. 229/230, pagg. 275/275, pag. 281/282 da ricordare per sempre nella storia del noir.
Una scrittura bella, profonda, accorata, umana, rigogliosa.
Personaggi straordinari (Buchalter, Lucinda Bergeron, Hippo Bimstine, Tommy Lonighan, i fratelli Calucci) recitano
nel teatrino delle marionette del texano. Robicheaux è sempre Robicheaux e Purcel idem. Inutile cianciare è un libro
fuori dal comune. Quando lo finisci ti dispiace perché il suono che manda lo vorresti sentire continuamente,
sino allo sfinimento. Come la prima canzone del primo bacio, come il profumo dei suoi capelli.

“Bootsie e io ci eravamo conosciuti a un ballo a Spanish Lake nell’estate del ‘57, l’anno in cui l’uragano Audrey fece oltre cinquecento vittime in Lousiana, ma che ricorderò sempre per la dolcezza crepuscolare delle serate, per le mangiate di pesce fritto sul Bayou Teche e di granchi bolliti giù a Cypremont Point, per la magia viola e rosa delle sue albe, per le belle di notte color rosso sangue che Bootsie si metteva nei capelli e per il pomeriggio di pioggia in cui perdemmo
insieme la verginità sui cuscini della rimessa per la barca di mio padre, mentre i riflessi del sole sull’acqua cospargevano i nostri corpi di lustrini dorati.
Era l’estate in cui tutti i juke box della Lousiana del sud suonavano Just a Dream di Jimmy Clanton…”
E sapete una cosa? Non è nemmeno il pezzo più bello. Leggetelo, questo libro, leggetelo. Leggetelo in una bella sera d’estate, con una birra gelata sul tavolo da giardino, poco prima di uscire a cena. Poi osservatela nel suo vestito più bello e sentitevi fortunati. “Jolie blonde, gardez done c’est t’as fait”.

 


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