QUANDO L’AMORE FINISCE di Alessandro Spampinato (1^ parte)

29 Dicembre 2019
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Vi siete mai chiesti come mai quando l’amore ci attraversa abbiamo la sensazione che questo stato intenso di felicità non possa finire mai? Eppure tutto finisce, tutto cambia, tutto nasce, cresce e muore. Com’è possibile pensare una cosa così assurda, cioè che qualcosa in questo mondo sia per sempre? Ne sanno qualcosa proprio gli innamorati presi dalla passione, dal desiderio, dal sentimento quando arriva quel maledetto giorno in cui le cose cambiano, quegli occhi non sono più gli stessi, quel volto sembra di un’altra persona e l’amore finisce! L’esperienza della fine di un amore, quando succede da entrambe le parti e ci si lascia di comune accordo, non segna e non ferisce. Quando, invece, si è lasciati, allora non è più un semplice dolore: l’angoscia di essere abbandonati può divenire una vera malattia, una frattura che spezza la vita in due, lasciando vuoto e confusione. Ma come può accadere che più o meno d’improvviso l’amore finisca? Molto spesso le relazioni falliscono perché la scelta, sin dall’inizio, è stata fatta in base a quello che conta di più nell’immediato e non a quello che conta di più nel lungo periodo. Sternberg, Professore di psicologia e pedagogia a Jale, ha teorizzato un modello di amore completo, sulla base di tre componenti fondamentali: L’IMPEGNO come componente cognitiva; L’INTIMITÀ come componente emotiva e LA PASSIONE come componente motivazionale dell’amore. Si può visualizzare l’amore come un triangolo in cui quanto maggiori sono intimità-impegno-passione, tanto più grande è il triangolo e più intenso l’amore. Da questa teoria scaturisce una tipologia collegata alla combinazione dei tre diversi fattori, dando luogo a otto possibili tipi di relazione. 1. La prima è “l’assenza di amore”: tutte e tre le componenti mancano; è la situazione della grande maggioranza delle nostre relazioni personali, casuali o funzionali. 2. Il secondo tipo è la “simpatia”. C’è solo l’intimità , si può parlare con una persona, parlare di noi, ci si riferisce ai sentimenti che si provano in una autentica amicizia e comporta cose come la vicinanza, il calore. Il terzo tipo è “l’infatuazione“: quando c’è solo la passione . Quell’amore a prima vista che può nascere all’istante e svanire con la stessa rapidità. Vi interviene una intensa eccitazione fisiologica, ma senza intimità o impegno . La passione è come una droga, rapida a svilupparsi e rapida a spegnersi, brucia alla svelta e dopo un po’ non fa più l’effetto che si voleva: ci si abitua, arriva l’assuefazione. “L’amore vuoto” è il quarto tipo di relazione, dove l’impegno è privo di intimità e di passione : tutto quello che rimane è l’impegno a restare insieme. Un rapporto stagnante che si osserva talora in certe coppie sposate da molti anni: un tempo c’era l’intimità, ma ormai non si parlano più; c’era la passione, ma anche quella si è spenta da un pezzo. “L’amore romantico” è una combinazione di intimità e di passione (tipo Giulietta e Romeo). Più di una infatuazione, è vicinanza e simpatia, con l’aggiunta dell’attrazione fisica e dell’eccitazione, ma senza l’impegno, come un’avventura estiva che si sa che finisce. “Amore fatuo” è quello che comporta la passione e l’impegno, ma senza intimità . E’ l’amore da fotoromanzo: i due si incontrano, dopo una settimana sono fidanzati, e dopo un mese si sposano. S’impegnano reciprocamente in base all’attrazione fisica ma, dato che l’intimità ha bisogno di tempo per svilupparsi, manca il nucleo emotivo su cui può reggersi l’impegno. E’ un tipo d’amore che di solito non dà buon esito nel lungo periodo.

(continua nella prossima edizione)


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