QUANDO LA COPPIA DIVENTA UNA PRIGIONE di Alessandro Spampinato (2^ parte)

28 Giugno 2020

(continua dall’edizione precedente)

La relazione negativa, deludente e frustrante si impone sulla realtà attuale così da allontanare il rischio di una disconferma, di un rifiuto o di un abbandono. In queste relazioni non c’è evoluzione né personale né di coppia. Tutto è fermo, uguale a se stesso e quindi tremendamente noioso ma rassicurante. La sensazione soggettiva è quella di inglobare l’altro nei propri schemi o di esserne inglobato, perdendo di vista più o meno totalmente il partner reale. Il costo di questa operazione, infatti, è quello di percepire l’altro solo per quegli aspetti che si teme di incontrare e dai quali ci si difende. La relazione è caratterizzata dalla paura e dalla diffidenza. A seconda dello schema agito si può temere e anticipare l’abbandono, il tradimento, la superiorità o la prevaricazione da parte del partner. In queste situazioni la relazione di coppia diventa un luogo nel quale ci si sente imprigionati in dinamiche ripetitive e condannati all’infelicità, incapaci di utilizzare la dimensione terapeutica dei rapporti umani. Come afferma Monguzzi (2003)“La collusione dello schema garantisce a entrambi di non avere accesso o modificare alcune aree della propria vita emotiva, mantenendo intatti i propri oggetti interni danneggiati”. Per Freud (1914) la collusione di coppia si verifica quando uno dei due partner assume il ruolo infantile di colui che deve essere protetto e salvato in una “scelta per appoggio”, e l’altro quello complementare di onnipotente salvatore in una scelta complementare “di tipo narcisistico”, collusione che può arrivare fino al sadomasochismo. Nella scelta per appoggio le persone vanno, quindi, alla ricerca di un partner che rappresenti un sostituto genitoriale, protettivo e normativo, che si ponga come guida nel lavoro, nella vita e negli studi. La posizione in cui si mette chi sceglie questo tipo di partner è quella del bambino. Nella scelta di tipo narcisistico, invece, ad agire è il meccanismo di identificazione proiettiva per cui i propri bisogni infantili frustrati vengono proiettati sul partner, per poi identificarsi con lui. L’altro, quindi, rappresenta una parte del proprio sé, quella negata e rimossa, il sé stesso bambino a cui sono state negate l’amore materno, il riconoscimento e la fiducia.

Quando la coppia diventa una prigione due sono le cose da fare: evadere o chiedere aiuto!

(continua nella prossima edizione)

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