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Quando l’amore finisce

24 Giugno 2015

Vi siete mai chiesti come mai quando l’amore ci attraversa abbiamo la sensazione che questo stato intenso di felicità non possa finire mai? Eppure tutto finisce, tutto cambia, tutto nasce, cresce e muore! Com’è possibile pensare una cosa così assurda, cioè che qualcosa in questo mondo sia per sempre? Ne sanno qualcosa proprio gli innamorati presi dalla passione, dal desiderio, dal sentimento quando arriva quel maledetto giorno in cui le cose cambiano, quegli occhi non sono più gli stessi, quel volto sembra di un’altra persona e l’amore finisce!
L’esperienza della fine di un amore quando succede da entrambe le parti e ci si lascia di comune accordo non segna e non ferisce. Quando, invece, si è lasciati, allora non è più un semplice dolore: l’angoscia di essere abbandonati può divenire una vera malattia, una frattura che spezza la vita in due, lasciando vuoto e confusione. Ma come può accadere che più o meno d’improvviso l’amore finisca? Molto spesso le relazioni falliscono perché la scelta, sin dall’inizio, è stata fatta in base a quello che conta di più nell’immediato e non a quello che conta di più nel lungo periodo. Sternberg, Professore di psicologia e pedagogia a Jale, ha teorizzato un modello di amore completo, sulla base di tre componenti fondamentali: L’IMPEGNO come componente cognitiva, L’INTIMITÀ come componente emotiva e LA PASSIONE come componente motivazionale dell’amore. Si può visualizzare l’amore come un triangolo in cui quanto maggiori sono intimità-impegno-passione, tanto più grande è il triangolo e più intenso l’amore.
Da questa teoria scaturisce una tipologia collegata alla combinazione dei tre diversi fattori, dando luogo a otto possibili tipi di relazione.
1. La prima è “l’assenza di amore”: tutte e tre le componenti mancano; è la situazione della grande maggioranza delle nostre relazioni personali, casuali o funzionali.
2. Il secondo tipo è la “simpatia”. C’è solo l’intimità , si può parlare con una persona, parlare di noi, ci si riferisce ai sentimenti che si provano in una autentica amicizia e comporta cose come la vicinanza, il calore umano (ma non i sentimenti forti della passione e dell’impegno).
3. Il terzo tipo è “l’infatuazione”: quando c’è solo la passione . Quell’amore a prima vista che può nascere all’istante e svanire con la stessa rapidità. Vi interviene una intensa eccitazione fisiologica, ma senza intimità o impegno . La passione è come una droga, rapida a svilupparsi e rapida a spegnersi, brucia alla svelta e dopo un po’ non fa più l’effetto che si voleva: ci si abitua, arriva l’assuefazione.
4. “L’amore vuoto” è il quarto tipo di relazione, dove l’impegno è privo di intimità e di passione : tutto quello che rimane è l’impegno a restare insieme. Un rapporto stagnante che si osserva talora in certe coppie sposate da molti anni: un tempo c’era l’intimità, ma ormai non si parlano più; c’era la passione, ma anche quella si è spenta da un pezzo.
5. “L’amore romantico” è una combinazione di intimità e di passione (tipo Giulietta e Romeo). Più di una infatuazione, è vicinanza e simpatia, con l’aggiunta dell’attrazione fisica e dell’eccitazione, ma senza l’impegno, come un’avventura estiva che si sa che finisce.
6. “Amore fatuo” è quello che comporta la passione e l’impegno, ma senza intimità . E’ l’amore da fotoromanzo: i due si incontrano, dopo una settimana sono fidanzati, e dopo un mese si sposano. S’impegnano reciprocamente in base all’attrazione fisica., ma dato che l’intimità ha bisogno di tempo per svilupparsi, manca il nucleo emotivo su cui può reggersi l’impegno. E’ un tipo d’amore che di solito non dà buon esito nel lungo periodo.
7. “Sodalizio d’amore” è chiamato un rapporto d’intimità e impegno reciproco, ma senza passione . E’ come un’amicizia destinata a durare nel tempo. Quel tipo di amore che spesso si osserva nei matrimoni dove l’attrazione fisica è scomparsa. 8. Infine quando tutti e tre gli elementi si combinano in una relazione, abbiamo quello che Sternberg chiama “amore perfetto o completo”. Raggiungere un perfetto amore, dice quest’autore, è come cercare di perdere un po’ di peso, difficile ma non impossibile; la cosa davvero ardua è mantenere il peso forma una volta che ci si è arrivati o tenere in vita un amore completo quando lo si è raggiunto. E’ un compito aperto, non una tappa raggiunta una volta per tutte. In questa visione, l’indice più valido per predire la felicità di una relazione è dato dalla consonanza tra triangolo ideale passivo (i sentimenti che si desiderano dall’altro) e il triangolo percepito (i sentimenti che si presuppongono dall’altro). La relazione tende a finir male se non c’è corrispondenza tra quello che si vuole dall’altro e quello che si pensa di riceverne: chiunque ha amato senza essere ricambiato altrettanto, sa quanto può essere frustrante. Alle volte si potrebbe consigliare di ridurre le proprie aspettative e diminuire il proprio coinvolgimento: ma è un consiglio difficile da seguire. In USA metà dei matrimoni finiscono in divorzio e anche chi non divorzia non è detto che viva in una coppia molto felice. La gente è davvero così stupida da fare sempre la scelta sbagliata? Probabilmente no: il fatto è che sceglie troppo spesso in base a quello che conta di più nell’immediato. Ma quello che conta nel lungo periodo è diverso: i fattori che contano cambiano, cambiano le persone e cambiano le relazioni. Nella ricerca fatta sui fattori che tendono a diventare più importanti con l’andare del tempo, si sono rilevati questi tre:
1. la disponibilità a cambiare in funzione delle esigenze dell’altro;
2. la disponibilità ad accettare le sue imperfezioni;
3. la comunanza di valori, specie quelli religiosi.
Queste sono cose che è difficile giudicare all’inizio di una relazione: l’idea che l’amore vinca tutti gli ostacoli è molto romantica, ma poco reale. Quando si devono prendere delle decisioni, quando arrivano i figli e si devono fare alcune scelte, una cosa che sembrava poco importante, lo diventa. Altri fattori, invece, nel lungo periodo diventano secondari: come l’idea che l’altro sia “interessante” (all’inizio c’è il timore che se cala l’interesse la relazione svanisce). In realtà quasi tutto tende a diminuire col tempo: calano la capacità di comunicare, l’attrazione fisica, il piacere di stare insieme, gli interessi in comune, la capacità di ascoltare, il rispetto reciproco, il trasporto romantico…può essere deprimente, ma è importante fin dall’inizio sapere che cosa aspettarsi col tempo, avere aspettative realistiche circa quello che si potrà ottenere e quello che finirà con l’essere più importante a lungo andare. Nulla è per sempre in questo mondo, figuriamoci i sentimenti. Ciò che conta è imparare a crescere insieme agli altri, a sviluppare le competenze sociali, l’autostima, il rispetto e una coscienza civica che renda utile ed evolutivo questo nostro viaggio che chiamiamo vita. In questo senso, allora, l’amore insegna anche quando finisce. www.alessandrospampinato.it

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