È stato presentato stamani il protocollo di intesa per la realizzazione del progetto SPRAR tra i comuni di Civitavecchia, Santa Marinella e Cerveteri. Il SPRAR –Sistema di protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati – vede l’unione delle sinergie delle tre amministrazioni comunali, dell’Arci di Civitavecchia e dell’Azienda Sanitaria Locale RmF. Il progetto, promosso dal Ministero dell’Interno e finanziato dall’Unione Europea, si basa su una rete degli enti locali che garantiscono interventi di accoglienza integrata, cercando di superare l’approccio prettamente assistenzialistico per fornire un’assistenza completa. «Il sistema SPRAR – ha spiegato Lea Sanzolini dell’Arci – prevede il supporto per i richiedenti asilo e i titolari di protezione internazionale che miri a soddisfare i bisogni primari della persona: un alloggio,una sistemazione dignitosa, il vestiario e l’assistenza sanitaria». La parola è passata al commissario Asl Giuseppe Quintavalle che ha sottolineato «l’impegno dell’Asl nello stipulare questo protocollo. Un impegno portato avanti anche con gli ambulatori multiculturali già attivi sul territorio».  Il progetto con Santa Marinella è partito già tre anni fa, quando l’Arci di Civitavecchia, in qualità di ente gestore del progetto, ha affidato alla città sette famiglie che sono state rese autonome e inserite nella società italiana. Nella richiesta dell’ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani –  del luglio scorso i comuni di Civitavecchia, Santa Marinella e Cerveteri hanno dato risposta favorevole per accogliere i nuovi profughi provenienti dai paesi in guerra. Sui territorio dei comuni del litorale laziale sono giunti 28 profughi: 8 sono ospiti del comune di Cerveteri, 15 a Civitavecchia e 5 sono a Santa Marinella. Per quel che riguarda gli ospiti di Civitavecchia, sono stati presi alcuni appartamenti in affitto. Le spese rientrano all’interno del finanziamento europeo che vengono distribuiti tramite l’ANCI.  Il sindaco di Civitavecchia, Pietro Tidei, ha  illustrato due modi di fare accoglienza: «il primo modo è quello di coinvolgere tutte le istituzioni locali comuni, le associazioni e l’Asl. L’altro modo è quello senza ordine che ha caratterizzato la situazione del San Pio X. Per evitare che si verifichino di nuovo fatti del genere abbiamo aderito molto volentieri a questo progetto». Anche il comune di Cerveteri, nella persona dell’assessore ai servizi sociali, Francesca Cennerilli, ha commentato positivamente l’adesione al progetto «perché credevamo fosse importante dare un segnale forte alla città. Abbiamo presentato gli otto ragazzi  alla città e già hanno iniziato i primi corsi di formazione». 

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