Porto, FCA e le manovre cinesi

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 I cinesi vogliono comperare la Jeep e l’intera Fca. Idea curiosa nel pieno della guerra non solo commerciale tra Washington e Pechino. La Borsa ci crede e riparte il risiko delle alleanze nell’auto. I rumors dei siti specializzati fanno schizzare all’insù il titolo del Lingotto dell’8,15 per cento. La reazione effervescente della Borsa alle voci riprese dal sito specializzato Automotive News, nonostante il no comment di Torino, segnala comunque un fatto importante: Fca, ripulita dai debiti con la cura Marchionne, è diventata nuovamente appetibile. E così, che il futuro acquirente sia cinese o americano o tedesco importa poco: si scommette sul titolo perché in realtà, con un debito industriale inferiore ai 2,5 miliardi, il gruppo di Torino è uscito dal freezer delle società indebitate ed è tornato possibile oggetto di proposte di acquisto.

L’interesse dei cinesi per Fca era già stato segnalato lo scorso anno quando una delegazione della Gac, il costruttore che realizza in joint venture le Jeep in Cina, era arrivata a Detroit per proporre un accordo che consentisse di utilizzare la rete di distribuzione americana di Fca per vendere le auto cinesi. Una sorta di richiesta di reciprocità rispetto a quanto accade in Cina, il più grande mercato del mondo, “dove noi abbiamo aiutato Fca a realizzare impianti e vendere auto”, come aveva allusivamente sottolineato all’epoca un alto esponente della casa cinese. Non se ne era fatto nulla: la richiesta di un analogo aiuto Usa per distribuire nel Nordamerica le auto made in China, era caduta nel vuoto. Ma da Pechino non si sono dati per vinti e in queste ultime settimane, scrive Automotive News, “delegazioni di diversi costruttori cinesi sono state viste a Auburn Hills”, quartier generale americano di Fca. Oltre a Gac si sarebbe presentata tra le altre anche Great Wall, la principale tra le case cinesi. Questa volta non per chiedere accordi sulla rete dei concessionari ma per proporre l’acquisto della casa controllata dagli Agnelli. Alfa e Maserati, resterebbe a Exor mentre finirebbero in mani cinesi le attività americane, a partire dalla Jeep che da sola vende quasi 2 milioni di auto all’anno. L’offerta sarebbe stata al momento rifiutata da Fca perché considerata non vantaggiosa.

In tutto questo grande movimento dell’auto cosa c’entra Civitavecchia?

Semplice, se i cinesi prendono FCA le macchine da caricare sulle navi raddoppierebbero, i piazzali si triplicherebbero, i treni pure, insomma un vortice economico che gli altri porti italiani stanno monitorando da mesi.

Il presidente di Molo Vespucci è troppo distratto dalle celebrazioni di Traiano e “sordo” agli appelli di CILP e Compagnia Portuale.

Già in passato si era tentato di far diventare Civitavecchia il primo porto d’Europa realizzando il famoso Terminal Cina. Il partito comunista di allora, il PD di oggi, fecero di tutto, riuscendoci, a bloccare quell’immenso progetto dell’allora presidente Gianni Moscherini che oggi, se realizzato, avrebbe messo in ginocchio tutti i porti d’Europa.

Ci ha riprovato più tardi Pasqualino Monti ma le sorti e le promesse d’Europa e del Governo hanno fatto naufragare anche questo tentativo.

Non tutto è perduto. Civitavecchia ha i fondali più idonei per accogliere le mega navi. Ha gli spazi per realizzare parcheggi utili ad ospitare decine di migliaia di auto alla volta. E’ il momento di agire prima che i grandi gruppi decidano di puntare in altri porti che non siano Civitavecchia (vedi Grimaldi che si sta attrezzano alla grande a Gioia Tauro.

Insomma, è giunto il momento per il presidente Di Majo di smetterla di andare in giro per convegni e dedicarsi al compito per il quale è stato nominato.

Pensa a tutto tranne che a realizzare progetti e guardare avanti. Dedica gran parte del suo tempo a pranzi, cene, convegni e a ricostruire barche romane quando si sta riproponendo la grande occasione per Civitavecchia.

Da quando nominato ha saputo far peggio di Ciani. Traffico merci a picco. Traffico passeggeri a picco. Dunque o il Partito Democratico che lo ha fortemente voluto (anche se Pietro Tidei oggi è tra i più critici) si decide a svegliarlo o sarà il caso di ammettere l’errore, di aver scelto una persona fortemente raccomandata (soprattutto dal padre) ma del tutto inadeguata e sostituirlo con qualcun’altro. Il mondo continua a girare, l’economia delle auto e delle grandi navi pure e lui cosa fa? Quello che gli riesce meglio dopo aver dormito o giocato a chi c’ha il fusibile più grosso con Francesco Fortunato? NULLA?
(Fonte: www.etrurianews.it)