Patologie del piede: La fascite plantare (4^ parte)

(continua dall’edizione precedente)

Un tipico approccio basato sulla metodica delle Catene Miofasciali prevede di “allungare/inibire” in maniera globale o segmentaria la cosiddetta catena statico-dinamica posteriore nel suo sviluppo caudale rispetto al bacino mediante tecnica a energia muscolare (MET). In tale ottica può risultare utile indurre un allungamento di un segmento prossimale di tale catena miofasciale, specialmente in una fase acuta, prima di approcciare la fascia plantare stessa.

L’immagine riporta un esempio tipico di allungamento di un segmento prossimale della catena statico-dinamica posteriore rispetto al tratto interessato dalla condizione dolorosa in cui il paziente supino con cuscino lombare dietro ai lombi, afferra la coscia mantenendo l’anca flessa massimalmente mentre il terapista induce un allungamento massimale tramite l’estensione del ginocchio. L’attivazione richiesta al paziente è in flessione contro la resistenza offerta dal terapista a livello calcaneare.

L’utilizzo di ortesi plantare personalizzate ha confermato ottimi risultati. Tali presidi, realizzati solo dopo un attenta valutazione clinica e radiografica, intervengono sulla biomeccanica del piede. Le ortesi vengono realizzate con materiali che presentano shore a seconda delle caratteristiche morfologiche dei pazienti, e delle funzioni che devono esplicare. A contatto con la pianta del piede ci sarà del materiale morbido, e appositi scarichi collocati in base alla localizzazione del dolore.

Le onde d’urto si sono rivelati molto efficaci nel trattamento di tale patologia.

 Recenti studi, se pur ancora deboli, hanno dimostrato come il trattamento dei trigger point sia molto utile per ridurre il dolore in maniera abbastanza immediata e il miglioramento acquisito si è mantenuto per il periodo di follow-up (12 mesi).

Trattamento chirurgico

Si considera la chirurgia se il paziente dovesse avere ancora dolore dopo 6-12 mesi. L’intervento può essere fatto anche in endoscopia e prevede il release totale o parziale del gastrocnemio o della fascia plantare. La prognosi di questa operazione è variabile, non è detto che risolva il problema completamente.

(fine)