“Passato, presente e… Futuro!”

10 Luglio 2015
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Guardò l’orologio: le 19,00; era arrivato un’ora prima del previsto. L’appuntamento con Brigitte era per le 20. Futuro Velieri 35 anni, direttore del piccolo museo archeologico di Santa Serenella, diecimila abitanti sulla costa laziale in provincia di Roma, aveva incontrato pochissimo traffico sulla statale Aurelia. Era ottobre e l’estate, con i suoi ingorghi, era solo un vago ricordo. Parcheggiò il suo vecchio fuoristrada vicino alla stazione del piccolo paese della maremma toscana. Il posto dove avevano scavato per tutta l’estate era a poche centinaia di metri: un campo delimitato da una staccionata sotto una quercia secolare. Era stato il presidente della provincia di Grosseto in persona a contattarlo per via di un suo articolo apparso su una rivista di settore. L’articolo precisava, grazie agli ultimi rinvenimenti fatti proprio sul litorale laziale, nuove caratteristiche delle distinzioni tra l’Etruria meridionale e quella settentrionale. Il politico si era detto colpito dalla sua conoscenza degli Etruschi, oltre che dal fatto che un archeologo si chiamasse Futuro (“praticamente un ossimoro vivente”) e lo aveva voluto come direttore degli scavi lì ad Antinia, cittadina di mare a trenta chilometri da Grosseto. Alla fine di ottobre un contadino, mentre arava il suo campo non distante dal centro del piccolo borgo, aveva dissotterrato piccoli oggetti che facevano pensare ad un insediamento di quel popolo. Futuro avrebbe coordinato un gruppo di stagisti da tutta l’Europa. A giugno avevano iniziato; il sito si era dimostrato interessante e avevano trovato varie anfore e oggetti in bronzo. Poi aveva conosciuto Brigitte: ventottenne, alsaziana, un metro e settanta, immancabilmente bionda, occhi verdi, un corpo da atleta olimpica e un master in civiltà mediterranee all’università di Friburgo. L’aveva vista scavare in shorts e maglietta bianca. Le gambe lunghe che cominciavano ad arrossarsi per il sole, i capelli come il grano. Le aveva fatto i complimenti per la passione con la quale scavava e si era permesso di insegnarle qualche trucco per non rovinare troppo i reperti. Un consiglio, un sorriso, una birra nell’unico locale del paese, una pizza all’aperto e poi i loro corpi si erano incontrati. Ricordava la sua pelle bianca con i primi segni di abbronzatura. Il profumo dei capelli, gli occhi verdi da felino. Poi la partenza a fine agosto. Le telefonate, le email. Ora l’aspettava di nuovo per riaverla, per sentirne di nuovo il profumo tra le dita. E poi le serviva la sua competenza linguistica per cercare di capire cosa ci fosse scritto in quell’agenda nera, ben conservata, ritrovata in una cartella di tela cerata vicino agli scavi. Probabilmente era roba della seconda guerra mondiale. Doveva essere tedesco e lei si era dimostrata felicissima di aiutarlo. Arrivò davanti a “ La Civetta Bianca” un piccolo pub ristorante che spillava una birra di grano o weisse artigianale, prodotta localmente, niente male. Futuro se ne intendeva, aveva una passione smodata per la birra.
Per essere ottobre faceva ancora caldo ma una lieve pioggerellina stava iniziando a cadere. Entrò. Il locale era ancora vuoto. Si mise vicino alla pedana dove ogni tanto si tenevano concerti di gruppi locali. Blues e rock per lo più. La cameriera arrivò a prendere le ordinazioni. Era carina, trent’anni o qualcosa di meno, caschetto di capelli neri, jeans aderenti e maglietta dei Sex pistols che non riusciva a nascondere due seni ben proporzionati; piercing al sopracciglio destro. Sorrise : – buonasera, che le porto?”
– Ciao, una weisse alla spina per favore e qualche patatina.
– Certo, arrivo subito
Non l’aveva notata l’estate scorsa.
In fondo al locale due tizi seduti ad un tavolo: uno indossava un giubbotto di pelle nera, aveva capelli rasati, la pelle macchiata dal sole e una martello tatuato sul collo, l’altro aveva una giacca di pile grigio/verde, un berretto militare e quando ghignava verso il compare si intravedeva il luccichio di un incisivo d’oro. Erano silenziosi ma le loro facce parlavano per loro. Raccontavano di violenza e alcool, di tempo sprecato e odio accumulato. Non emanavano good vibrations. Sembravano due usciti dal carcere o che presto ci sarebbero tornati. Suo zio, negli anni settanta, per una molotov ad una manifestazione, era stato in carcere e alla fine anche la sua faccia era diventata così. Era per questo che era scappato in Thailandia. Ancora dopo trent’anni arrivavano le sue cartoline.  La moretta arrivò velocemente.
– Ecco qui. Disse mentre poggiava la birra sul tavolo di legno grezzo.
– Sei nuova?
– Si, ho iniziato da una settimana.
– Bella la maglietta
– Bella la tua faccia. Rispose lei velocemente e sorridendo ritornò verso il banco.
Sorrise anche Futuro. Era sveglia la moretta e anche carina ma lui apprezzava sul serio quella t-shirt. Il 26 novembre 1976 usciva il primo singolo dei Sex pitols, “Anarchy in UK”, il motivo preferito di suo nonno. Futuro Velieri: anarchico e bestemmiatore, quattro anni al confino a Ventotene durante il ventennio, sigaro toscano perennemente in bocca e grandi discussioni con il parroco mentre giocavano a scopa. Il prete beveva vino, il nonno birra. Era morto nel 1997, mentre lui era al primo anno di università. Il suo ricordo, però, non gli metteva mai tristezza. Contemplò il bicchiere di fronte a sé. La weisse, con il suo colore opalescente e il gusto di grano e frumento, lo aveva conquistato da sempre, bevve un sorso rinfrescante. Ripensò al grano dorato intorno alla quercia dove c’era lo scavo, lo stesso colore dei capelli di Brigitte. A proposito, non si era controllato per niente da quando era uscito di casa. Prese la borsa e andò in bagno. Allo specchio vide un ragazzo abbronzato di un metro e ottanta, capelli castani tagliati cortissimi e occhi dello stesso colore, qualche rughetta d’espressione ai lati del viso, vestito con una camicia di jeans chiara un po’ consumata, un giubbino leggero da velista e un paio di pantaloni verde militare. Lo si sarebbe detto un turista amante dell’aria aperta invece era un archeologo sempre in giro per scavi e quando non lo era si ritrovava a dare una mano al padre in mezzo alle sue serre di piccolo floricoltore. E del resto così era sempre andata, Futuro aveva potuto studiare solo a patto che aiutasse il padre nella coltivazione e nella vendita dei fiori. Si tolse la camicia, fisico asciutto e ben proporzionato, la porta si aprì e la cameriera entrò di corsa:
Oh mi scusi…..fiuuu!!! Sorrise e non distogliendo mai lo sguardo da Futuro uscì fischiettando.
Si lavò il viso, si rinfrescò velocemente e si mise un po’ di deodorante che aveva in borsa. Uscì e tornò al tavolo. Da una tasca del giubbino tirò fuori un breve manoscritto. Era una sua idea per un romanzo. Una storia di amore nell’antica Grecia tra uno schiavo e la figlia del suo padrone. Era arrivato a pag. 9 e lì si era fermato, ma aveva deciso di portarselo dietro sperando in una intuizione che gli permettesse di andare avanti. Ad un tratto controllò l’ora: mancavano dieci minuti alle 20. Ripose il manoscritto nella tasca del giubbino. Finì la birra. Se ne sarebbe bevuto volentieri un’altra e allora decise di prendere un paio di weiss e due lager da bere assieme a Brigitte, più tardi, a cena a casa sua o in albergo.  Fece cenno alla cameriera spiritosa. Arrivò: le ordinò le altre birre chiedendole il conto. Lei lo calcolò, rapidamente, scarabocchiandolo direttamente sulla carta grezza del tavolo. Le porse i soldi. Lei tornò con il resto, le birre in una sporta di tela con il logo del pub e un biglietto. – Io finisco a mezzanotte, minuto più minuto meno, ma sempre minuto in più. Questo è il mio numero. La ragazza sorrise maliziosa, arrossendo un po’, segno che si stava scoprendo tanto. Futuro dovette fare uno sforzo : – Sei carina, ma ho già un appuntamento per stasera. E così dicendo le porse il biglietto. Fa niente, tienilo in caso cambiassi idea. Rispose lei per nulla scoraggiata.  Futuro lo tenne e lasciò una mancia. Si voltò, le brutte facce lo fissavano, cercò di non badarci ma quegli sguardi gli avevano dato la sensazione di venir accarezzato dalle squame fredde di un serpente. Si incamminò cercando di non pensarci più e di camminare sotto i cornicioni perché la pioggia era aumentata e lui non aveva un ombrello. Adesso non faceva più tanto caldo. L’appuntamento era alla quercia ma non aveva capito se sarebbe arrivata in auto o con il treno. Era già a Roma da un’amica e forse l’avrebbe accompagnata lei. Percepì qualcosa dietro a lui e si girò. A qualche centinaio di metri gli sembrò di vedere due ombre e per un attimo gli parvero i ceffi del pub. Allungò il passo. Arrivò alla staccionata. Si girò nuovamente. I due erano come spariti ma la sensazione di pericolo no. Con un balzo scavalcò il recinto. Aveva fatto solo qualche passo in mezzo al campo quando qualcosa di duro lo colpì alla testa. Si ritrovò in terra. Cercò di aprire gli occhi. Con uno ci riuscì, con l’altro no. Sentiva dolore all’occhio destro e il caldo scorrere del sangue sulla guancia. L’oscurità non rendeva possibile distinguere le figure. Percepì poco più di un ombra sopra di lui. Sentì un tintinnio di bottiglie. Dentro di sé il cervello girava a mille:
Qualcuno frugava nella borsa con le birre?…e perchè?
Dov’è la cartella con i documenti?
I documenti? Lo avevano seguito!!?. Sapevano della cartella. Ma come era possibile? Come avevano fatto a vedere la cartella se era dentro alla borsa…la borsa!!… capì che non l’aveva più con sé.  Un passamontagna sul viso. Un giubbotto di pelle.  Cercò di vedere meglio, alzò il collo ma un piede lo spinse nuovamente in terra.

Futuro forse non ti uccido ma dimmi dove sono i documenti!!!
Futuro? Ma come potevano conoscere il suo nome? …Futuro!!? La “r” era un po’ dura…come se stesse parlando un tedesco… o una tedesca?!
Brigitte?!!
Si, sono io. Dimmi dove sono i documenti
Aveva pochi secondi, pochissimi per decifrare una situazione assolutamente impensabile. Doveva decidere in fretta, abbandonando lo stupore e il terrore che questa scoperta gli aveva procurato.

(Segue dal n° 99 del 4
Luglio 2015)

– Te li prendo, sono nella tasca del giubbotto.
– Ah! Ah!… fai piano o sparo!!
Aprì la tasca del giubbino, prese i fogli piegati e li porse alzando il braccio
– Ma dimmi perché, però, ti prego..perchè
– Va bene, te lo dico Futuro. Mio nonno ha fatto parecchie cazzate da queste parti settant’anni fa, ma c’est la guerre…Oui?!
Si tolse il passamontagna e i capelli biondi color del grano ne uscirono. Poi continuò
– Qualche fucilazione di troppo, vecchi, donne e bambini ma voi avevate tradito il reich, scheisse! Mio nonno lavorava in banca prima della guerra e aveva il vizio dei rendiconti. Pensava di dover documentare tutto per il nuovo reich, anche i morti che aveva totalizzato, fu catturato ma riuscì a togliersi i gradi e a gettare la cartella con i documenti in una buca che gli americani stavano ricoprendo con i buldozer. Mio nonno raccontò la cosa a mio padre che venne in Italia ma non riuscì a trovare la cartella. Poi lo raccontò anche a me e aggiunse che se tenevo all’onore della nostra famiglia, dovevo fare qualcosa. Ma cosa poteva fare una funzionaria in carriera del Ministero dell’economia come me? Suicidarsi? Raccontare tutto alla stampa e distruggere per sempre il proprio nome e quello dei suoi cari? Falsificai i titoli di studio, mi misi in aspettativa e venni in Italia, sapevo che qui a pochi chilometri da Grosseto avrei trovato il posto. Quando seppi degli scavi arrivai di corsa. Ti vidi, tu eri il direttore, tu eri la chiave….
La svastica: il disegno sul vaso di Vulci. I tre mondi,i sette pianeti…
– Mi dispiace Futuro.
Anche a Futuro dispiaceva. Dispiaceva per quegli innocenti uccisi, per tutta la crudeltà della guerra e degli uomini e per aver fatto sesso con un mostro del genere.
Mostro, strega, demone germanico…Loki !
Con i fogli in mano armò la pistola mettendo il colpo in canna. Avvicinò i fogli al viso. Accese la grossa maglite con il quale lo aveva colpito, sorreggendola tra spalla e collo.
La torcia e la pergamena, la dea infera che accompagna le anime: Vanth
– …Scheisse, Scheisse, Scheisse !!!
…Gettò in aria i fogli che narravano le gesta dei due amanti greci.
– Dov’è la cartella? Parla o sparo. Aaah si…. ho capito..ti sei fermato alla “Civetta” a farti una weisse, poi ne hai prese altre da portare via e hai lasciato lì i documenti. Si, si, veramente tipico del maschio medio italiano! Beh ora muori e poi me la vado a prendere…ciao, ciao, mi dispiace Dottore, avevi proprio un bel culetto, che peccato!
– Brigitte tese il braccio armato. Futuro realizzò che stava per morire.
Arseverse arseverse arseverse…con lo scongiuro del fuoco forse il demone germanico se ne sarebbe andato…no era ancora lì e sorrideva maligno
Chiuse gli occhi rimanendo in attesa dello sparo. Il rumore arrivò ma non era ciò che si era immaginato. Questo era un suono di legno rotto. Riaprì gli occhi in tempo per vedere la testa di Brigitte piegarsi e il suo corpo che crollava.
Ora i due tizi erano veramente sopra di lui. Riconobbe il luccichio del dente d’oro. Si sentii prendere e alzare.
Aprìì gli occhi in una stazione dei Carabinieri. Vide i calendari dell’arma, un berretto con una fiamma gialla e sotto una faccia rotonda incorniciata da una barbetta sale e pepe, un uomo con uno stetoscopio al collo che lo medicava e ancora i due brutti ceffi.
La barbetta parlò:
– L’ospedale non c’è. La guardia medica nemmeno. Il medico è mio figlio che le ha messo tre punti sul sopracciglio. Non ha commozioni cerebrali né ferite gravi. La tedesca è in gatta buia ma di punti ne ha dieci e ora dorme. Pensava tenesse i documenti nella borsa de “La Civetta Bianca” ecco perché ha agito così, altrimenti, una sventola del genere, conosce tutti gli argomenti per farseli dare con le buone! Dottò quelle birre hanno fatto un gran casino ma l’hanno pure salvata. In ogni caso, la mia relazione di sevizio per la procura l’ho fatta, lei, in questi giorni, si tenga disponibile, così mi racconta tutto. Cosimo e Tony mi hanno già riferito ma servono altri particolari. La borsa se la riprenda ma la cartella della SS la tengo io. Ora vada a dormire e domani mattina mio figlio la porta a Grosseto. Per stasera, se proprio deve, beva solo poca acqua e stia lontano dai guai, se ci riesce. Vabbuò? Io mi chiamo Roberto Trieste, comando questa stazione e questo è il mio numero. Buonanotte Dottò.

– Che ore sono?
– Le undici e trenta
Futuro guardò i tizi:
– Tony e Cosimo se mi accompagnate alla “Civetta Bianca” Vi offro una birra e Vi spiego perché vi devo chiedere scusa
– La birra no! Fecero in coro il medico e il maresciallo. Futuro annuì.
Si controllò nel bagno della caserma: il cerotto gli conferiva un certa aria da pugile dopo l’incontro, prese il cambio, indossò la camicia pulita che aveva nella borsa e poi uscì assieme a Cosimo che aveva il tatuaggio del martello e a Tony con il dente d’oro. Camminavano verso il locale.
Parlò Tony per primo:
– Eravamo usciti per riportarle la borsa. Ma lei camminava veloce. Lavoriamo in una comunità di recupero che sta qui vicino. Abbiamo brutte storie nel nostro passato ma stiamo cercando di uscirne. Sappiamo fare di tutto: pittura, falegnameria, muratura. Il Maresciallo è un amico e come può ci fa fare lavoretti extra per tutto il paese. Se l’avessimo chiamata lei sarebbe scappato, volevamo avvicinarci il più possibile per mostrarle la borsa ma poi abbiamo visto la donna con la pistola che le stava sopra. Stava per ucciderla
– E così ci siamo avvicinati e l’abbiamo colpita.
– Sono veramente un idiota, disse Futuro
Intanto erano arrivati sulla porta del locale. I due guardarono Futuro negli occhi : – Si chiama Silvia, fa la cameriera per pagarsi gli studi da sceneggiatrice e noi le si vole bene come na figliola. Disse Cosimo.
– E vacci piano altrimenti stavolta il collo te lo torco per davvero. Aggiunse Tony facendo il gesto di strizzare un cencio. Aveva le dita grosse e tozze come le gambe di un comò. Un sorrisetto poco rassicurante. Il dente d’oro scintillò. Entrarono. C’era parecchia gente e la musica era alta. Silvia li aveva notati subito e aveva notato Futuro. Sorrise, poi si avvicinò alla spina della weisse e la toccò indicandola: Futuro annuì, guardando poi per conferma Cosimo e Tony. I due fecero spallucce e si sedettero. Futuro invece iniziò a camminare verso di lei. Le avrebbe detto che aveva il visino più furbetto e sexy che avesse mai visto.



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