Origini ed evoluzioni del Corpo dei Bersaglieri

22 Agosto 2015
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Nascita dei bersaglieri ciclisti.
La data di nascita dei bersaglieri ciclisti è il 15 marzo 1898. Era logico che gli uomini dal fez cremisi guardassero con interesse la profonda trasformazione tecnologica e industriale che stava cambiando il volto dell’Italia. Un giovane Ufficiale dei bersaglieri, il Tenente Luigi Camillo Natali, si era in particolare appassionato a quel nuovo mezzo di locomozione a due ruote che l’industria aveva appena messo a punto, perfezionando via via i primi rudimentali bicicli. Era nata la bicicletta e un giovane meccanico milanese, Edoardo Bianchi, era stato tra i primi ad intuire le enormi possibilità di mercato. La bicicletta, per quanto moderna e utile, era però considerata da taluni un mezzo di trasporto poco dignitoso. In quegli anni se un Ufficiale veniva sorpreso a cavalcioni di una bicicletta, rischiava di finire agli arresti. Se il Corpo dei bersaglieri era stato voluto da La Marmora come una fanteria agile, facile e veloce spostarsi e a colpire, equipaggiare i fanti piumati di bicicletta significava decuplicare la loro funzione tattica. Il Natali presentò allo Stato Maggiore una dettagliata relazione sull’uso di questo mezzo. Ma come al solito, le grandi idee al momento vengono archiviate. L’insistenza del Natali e la comprensione del Generale Carlo Ferraris diedero, però, alla fine i frutti sperati. Il Natali, promosso nel frattempo Capitano, ebbe l’incarico di formare una prima compagnia sperimentale di bersaglieri ciclisti. Era il 15 marzo 1898 e per l’esperimento vennero scelti elementi già pratici di bicicletta, fra i migliori dei dodici Reggimenti bersaglieri. esistenti all’epoca. Sin dall’inizio apparve subito la grande funzionalità del Reparto che entusiasmò tutti. Da Roma arrivò l’ordine di costituire altre due compagnie. Nasceva così nell’ambito dei fanti piumati la specialità dei ciclisti il cui comando veniva
affidato al Maggiore Giuseppe Cantù. L’addestramento era particolarmente duro ed accurato. Gli uomini dovevano sottoporsi ogni giorno a esercitazioni che avrebbero demoralizzato chiunque non fosse già passato attraverso il normale addestramento del Corpo. Era essenziale sapersi spostare celermente con la bicicletta e, giunti in postazione, sparare con efficacia e precisione. La rivoluzione industriale, nel frattempo, aveva mutato tattica e strategia: cannoni, armi automatiche, gli ampi volumi di fuoco avevano un’importanza preponderante sulle schermaglie dei reparti ottocenteschi. Adesso, la fanteria era la vera “regina delle battaglie”. Il Natali mise a disposizione dell’industria la sua esperienza per il perfezionamento della bicicletta da bersagliere che era del tutto particolare. Si trattava di un telaio pieghevole: allentando pochi morsetti il mezzo veniva agevolmente piegato in due e, con appositi “spallacci”, collocato sulle spalle in pochi secondi. Era previsto lo spazio del moschetto al centro della bicicletta, in uno zainetto apposito trovava sistemazione tutto l’equipaggiamento previsto. Nella creazione del mezzo si era cercato di semplificare al massimo la meccanica al fine di permettere a chiunque di effettuare delle riparazioni. I programmi di addestramento erano tali che chi entrava nella nuova specialità poteva diventare un ciclista di primordine. 110-120 chilometri al giorno alla media di 15 chilometri l’ora, su una bicicletta che pesava, da sola, 26 chili e che, per i mitraglieri, arrivava a oltre 40 chili. Nel 1908 è costituito a Bologna il Primo Battaglione ciclisti che adotta la bicicletta Carraro e compie il “primo” giro d’Italia in 10 tappe per 1153 chilometri in sella e 73 a piedi. Nel 1910 ogni Reggimento ha un battaglione bersaglieri ciclisti. Nel 1912 si creano le prime sezioni mitraglieri fra i ciclisti. I bersaglieri ciclisti scrissero pagine di storia nell’arco della 1^ Guerra Mondiale per il loro impiego nei momenti e nei luoghi più difficili. Al termine della guerra la specialità ciclisti dei bersaglieri venne ridotta. Solo nel 1924 tutti i 12 Reggimenti ritornano ciclisti per l’arco di tempo necessario alla nuova meccanizzazione.



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