bersagliere motocicletta

Origine ed evoluzione del Corpo dei Bersaglieri

28 Agosto 2015
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

A cura di Nicola Toma

La motorizzazione dei Reparti bersaglieri
L’uso di automezzi durante la Grande Guerra fu diffuso principalmente nei Reparti delle salmerie, sanità, artiglieria ed altri supporti come il Genio. La moto divenne importante fin dall’inizio per i portaordini quando ne era possibile l’uso al posto dei ciclisti, cavalieri o appiedati secondo le condizioni del terreno e del fuoco nemico. C’erano sì le comunicazioni radio ma c’erano anche gli intercettatori. Per l’utilizzo della moto per uso esclusivamente bellico si dovette aspettare circa due anni. Nel 1918, essendo la disponibilità di camion centellinata, si giunse alla formazione di vere e proprie sezioni e compagnie di motomitraglieri su mezzi Frera, Bianchi, Borgo. I bersaglieri costituirono almeno 4 compagnie di cui una (Tenente Bertone) che entrarono a Vittorio Veneto. E’ stato fatto anche uso di tale mezzo nella spedizione di Fiume con D’Annunzio (12 settembre 1919). Con la fine della guerra, causa le restrizioni e la demilitarizzazione, l’uso dei motocicli perde interesse per svilupparsi in campo civile e sportivo. Bisognerà aspettare circa 10 anni per vedere di nuovo una ricerca sui materiali e coniugare il mezzo a due ruote alle nuove dottrine meccanizzate. Alla fine del 1931, presso la Caserma del 2° Reggimento bersaglieri a Trastevere, è costituita ai fini sperimentali una compagnia motociclisti. la compagnia è sottoposta ad intensa attività addestrativa con esercitazioni notturne, invernali, estive con compiti di esplorazione, avanguardia, fiancheggiamento e retroguardia.
I fucili mitragliatori vengono in un primo momento portati a tracolla, ma la posizione appare subito poco idonea, per l’equilibrio in sella, e troppo lungo il tempo per metterli in azione in caso di agguato. Viene così ideata una culla posta sullo sterzo che ne facilita il trasporto e in casi estremi l’uso dal mezzo fermo. Il motto della compagnia è “Palpitando irrompo”. Nel 1933 la compagnia in tre tappe si trasferisce da Roma a Torino. Oltre alle Guzzi 500 presso la compagnia si provano Gilera e Frera. Nel 1938, dopo varie modifiche apportate alle moto (diventano biposto), la costituzione di un Battaglione moto all’interno delle Brigate Corazzate, l’aggiornamento della dottrina, fanno sì che la compagnia motociclisti a questo punto è atta a svolgere alcuni compiti per le Unità Superiori come spostarsi su strada a velocità di circa 35 chilometri orari e piombare di sorpresa sulle avanguardie nemiche sviluppando una notevole massa di fuoco. La moto in questione è la Guzzi Alce che sostituisce la moto Guzzi GT 20 e resta in dotazione sino al 1945. I compiti assegnati a queste Unità sono: esplorazione, occupazione preventiva di località o nodi stradali, sfruttamento del successo, inseguimento, protezione nel ripiegamento, sicurezza in marcia delle Grandi Unità Corazzate o motorizzate. La velocità di 35 chilometri orari ora ci farebbe ridere, ma allora era la massima velocità a cui andavano i più veloci mezzi militari italiani. Con moto più adatte, nelle prima guerra del Golfo, piccole unità francesi hanno svolto nelle distese desertiche diverse funzioni di supporto e alleggerimento per la sicurezza lontana ed immediata alle Unità corazzate. Resta, comunque, la vulnerabilità. I bersaglieri motorizzati sono stati impiegati su tutti i campi di battaglia dalle guerre coloniali al 2° conflitto mondiale. Nel 1955 entra in servizio la moto Guzzi Falcone 500. Oggi i Reggimenti bersaglieri dispongono di n. 6 moto Cagiva 350 W12 che vengono utilizzate per missioni di esplorazione. Tale mezzo è dotato di un’autonomia di 260 chilometri e capace di una velocità massima di 135 chilometri orari.

La meccanizzazione dei Reparti bersaglieri
Le Forze Armate di ogni Paese sono uno strumento che, per forza di cose, subisce continue evoluzioni dovute allo sviluppo tecnologico, all’ammodernamento continuo, alla necessità di rispondere alle esigenze operative che cambiano continuamente a causa dei nuovi scenari politici e militari internazionali che si vengono a creare. Ovviamente anche l’Esercito Italiano, compreso quindi anche il Corpo dei
Bersaglieri, continua questo processo di modifica, di ristrutturazione, di aggiornamento alle nuove realtà.
Dopo la 2^ Guerra Mondiale ricominciò la ricostruzione dell’Esercito Italiano che, uscito martoriato dal conflitto, doveva rimettere le basi su cui organizzare la nuova struttura. Iniziò quindi per la Forza Armata un processo di “meccanizzazione”.
Il primo vero mezzo cingolato assegnato nel dopoguerra (1950) ai bersaglieri è stato il carro armato leggero M 24 di fabbricazione USA ed usato dagli Americani nel 2° Conflitto Mondiale e, successivamente, in Corea, Indocina ed in Algeria dai Francesi. Cinque carri M24 furono assegnati al plotone esploratori dei battaglioni bersaglieri. Tale carro fu poi tolto dal servizio negli anni ’70.
Per quanto riguarda i veicoli da trasporto truppa (VTT), i bersaglieri, a partire dagli anni ’60 utilizzarono l’M113, completamente cingolato e capace di trasportare una squadra (12 uomini) completamente equipaggiata per il combattimento. La funzione tattica di questo mezzo era quella di trasportare i soldati fino al campo di battaglia e, una volta sul campo, di sostenerli con il fuoco dell’arma in dotazione al veicolo (una browning 12.7). Solo veicoli di progettazione successiva (veicoli da combattimento per la fanteria) permisero ai bersaglieri di essere portati dentro il campo di battaglia e di combattere direttamente dal mezzo. I veicoli costruiti su scafo M113 sono vari. Ai bersaglieri è in dotazione l’M106 per il trasporto e l’ impiego da bordo di un mortaio da 120 mm. Una variante dell’M113 è l’M113 A1 (camellino) entrato in servizio successivamente e costruito dalla OTO Melara. Negli anni ’80 entra in servizio il VCC “DARDO”, un veicolo da combattimento per la fanteria costruito in Italia, dalla OTO Melara, che sostituisce gli obsoleti M113. Il mezzo ha un armamento principale costituito da un cannone da 25/80 ed una mitragliatrice 42/59 coassiale. L’armamento secondario è costituito da 2 lanciatori TOW. Ha la protezione totale NBC. Può trasportare 9 uomini. Anche per il DARDO c’è la versione per il trasporto ed impiego del mortaio, c’è la versione trasporto feriti e la versione per Posti Comando M577.
Al di là dei mezzi di trasporto e da combattimento terrestri, i bersaglieri effettuano addestramento mirato a specifiche funzioni operative con gli elicotteri dell’Esercito.
Oggi i bersaglieri, pur mantenendo sulla carta la loro fisionomia di Reparti meccanizzati, sono soldati “completi”, capaci di operare in qualsiasi situazione e con qualsiasi mezzo, dotati di strumenti e armamenti tecnologicamente avanzati che permettono di integrarsi efficacemente con Reparti di altri Paesi.
Con quest’ultimo articolo, ho tracciato a grandi linee tutta l’evoluzione del Corpo dei Bersaglieri soffermandomi solo sui punti essenziali per non farla troppo lunga. La serie sui bersaglieri però non finisce qui, infatti, seguiranno ancora altri articoli sulla vita di personaggi appartenuti alla Specialità e su alcuni episodi di guerra i cui protagonisti sono stati i bersaglieri che mi auguro possano suscitare interesse nel lettore in quanto trattasi di argomenti che toccano, almeno in parte, anche la sfera dei sentimenti.



ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER E GIORNALE ONLINE




  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •