Non c’è argine alla violenza di genere (Rubrica a cura del Dr Remo Fontana, Criminologo)

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Sabato 25 novembre si tornerà a celebrare la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

(Terza Parte)

Ai vari tipi di violenza conosciuti nei confronti delle donne, nei quali possiamo annoverare quella psicologica, quella verbale, quella fisica, quella economica quella sessuale e quella assistita,  delle quali vedremo pure più avanti le loro caratteristiche, il fenomeno dello stalking non è certamente da sottovalutare, che secondo quanto riportato dall’Ansa, sarebbero : “3 milioni e 466 mila in Italia, secondo l’Istat, le donne che nell’arco della propria vita hanno subito stalking, ovvero atti persecutori da parte di qualcuno, il 16% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Di queste, 2 milioni e 151 mila sono le vittime di comportamenti persecutori dell’ex partner. Ma il 78% delle donne che ha subito stalking, quasi 8 su 10, non si è rivolta ad alcuna istituzione e non ha cercato aiuto.” (Fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/speciali/editoriali/2016/11/24/giornata-mondiale-2016-contro-la-violenza-sulle-donne_f012b86f-eceb-44d6-964d-ee030b123360.html).
Studi hanno dimostrato che non esiste un preciso criminal profiling dell’abusante, il quale può appartenere sia ad un ceto sociale basso, che medio che alto, come pure non possedere necessariamente un particolare titolo di studio o culturale.
L’abusante non sempre appartiene ad una specifica categoria  di soggetti dediti all’uso di alcol e droghe, anche se certamente, l’assunzione di tali sostanze, in determinate e critiche circostanze, può favorire epiloghi nefasti di una “semplice” lite in famiglia, iniziata anche per apparenti futili motivi.
Alla base di quest’ultimi certamente possono incidere anche particolari condizioni economiche disagiate, ma anche attriti e tensioni tra la coppia, che magari covano sotto la “brace” in un apparente e lungo silenzio che dura da tempo.
Ho citato alcuni tipi di violenza, che ora vorrei sinteticamente riprendere e che per mera indole dell’abusante, conducono in molti casi la donna a presentarsi presso i posti di pronto soccorso degli ospedali per le cure del caso, ma anche ad epiloghi fatali e letali.