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Molo Vespucci e l’intrigo a 5 Stelle

8 Marzo 2018
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Certo che ieri sera non soltanto Graziano Delrio deve essere sobbalzato dalla poltrona di casa se stava vedendo la puntata di Matrixcondotta da Nicola Porro.
Al minuto 14.20, lo scrittore giornalista Luigi Bisignami, molto conosciuto per le sue spy story che hanno appassionato migliaia di lettori, dal Vaticano a Palazzo Chigi e via discorrendo dichara:

(VIDEO) http://www.video.mediaset.it/video/matrix/full/puntata-del-7-marzo_815711.html#

Quello che ha dichiarato ieri sera, come detto, merita uno spunto di riflessione soprattutto a quelli che, come Delrio prima e Zingaretti poi, sono caduti nella trappola dei 5 stelle e hanno nominato a Molo Vespucci Francesco Maria Di Majo.
Adesso vi spieghiamo perché!
Nella sua lucida analisi, come avete potuto ascoltare voi stessi, fa i nomi degli uomini ombra che, in un modo o nell’altro, hanno agevolato l’ascesa del Movimento 5 Stelle. Il buon Bisignani ha sparato tre nomi che, nell’ombra, hanno fatto di tutto, ma proprio di tutto, per istruire i giovani rampanti del Movimento 5 Stelle. Sono quelli di Ugo Zampetti, di Gabriele Barbaresco e Umberto Saccone.
L’intreccio va seguito con attenzione perché è complicato, anche se poltrone e cognomi sono sempre gli stessi. Ugo Zampetti ha lavorato per quarant’anni alla Camera dei Deputati, di cui quindici da segretario generale, prima di conquistare, nello stupore di Palazzo Chigi e di tutti quelli che lo credevano un pensionato da panchina del Pincio, il settimo cielo della casta intera, ovvero il trono di segretario generale del Quirinale di Sergio Mattarella, dove tutto passa. E tutto quello che si deve sapere si sa.

In principio sarebbe il capo operativo della macchina quirinalizia, il braccio armato della presidenza, la cartina di tornasole della pratica sulla teoria. In realtà è molto, molto di più. Di trono in trono, il segretario generale, 68 anni, romano, sempre un passo indietro ma con l’aria di chi ne sta tre avanti, è l’ultimo dei “mandarini” di Stato.
Uno di quelli che per straordinaria esperienza, lombi di sistema, e conoscenza di meccanismi, istituzioni e favori può alzare il telefono da sempre e parlare con le più alte cariche. Organizzatore meticoloso e teorico del controllo assoluto (la leggenda narra che a Palazzo monitorizzi l’elenco di chi visita chi, rivelatore di reti, trame e relazioni).
Il secondo personaggio è il direttore area studi di Medio Banca Gabriele Barbaresco. Lui è quello che ha introdotto gli uomini di Beppe Grillo nei meandri e corridoi scuri delle banche italiane presentandogli tutti i capi bastone che, in un modo o nell’altro, hanno contribuito ad affossare non le banche ma i conti correnti di migliaia di cittadini. Altro che la Boschi tanto amata da Renzi.

Per finire l’uomo dei servizi segreti, quello esperto di armi e strategie militari o meglio di spionaggio e chi più ne ha ne metta, Umberto Saccone.
Di lui, su questo argomento, avevamo parlato già dal primo momento quando fu nominato con uno stratagemma amministratore delegato della Port Authority Security società controllato dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, oggi AdSP del Tirreno Centro Settentrionale. Di Saccone abbiamo anche elencato incarichi aziendali di ogni sorta e intrecci con un modo sempre poco trasparente che ha trasformato, guarda caso, il Porto Civitavecchia nel porto delle ombre. Basti pensare all’ultima nomina di un altro ufficiale (si fa per dire visto che è stato sempre impiegato nei palazzi della politica) e cioè Vincenzo Conte che ha preso il posto dell’ammiraglio Nitrella.

Dunque, il buon Francesco Maria Di Majo, quasi omonimo del “Gigino nazionale”, ha trovato facile sponda su quelli che poi hanno contribuito ad affossare quel Partito Democratico che invece lui, il Di Majo Maria, aveva sfruttato e spremuto per ottenere la nomina a Molo Vespucci. Altro che comparsate a cena con Nicola Zingaretti.
Altro che endorsement per Gino De Paolis e dei portuali. Da buon diplomatico è già pronto al grande balzo. Tornano quindi i conti con il famoso incarico affidato all’avvocato Giuliano Gruner e al suo collega di Studio Dinelli. Il primo che, travolto dalle polemiche, si era ritirato dalle parlamentarie del Movimento 5 Stelle. Insomma sembra davvero giunto il momento di cacciare questo signore dal ruolo di presidente e approfittare dell’ennesimo sfacelo combinato con il mancato decreto di adeguamento delle tariffe e l’ennesima sentenza che ha dato ragione a Total Erg.

Scrive Ship2Shore ieri:

Totalerg vince un’altra causa contro l’AdSP di Civitavecchia

Annullati gli incrementi del canone del 2007: secondo il presidente di Majo nessun rischio risarcitorio, però, per l’ente Il rapporto fra Totalerg e Civitavecchia non è facile e una recente sentenza del Tar Lazio lo dimostra.
È stato infatti accolto pochi giorni fa il ricorso con cui Raffineria di Roma, controllata della major petrolifera e concessionaria nello scalo laziale, chiedeva l’annullamento di una determina di pagamento ricevuta nel 2007 dall’allora Autorità Portuale (presidenza Moscherini), che pretendeva il saldo di un canone di oltre 800mila euro per il periodo gennaio-giugno 2007, quando sarebbe arrivata a scadenza la concessione.
Che, al momento del rilascio nel 1999, fissava, per l’area di circa 38mila mq e le opere ivi insistenti (depositi costieri e tubuature), un canone da poco più di 160mila euro. Il Tar ha accolto il ricorso spiegando che “ogni variazione nell’estensione e nelle modalità di esercizio della concessione può essere consentita dopo l’espletamento di apposita istruttoria, di cui nel provvedimento impugnato non vi è traccia”.
E ha inoltre ricordato che “il Comitato portuale con atto del 10 maggio 2011 (depositato il 07/12/17) ha disposto la cancellazione del residuo attivo riferibile al provvedimento impugnato nel presente giudizio”, il che fa presupporre che Raffineria non abbia mai versato la differenza, anche se, nelle premesse, la sentenza spiega che “non risulta che i provvedimenti impugnati siano stati formalmente annullati”.
Secondo Francesco di Majo, presidente dell’ente, nel frattempo divenuto Autorità di Sistema Portuale, non ci sarebbero rischi di richieste risarcitorie da parte di Raffineria a valle della pronuncia: “Le determine di pagamento annullate non furono pagate da Raffineria, in quanto superate di fatto dal successivo procedimento amministrativo concluso, previa rideterminazione del canone, con la sottoscrizione del rinnovo dell’atto di concessione (2010). Inoltre gli uffici amministrativi provvidero successivamente alla cancellazione dei residui attivi”.
Possibile che il concessionario abbia proseguito nella lite, quindi, oltre che per il formale annullamento del provvedimento, anche per l’ulteriore chiarimento fornito dal Tar, che, in merito ai criteri di calcolo utilizzati dall’amministrazione, ha sancito, anche sulla base di una nota ministeriale dell’epoca, come sia “illegittima l’applicazione alle piattaforme petrolifere dei criteri di misurazione e determinazione del canone previsti per i gavitelli”.
Nessuna novità dall’AdSP, invece, in riferimento alla lite di ben altra portata (relativa ad una sovrattassa sulle merci introdotta nel 2015) che la vede opposta, col rischio in quel caso di risarcimenti milionari, a Totalerg.

(FONTE WWW.ETRURIANEWS.IT)



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