michele profeta

L’undici gennaio del 2001 alla Questura di Milano arriva un biglietto anonimo. È un ricatto in cui si chiedono 12 miliardi e la pubblicazione di un’inserzione sul Corriere della Sera, pena la morte di diverse persone. La richiesta di pubblicazione viene assecondata. Il 29 gennaio, però, un uomo viene trovato senza vita nel proprio taxi. È Pierpaolo Lissandron, ucciso da un colpo di pistola alla nuca. Pochi giorni dopo in questura arriva un altro messaggio: gli omicidi continueranno se non sarà pubblicata l’inserzione “offresi tornitore specializzato12 anni di esperienza”. Anche questa volta il mandante del messaggio viene assecondato. Dopo pochi giorni viene ritrovato in un appartamento un altro corpo senza vita. Questa volta è l’agente immobiliare Walter Boscolo. Accanto al cadavere un bigliettino in cui l’assassino rivendica l’omicidio. Secondo i testimoni, l’agente immobiliare quel pomeriggio aveva un appuntamento di lavoro con un certo signor Pertini. Grazie ai tabulati telefonici si viene a conoscenza che Pertini non ha chiamato solo Boscolo, ma ha effettuato molte altre chiamate. Inoltre, tutte le telefonate sono state effettuate da un telefono pubblico sito al Pronto Soccorso dell’ospedale di Noventa Vicentina. Tra le chiamate sospette, alcune riguardanti la famiglia Profeta. Giovanni Profeta, però, si trova a Palermo. Per questo viene fermato suo fratello, Michele. L’uomo si dichiara estraneo ai fatti, ma nella sua casa viene trovata la pistola che ha messo fine alla vita delle due vittime. Inoltre, gli orari delle chiamate coincidono con la presenza di Profeta al Pronto Soccorso dell’Ospedale. Ma cosa ha spinto Michele Profeta ad uccidere i due uomini? Cresciuto in una famiglia benestante ma severa, la quale gli aveva persino vietato di sposare una donna da lui molto amata poiché di basso ceto sociale, Michele Profeta si dedica principalmente al lavoro. L’uomo però non dimentica mai il suo vero amore e, quando i genitori muoiono, decide di separarsi dalla moglie imposta dalla madre per sposare finalmente la sua vera amata. Anche questo secondo matrimonio, però, non è idilliaco, e per questo Profeta inizia a frequentare un’altra donna, tenendola all’oscuro dell’esistenza della sua famiglia. Ad aggravare una situazione già abbastanza difficile, arriva anche il fallimento della sua azienda immobiliare. Profeta non si arrende e cerca di riprendersi cercando un’occupazione anche in altri ambiti, ma non riesce a trovare alcun lavoro in grado di sostenere entrambe le famiglie. È la disperazione per i soldi che lo spinge ad uccidere. Dopo l’arresto, Michele Profeta si dichiara innocente, nonostante i numerosi interrogatori e prove, ma la forte personalità narcisistica e il tentativo di fuga aggravano la sua posizione agli occhi dei giudici. Per tali motivi, viene condannato all’ergastolo, che sarà però molto breve. L’uomo morirà infatti nel 2004, durante un esame universitario, a causa di un infarto.

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