Melanzana, la viola dell’orto

10 Giugno 2015
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Tra le piante orticole maggiormente coltivate in superfici limitate, non può certo mancare la melanzana, ortaggio originario dell’Asia introdotto in territorio siculo già nel lontano Quattrocento. La melanzana interessa una buona fetta della produzione del Bel Paese: tant’è che il 30% delle coltivazioni è destinato proprio a questo ortaggio. Il suo nome d’arte più raffinato, Violetta, calza a pennello per dare una prima descrizione, seppur generale, della melanzana. Esistono numerose varietà di melanzane, nonostante quelle tonde ed ovali siano le più apprezzate in assoluto. La Violetta (napoletana, palermitana, nana) è una nota melanzana dalla forma allungata e cilindrica, assai precoce e piuttosto rinomata per la sua nota di particolare piccantezza. La melanzana Black beauty, capostipite delle Tonde, si presenta con una buccia violacea molto scura, ed è tipica dei paesi fiorentini. La carne di melanzana è piuttosto compatta, appare poco amara al gusto e non è costituita da moltissimi semi. Tra le melanzane tondeggianti si ricorda anche la Rotonda Bianca, dalla buccia tipicamente chiara, talvolta sfumata di rosa: la pianta non richiede particolari esigenze climatiche, pertanto ben si adatta a svariati climi e terreni.
La Mostruosa, fregiata da questo appellativo per beffeggiare la sua particolare forma enorme, è una melanzana americana, tipica di New York. Si narra che le melanzane siano potenzialmente tossiche, responsabili di mal di testa improvvisi e febbre. Questa credenza, di primo acchito paradossale, presenta un fondamento di verità: le melanzane crude, infatti, contengono una considerevole quantità di solanina, sostanza alcaloidea glicosilata tossica (contenuta soprattutto in patate germogliate e pomodori). L’assunzione di dosi eccessive di solanina può creare effetti collaterali spiacevoli, quali sonnolenza, irritazione della mucosa gastrica, emolisi ecc. L’unico modo per ovviare al problema è la cottura della melanzana: con il trattamento termico, la solanina presente viene ridotta della metà. Dopo questo approfondimento è comprensibile anche il motivo per cui la melanzana cruda presenta un sapore amaro e sgradevole; d’altra parte, le melanzane sono buonissime dopo la cottura (alla griglia, in padella, fritte, sott’olio, al forno, pasticciate ecc). Le melanzane, pur essendo in sé amiche delle diete povere di calorie, possono risultare bombe caloriche in base alle modalità di cottura: la pasta spugnosa dell’ortaggio assorbe moltissimo il condimento, prestandosi perfettamente ad insaporire e ad arricchire piatti gustosissimi ed ipercalorici. La semplice cottura alla griglia non è problematica per le diete povere di calorie, poiché la preparazione delle melanzane avviene, in questo caso, senza necessità di olio in cottura. È palese che, cucinando le melanzane in padella, friggendole nell’olio o, ancor peggio, farcendole anche con pomodoro e mozzarella, le calorie crescono esponenzialmente.
La melanzana cruda apporta solamente 18 Kcal per 100 grammi; prendendo come riferimento una melanzana dal peso ideale di 100 grammi, il 92,7% è costituito da acqua, mentre il rimanente 7,3 % è ripartito tra carboidrati (2,6%), fibre (2,6%), proteine e grassi (tracce). Inoltre, la melanzana assorbe molti sali minerali dal terreno, in particolare potassio, ed è ricca in fibre. Sembra che la melanzana abbia proprietà paragonabili a quelle del carciofo, per la presenza di alcune molecole simili alla cinarina: a tal proposito, l’ortaggio è utilissimo per il riequilibrio della funzionalità epatica. Stimolando l’attività del fegato, la melanzana presenta anche proprietà ipocolesterolemizzanti: ricca di potassio, mentre il contenuto di fosforo e calcio è piuttosto modesto, pertanto vanta discrete potenzialità rimineralizzanti.

 



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