Maxi sequestro di valuta al porto di Civitavecchia

2 Dicembre 2020
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Guardia di finanza e Agenzia delle Dogane in prima linea. Recuperato denaro contante per un totale di oltre 400mila euro.

Guardia di finanza e Agenzia delle Dogane unite nelle attività ispettive all’interno del porto. Oltre alla droga e al materiale contraffatto, militari e funzionari civili da tempo continuano a monitorare la tratta Civitavecchia-Tunisi, accendendo i riflettori sul trasporto di valuta.E proprio di valuta si parla in questa fase, che ha visto Dogane e fiamme gialle raggiungere risultati importanti nell’ambito dei controlli effettuati all’interno dello scalo cittadino. Un bilancio di tutto rispetto, se si prende in considerazione il periodo che va da gennaio 2019 a novembre 2020. Neppure un anno di lavoro e già si è registrato un sequestro amministrativo di valuta per oltre 400mila euro. Nel mirino della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle dogane sono finiti trenta soggetti, destinatari di altrettanti verbali di sequestro valuta, con relative sanzioni. Un controllo semplice all’interno del porto, nel corso del quale gli operatori chiedono informazioni circa eventuale denaro in contante trasportato, in partenza per la Tunisia. Il limite è pari a 10mila euro, ma sono in molti a sforare senza dichiarare nulla agli accertatori, che alla fine procedono con controlli accuratissimi e sanzioni salate. L’obbligo di dichiarare la valuta al seguito nel corso di un controllo doganale viene spesso ignorato, soprattutto da cittadini extracomunitari impossibilitati a favorire delle attendibili informazioni per il tracciamento dei soldi. Provenienza ignota, anche perché molte delle persone fermate, in Italia risultano sprovviste di reddito. Partono allora le giustificazioni più disparate, nel tentativo di riuscire a superare l’ispezione senza inconvenienti. Tutto inutile: le fiamme gialle e gli ispettori doganali, a seguito dei controlli effettuati nei mesi scorsi, hanno multato e segnalato almeno una trentina di soggetti ai fini tributari. Una parte dei soldi sequestrati viene poi restituita alle persone controllate, un’altra parte viene invece trattenuta dagli organi accertatori e destinata all’erario. La sinergia che funziona all’interno del porto: nonostante l’emergenza Coronavirus, la Guardia di finanza e l’Agenzia delle Dogane non hanno abbassato la guardia e continuano a portare a compimento un’attività istituzionale poco visibile ma sicuramente importante ai fini tributari.

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