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Mario Michele Pascale: “Vi spiego perché sono contrario ad un governo Cinque Stelle – Pd”

30 Aprile 2018
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“Cari compagni,

gravi motivi di ordine familiare, che alcuni di voi conoscono, mi tengono lontano da Civitavecchia. Ritengo però che sia primo dovere di ogni militante quello di partecipare al dibattito politico del partito. Per questo, con pieno spirito di servizio, in vista dell’attivo del 2 maggio, mi permetto di porre alla vostra attenzione, in anticipo, le mie idee. Vi prego di farle circolare tra gli iscritti e i simpatizzanti. Vi auguro buon lavoro.

. Vi spiego brevemente perché:

1. Ci siamo presentati in campagna elettorale dicendo a gran voce che eravamo alternativi alle destre e al movimento Cinque Stelle. Abbiamo raccattato voti con le unghie e con i denti, rotto le scatole ad amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro e retto l’impatto sui social con questa parola d’ordine: NOI SIAMO DIVERSI.

Abbiamo perso le elezioni, ma la gente che ci ha votato, che tanto poca non è, lo ha fatto perché non voleva scegliere gli altri: evidentemente non si sentiva né grillina né di destra, ma si rispecchiava nella nostra posizione. Oggi, superare quella posizione politica, vorrebbe dire sputare in faccia a quell’elettorato (minoritario, ma numeroso) che ha creduto in noi e nella nostra buona fede. Vuol dire sputare in faccia ad amici, parenti, conoscenti, colleghi di lavoro. Certo possiamo fregarcene. L’importante è che quando saranno loro a sputarci in un occhio (alla Totò) noi non ci lamentiamo.
Andare ad un governo con i cinque stelle vuol dire perdere quel consenso che faticosamente abbiamo trattenuto. Molti dicono: recupereremo nei cinque stelle …  i loro elettori “sono di sinistra”. Bene. Anzitutto eticamente voler cambiare cavallo è una cosa disdicevole. Gli uomini e le donne che ci hanno votato meritano il nostro rispetto e non sono solo strumenti al servizio di una classe dirigente con l’ansia della poltrona. Secondo: se i cittadini votano cinque stelle lo fanno sulla base di una loro incompatibilità con il Pd. Dubito che, indipendentemente dal loro passato, possano essere folgorati sulla via di Damasco dal primo figicciotto che passa. Ma voi ce lo vedete un Francesco Fortunato, ad esempio, (il quale era vicino a Rifondazione) che in virtù di un’alleanza di governo Cinque stelle – Pd, corre a farsi la nostra tessera rinnegando Grillo?

Andare al governo con i grillini vuol dire suicidarsi. E’ evidente, per questioni di cultura e formazione politica, che a fronte del loro becero propagandismo, toccherebbe a noi essere i custodi del buon funzionamento della macchina amministrativa dello Stato. Mentre i Cinque Stelle arringano le masse con disegni di legge utopici, toccherà a noi dire che molti “affascinanti” provvedimenti non si possono attuare. Loro faranno la figura dei rivoluzionari, “frenati” dai vili reazionari del Pd che, agitando lo spettro della crisi di governo, non gli danno la possibilità di esprimersi. Il governo è una trappola. E’ evidente. E chi dice, tra di noi, che non è così, mente sapendo di mentire.

2. L’alleanza con i cinque stelle ci pone, immediatamente, fuori dal socialismo europeo.Mi rendo conto molti hanno vissuto l’adesione del Pd al Pse come una noiosa seccatura senza importanza da dimenticare al più presto. Eppure si aderisce ad un sistema di valori in cui sono centrali Olaf Palme e François Mitterand, mentre si accende ancora il cero a Berlinguer e a Luigi Sturzo. Come ho detto in più di un’occasione, nessuno ha costretto né il
partito né i singoli militanti ad aderire puntandogli una pistola alla tempia. La superficialità nelle decisioni non può essere una scusante: gli uomini e le donne del Pd sono socialisti e si devono comportare come tali. Faccio notare che l’unico reale orizzonte ideologico rimasto al Partito Democratico è proprio il socialismo europeo. Perderlo per un piatto di lenticchie governativo sarebbe incredibilmente stupido.

3. Quale credibilità potrebbe avere un candidato sindaco del PD a Civitavecchia che fa una campagna (giustamente) contro Cozzolino e soci, quando a livello nazionale si va a braccetto? Quanto sarebbe credibile una nostra offerta politica sul territorio radicalmente alternativa ai cinque stelle in uno scenario di comune governo nazionale? Molti di voi diranno: ma sono cose diverse! Io vi dico di no. In più di un’occasione gli equilibri nazionali hanno imposto le scelte territoriali. Non ultimo il mandato Tidei, basato su primarie di coalizione che riproducevano precise alleanze nazionali.

Se tanto mi dà tanto, e se accettiamo che le stesse persone che ci hanno umiliato, offeso politicamente ideologicamente e personalmente, che in più di un’occasione hanno detto che ci vogliono politicamente morti e ci volevano bruciare nei forni crematori, siano nostri alleati al governo, perché non farne di nostri alleati alle comunali in nome del “bene della città”? Di certo, così come si è detto che si doveva onorare Francesco Fortunato, lasciandoci illuminare dalla sua saggezza, dalle sue capacità e metafisiche conoscenze in materia portuale, ci sarà qualcuno che sosterrà la tesi “Cozzolino sindaco del Pd”. Magari in ossequio, anche, ai traballanti equilibri della Regione Lazio, che si reggono sul voto grillino. Scommettiamo?

4. Un partito che non sa stare all’opposizione è solo un comitato d’affari. Io all’opposizione ci sto benissimo. Del resto il mandato popolare è stato chiaro. Non mi occorre (e non ci occorre, per fare politica) né uno spazio di governo, né “favori” collaterali. Questo se noi facciamo politica in virtù di una serie di ideali, di una visione del mondo basato sulla giustizia sociale, di una morale e di un’etica. Se invece facciamo politica solo per un tornaconto, una prebenda, un sottosegretario o un ministro vi dico, con semplicità ma con fermezza, che un partito così è inutile. Fanno bene gli italiani a punirlo e a farlo scomparire.

Grazie per la vostra attenzione. Resto a vostra disposizione per qualsivoglia chiarimento.

Sempre Avanti!”.
Lo ha dichiarato  Mario Michele Pascale, PD-PSE



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