Il ministro Guidi prova a stravolgere la già devastata portualità italiana. Mascherandosi dietro i principi di libera concorrenza e produttività, tenta di far passare il vero disegno in favore di poteri forti e lobbies.     Emblematico in tal senso l’esempio della nostra città. Un punto quasi invisibile sulle cartine geografiche ma con un grande ed importantissimo porto. C’è chi resiste a tutto questo, dimostrando che c’è un modo diverso di governare i processi di produzione mettendosi al servizio delle imprese con professionalità e flessibilità. Vengono tessuti giusti equilibri che permettono alle imprese di fare profitto ma di mantenere, al contempo, la dignità dei lavoratori, grazie alla formula dell’autogestione.

       È assurdo vedere che il Ministro per lo Sviluppo Economico trovi il tempo di proporre formule che vanno a deregolamentare il settore portuale mentre non presta attenzione ad aree che nel Paese sono strategiche come l’interporto di Civitavecchia oggetto di consistenti finanziamenti pubblici ma ad oggi totalmente inutilizzato. Visto sotto questa luce, l’intervento della Guidi sembra più teso a favorire i profitti dei soliti noti sacrificando ancora una volta qualità, sicurezza e dignità del lavoro. Si fa attendere, invece, una regolamentazione del comparto logistico, dominato da cooperative, quelle si, di sola facciata, che, negando contratto, diritti e sicurezza alle maestranze falsano il mercato, abbattendo i costi del lavoro. Il Governo, purtroppo, sembra così attratto da questo sistema tanto da volerlo imporre all’interno degli scali.

     Se si mettessero a confronto le due realtà, interporto e porto, si riscontrerebbe come, grazie alla guida di un’Autorità Portuale, gli investimenti pubblici siano stati impiegati per migliorare e creare infrastrutture rispondendo così alle esigenze di un mercato difficile, creando sviluppo e occupazione nel corso degli anni. Dovrebbe essere evidente il divario con quei sistemi che, in assenza di una guida pubblica, hanno prodotto sprechi e palesemente frenato lo sviluppo di un intero territorio. Non sta a noi indagare sulla gestione di quell’area ma, visti i risultati, auspichiamo che le Autorità competenti facciano luce su eventuali illeciti. Al pari confidiamo che siano palesate le responsabilità delle passate amministrazioni che poco hanno fatto per impedire lo sfacelo dell’interporto.Forse il Ministro Guidi, piuttosto che procedere a colpi d’accetta, farebbe meglio ad agire su queste situazioni diffuse in Italia e provare ad ascoltare coloro che operano nei porti.     Auspicando che il Ministro agisca nella direzione indicata, ci dichiariamo pronti a difendere quanto realizzato dalla Compagnia in oltre venti anni, dall’applicazione della Legge 84/94 ad oggi. Al contempo ci opporremo a che il territorio diventi preda di grandi e potenti gruppi imprenditoriali che diventerebbero padroni delle nostre città portuali.

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