LIBERTA’ O CONTROLLO? TU COSA SCEGLI? di Alessandro Spampinato

9 Dicembre 2018
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Il termine règola deriva dal lat. regŭla che vuol dire: «dirigere, guidare diritto».  Significò dapprima «assicella di legno, il regolo» e per traslato «regola, norma». Il regolo ancora oggi è l’asticciola di legno, di metallo o di materia plastica, a sezione quadrata o rettangolare, usata per tracciare linee diritte. Con il regolo il muratore verifica l’allineamento dei mattoni e la distribuzione corretta dell’intonaco. Esso diviene simbolo per indicare il modo di svolgersi ordinato e costante che si riscontra nella quasi totalità di alcuni fatti, nel campo della natura o dell’agire umano. Nell’uso comune è una norma suggerita dall’esperienza o stabilita per convenzione. Si tratta, dunque, di qualcosa che serve per procedere dritti e in modo ordinato, senza errori. Il regolo e la regola sono strumenti a disposizione dell’uomo per compiere un lavoro e portarlo a termine a regola d’arte. Se così fosse andrebbe tutto bene perché ogni cosa è al suo posto! L’uomo usa degli strumenti per realizzare un lavoro. Ma quando gli equilibri saltano, i ruoli si invertono e la confusione inizia a dilagare allora l’uomo, non più soggetto della storia, operaio o artista, viene declassato e al primo posto viene messa la regola. Quando l’uomo perde la sua importanza la regola governa e lui diviene strumento o schiavo. E così si iniziano a temere le leggi invece di osservarle e discuterle per migliorarle, la burocrazia e il controllo diventano i totem del vivere sociale e si baciano e venerano i libri. L’obiettivo diventa normare tutto il comportamento umano, codificarlo, incasellarlo e controllarlo. Oggi si firmano contratti per tutto e ogni comportamento ha bisogno di permessi, adesioni, autorizzazioni , comunicati, verbali, registri e quant’altro. Nelle scuole, nelle università, nelle aule dei tribunali e nei parlamenti si parla sempre più burocratese, ci si parla attraverso tecnicismi e si gioca sempre in difesa per paura di ritorsioni e punizioni per aver infranto qualche norma o articolo. Ci sono sempre più telecamere ovunque, sistemi di controllo, leggi e contravvenzioni. Dove sono finiti il buon senso, il dibattito, l’educazione civica, lo spirito d’iniziativa, la creatività e la voglia di crescere insieme? Ancora una volta nella storia stiamo lentamente preparando la strada ad un sistema di ubbidienza cieca per paura, al controllo e al demone della burocrazia. Sono sicuramente cicli storici, fasi, passaggi, ma come mai l’uomo non riesce a imparare dal passato? Forse bisognerebbe restituire la sua importanza al ragionamento e all’analisi. Fermarsi a riflettere e a guardare la propria e altrui realtà da più punti di vista potrebbe svegliarci da questo torpore rassegnato che ci sta guidando verso una sudditanza collettiva a qualche potere forte. Proprio come possiamo vedere nell’immagine del faraone che tiene in mano lo scettro sacro e la verga del potere, oggi siamo sulla soglia di passaggio da un sistema sociale fondato sullo scettro della democrazia, della libertà, della tolleranza e della cultura ad un sistema fondato sulla verga del controllo di massa, della burocrazia, della repressione e dell’ignoranza. Oggi ci sono ancora entrambe le possibilità e questo vuol dire che possiamo fare un passo in dietro verso la libertà. Sono tempi difficili per tutti, in tutti i campi e quando la gente soffre inizia a sperare nei miracoli e in un salvatore che risolva le cose e la liberi dal male. Ma basta aprire un libro di storia per scoprire come andrà a finire. Dobbiamo noi riprendere in mano le nostre vite, riattivare il pensiero critico e razionale, rimboccarci le maniche e opporci ai disvalori di oggi per rincontrarci come persone, nella nostra umanità con intelligenza. Nasciamo liberi in questo mondo che appartiene a tutti, non abbiamo bisogno di padroni, di uomini potenti che ci governano, di telecamere e libri con migliaia di leggi e regolamenti, abbiamo bisogno di strumenti per lavorare e realizzare noi stessi, migliorarci e incontrarci umanamente e liberamente. Queste parole sono normali quando c’è democrazia, cultura e un’idea di futuro, sono banali e sciocche quando c’è dispotismo, ignoranza e brama di potere. Proviamo a riaccendere il lume della ragione e a guardare dentro noi stessi.

www.alessandrospampinato.com



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