villa della fontanaccia

LaVilla della Fontanaccia di Allumiere

6 Agosto 2016

La “Villa della Fontanaccia” si trova ai piedi del monte Tolfaccia, sulla cui cima sorgeva l’antica Tulfa Nova, deriva il suo nome dalla tenuta annonaria ottocentesca così denominata per la presenza di un vecchio fontanile ancora esistente. I ruderi di questa villa rustica erano nel recente passato indicati col nome di “ Muracci”, il primo scavo, durato un decennio, ebbe inizio nel 1987, sotto la soprintendenza coadiuvata dai volontari del GAR. L’insediamento
poggia su un’antecedente necropoli della prima fase del Ferro, IX-VIII sec. a.C., (un’ urna cineraria biconica
è esposta al Museo Civico di Allumiere ) e fu costruito, vista la morfologia del terreno, su quattro terrazzamenti per un’area totale di circa 7000 mq. Questa grande fattoria poteva attingere da due sorgenti d’acqua potabile, oggi captate dall’omonimo fontanile e da quello detto del “Giglio”. Oltre la pars rustica vi era una sontuosa pars dominica dotata di
afreschi e mosaici pavimentali ed era dotata di una grande cucina su cui nel XIII secolo vi fu impiantata una fornace. La “Fontanaccia” per le sue dimensioni resta la più grande fattoria romana dei “Monti della Tolfa”, la sua produzione agricola non era soltanto per l’autosostentamento, ma anche per scopi commerciali, questo è testimoniato dai resti di tre grandi vie che la collegavano ai porti di Santa Severa (Pyrgi), Santa Marinella (Punicum e Castrum Novum )
e Centumcellae. Una quarta via invece la collegava all’interno dei monti per sbucare nella zona di “Monte Ianni” e “Pozzo di Ferro” dove c’erano altre ville rustiche, su tale percorso troviamo i ruderi romani di un edificio conosciuto come “Il Piastrone” che, vista la vicinanza, doveva essere una pertinenza della “Villa della Fontanaccia”.
Il complesso attuale, dagli scavi efettuati, risale all’epoca repubblicana, nel II sec. d.C. un terrazzamento della villa sarà usato come cimitero servile, mentre il deinitivo abbandono avverrà nel V sec. d.C., Tra i ritrovamenti degli scavi vi furono lucerne, sigillate aretine, ceramiche a pareti sottili e un peso di una groma del IV sec. d.C. Interessante è stata la
scoperta di due crateri, con iscrizione votiva, dedicati alla dea silvana Artemis (Diana ), in particolare quello che riporta il nome di Sesto Avidio Floro che ringrazia la dea per aver guarito suo figlio. La presenza di questi crateri votivi ha perciò fatto supporre che nelle vicinanze del “Monte Tolfaccia” ci sia un tempio dedicato alla dea Diana ancora da identificare.
Glauco Stracci – SSC

 

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