L’AMORE MOLESTO E LO STALKING (Rubrica a cura del dott. Alessandro Spampinato)

L'AMORE MOLESTO E LO STALKING

“Ci sono persone che tirano fuori il peggio di te, altri tirano fuori il meglio, e poi ci sono quelli rimarcabilmente rari, dai quali diventi dipendente, che tirano fuori solo il più Di tutto! Ti fanno sentire così vivo che li seguiresti dritto all’inferno, solo per drogarti ancora una volta di loro.” (Karen Marie Moning). Il termine stalking deriva dal verbo TO STALK nel significato di “camminare con circospezione”, “camminare furtivamente”, “colui che cammina in modo furtivo“ indicante anche il “cacciatore in agguato”. In tema di molestie assillanti, intende indicare, quindi, un insieme di comportamenti molesti e continui, costituiti da ininterrotti appostamenti nei pressi del domicilio o degli ambienti comunemente frequentati dalla vittima, ulteriormente reiterati da intrusioni nella sua vita privata alla ricerca di un contatto personale per mezzo di pedinamenti, telefonate oscene o indesiderate. Stolker, quindi, è colui che si “apposta”, che “insegue”, che “pedina e controlla” la propria vittima. Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, “visite a sorpresa” e perfino l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto che, tuttavia a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy, giungendo perfino a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado. Ad esempio: Intrusioni nella vita privata alla ricerca di un contatto personale per mezzo di pedinamenti, ricerca di informazioni, telefonate oscene o indesiderate; Invio di lettere, biglietti, fiori, posta elettronica, SMS e oggetti non richiesti; Messaggi indesiderati di tipo affettuoso. Scritte sui muri o atti vandalici con il danneggiamento di beni, minacce scritte e verbali, degenerando talvolta in aggressioni fisiche con il ferimento o, addirittura, l‘uccisione della vittima. Tutto ciò, o parte di esso, se compiuto in modo persistente, ossessivo e tenace in un crescendo di intensità, frequenza e durata in modo da indurre anche solo paura e malessere psicologico o fisico nella vittima, sono atti persecutori.  I comportamenti persecutori sono definiti come “un insieme di condotte vessatorie, sotto forma di minaccia, molestia, atti lesivi continuati che inducono nella persona che le subisce un disagio psichico e fisico e un ragionevole senso di timore”. Quindi, non sono tanto le singole condotte ad essere considerate persecutorie, piuttosto è la modalità ripetuta nel tempo, di progressiva intensità e contro la volontà della vittima, che riassume in sé il principale significato delle condotte persecutorie. L’attore della molestia, lo stalker, agisce nei confronti di una persona che è designata come vittima in virtù di un investimento ideo-affettivo, basato su una situazione relazionale reale oppure parzialmente o totalmente immaginata (in base alla personalità di partenza e al livello di contatto con la realtà mantenuto); La progressività del comportamento persecutorio è testimoniata dal passaggio dalle minacce agli atti di violenza contro cose (per es. l’automobile) o persone (per es. familiari o partner). Tuttavia, pur essendo essenziale la progressività, i casi di aggressione violenta sono rari, mentre i reati cui lo stalker perviene più facilmente sono quelli di insulti e danneggiamento della proprietà. Lo stalking si manifesta attraverso una serie di comportamenti basati sulla comunicazione e/o sul contatto, ma in ogni caso connotati dalla ripetizione, insistenza e intrusività. La pressione psicologica legata alla “coazione” comportamentale dello stalker e al terrorismo psicologico effettuato pongono la vittima stalkizzata in uno stato di allerta, di emergenza e di stress psicologico. Questi vissuti psicologici possono essere legati sia alla percezione dei comportamenti persecutori come sgraditi, intrusivi e fastidiosi, che alla preoccupazione e all’angoscia derivanti dalla paura per la propria incolumità. La vita di una persona perseguitata cambia radicalmente fino a impregnarsi di paura per l’imprevedibilità di quello che potrebbe accadere.  La vittima si sente costantemente controllata e “guardata a vista” e subisce continue umiliazioni. Ciò che fa la differenza in questi casi è rompere il silenzio, superare la paura e chiedere aiuto a professionisti e alle forze dell’ordine.

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