Ladispoli ricorda Domenico Santi detto Memmo il calzolaio

30 Ottobre 2013

Un piazzale per ricordare “Memmo il calzolaio”. Venerdì 1 novembre alle ore 11,30, nello spazio compreso tra piazza Rossellini e piazza della Vittoria, si terrà la cerimonia di intitolazione di Largo Domenico Santi, nato a Palo Laziale, allora Comune di Civitavecchia, il 1 novembre 1911. Alla fine dell’ottocento il padre Giulio Santi e la mamma Colomba Silveri vennero a stabilirsi a Ladispoli perché Giulio, per il suo mestiere di capo cantoniere, fu trasferito a questa destinazione. In seguito la moglie Colomba, aprì una hosteria proprio di fronte la stazione di Palo Laziale dove ora c’è un bel prato. Si chiamava “Hosteria della Sora Colomba” e fu distrutta dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.Domenico (Memmo) era il sesto dei 7 figli. A sette anni perse la gamba destra cadendo dal carretto che faceva la spola da Palo Laziale a Ladispoli in quanto la gamba gli andò a finire dentro i raggi della ruota. Venne soccorso da Innocenzo Ruspoli che lo trasportò con la sua macchina all’ospedale Santo Spirito di Roma dove, considerati gli antichi metodi chirurgici, gli fu amputata la gamba.Tutta la gioventù la passò ad imparare il mestiere di ciabattino a Ladispoli e durante l’occupazione tedesca sfollò a Ceri dove nelle campagne si nascondevano i partigiani. Memmo, a causa della sua invalidità, poteva circolare liberamente e con la sua bicicletta monopedale faceva la spola Ceri-Palo e viceversa trasportando l’unità clandestina, che arrivava alla stazione di Palo da Roma, ai partigiani nascosti nelle campagne. Finita la guerra e non potendo rientrare nella sua casa, si trasferì a Ladispoli in Via Duca degli Abruzzi di fronte alla casa della famiglia Rossellini. Iniziò a lavorare nella calzoleria di Angelino Camiciola in Via Duca degli Abruzzi.Nel 1944 fu incaricato dalla camera confederale di Roma e Provincia di costituire il sindacato lavoratori agricoli di Ladispoli. Dopo il referendum fu uno dei fautori per l’apertura della sezione del P.C.I avendo lui sostenuto il partito con prestiti per varie centinaia di lire. Sin dalle prime elezioni era sempre presente nel collegio dei rappresentanti di lista.Nel 1956 aprì il suo negozio in via Lazio 66 sino al 1980, quando si trasferì in via Duca degli Abruzzi dove lavorò fino ad 80 anni. Stimato per la sua puntualità e precisione, negli anni ’60 fu nominato responsabile per ricercare sul territorio le famiglie in difficoltà che potevano accedere gratuitamente al vaccino antipolio, che all’epoca era a pagamento e non obbligatorio.Citato in diversi libri di storia locale (Corrado Melone – “Storia e Storie 1 e 2, Federico Ascani – In Terra Veritas e Sergio Paris – Come eravamo) è morto a Ladispoli il 22 aprile 1997.

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