La storia della bella Gigogin

10 Luglio 2015
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Chissà quante volte abbiamo sentito e canticchiato la canzone “la bella Gigogin”, ma non tutti sanno la storia di questa ragazza. Ve la voglio proporre perché è parte della nostra storia lontana e poi non di tanto. Il 22 marzo 1848 (siamo alle porte della 1^ Guerra d’Indipendenza), da sotto le barricate a Porta Tosa a Milano, esce una fanciulla tremante per il freddo, non per la paura (si combatteva contro gli Austriaci). E’ vestita con un giubbotto militare, stivaloni e una larga gonna. E’ bellissima. A chi le chiede chi sia, risponde “Gigogin”. Gigogin, in dialetto piemontese, è il vezzeggiativo di Teresina e questo nome significa anche “Italia” nel linguaggio segreto dei patrioti cospiratori per il riscatto della Patria dal giogo austriaco. Fuggita da un collegio per accorrere sulle barricate a combattere, riesce ad arruolarsi in un “battaglione di volontari lombardi” e a farsi dare vari incarichi di fiducia. Un giorno Luciano Manara le affida un messaggio urgente da portare al Colonnello Alessandro La Marmora. Ella è felice perché potrà vedere e conoscere il “Fondatore” del Corpo dei bersaglieri. La Marmora ammira questa ragazza svelta e coraggiosa e la nomina “vivandiera” dei bersaglieri. In quella occasione conosce anche Goffredo Mameli del quale è innamorata per le sue poesie ardenti e per la famosa canzone “Il canto degli Italiani” (“Fratelli d’Italia”). Gigogin è arruolata nel 6° battaglione e svolge le sue mansioni di dispensatrice di rancio, di infermiera, di confortatrice dei sofferenti. Prende parte alla battaglia di Goito (il “battesimo del fuoco” per i bersaglieri e cura lei stessa la ferita alla mascella riportata da La Marmora. Gigogin diviene presto famosa per la sua bellezza, per il suo coraggio e per i suoi sentimenti patriottici e umani.Per lei il maestro Paolo Giorza compila una canzone rimasta celebre e che si intitola proprio così: “La bella Gigogin”. Una sera Gigogin, mentre si reca ad un appuntamento con Goffredo Mameli, si accorge che questi è pedinato dalla polizia austriaca ed allora, per salvare il suo innamorato, attira su di sé l’attenzione degli austriaci strappando manifesti ed inveendo contro di loro. Lei viene arrestata ma Mameli è salvo. Per la sua giovane età la fanciulla viene liberata e ricondotta in collegio. Da qui scrive a Mameli e a Luciano Manara che erano a Roma a combattere con Garibaldi per la difesa della Repubblica Romana. La Marmora, informato della situazione della ragazza, organizza un “commando” di bersaglieri per rapire la ragazza e condurla al suo Quartier Generale (come si vede, i “commando” non sono una invenzione degli eserciti moderni ma La Marmora ne fu il geniale precursore). La “bella Gigogin” una volta liberata vorrebbe raggiungere Mameli nella campagna romana ma La Marmora la dissuade. La notizia della morte eroica di Mameli a 21 anni fuori le mura di Roma getta la Gigogin in un muto e cupo dolore. Sei anni dopo (1855) muore in Crimea anche La Marmora e per la ragazza è un nuovo forte schianto nell’animo. Si sente sola, senza i suoi affetti più cari, pallida e ammalata non partecipa più alle varie imprese militari dei bersaglieri. Ai primi di maggio del 1859 scoppia la 2^ Guerra d’Indipendenza e la bella Gigogin ripresasi dal suo dolore, parte, vivandiera volontaria, per il fronte. E’ vista da molti sul campo di battaglia di San Martino prodigarsi  nstancabilmente nel portare soccorso ai feriti, confortare i moribondi, rifornire di munizioni la prima linea, è vista anche incitare un plotone di bersaglieri all’assalto nel mezzo di un combattimento.Poi, più nulla. Di Gigogin, di questa ragazza lombarda, ardente e coraggiosa. che ha così bene raffigurato la donna italiana del Risorgimento, della bella Gigogin non si conosce la fine. Ma ella è sempre viva nel ricordo con la sua canzone che tutte le passate generazioni e quelle future dei bersaglieri hanno cantato e canteranno e continua ad essere il simbolo luminoso di delicati sentimenti e di generosi impulsi, nell’alone della leggenda.



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