La morte del fondatore del Corpo dei Bersaglieri

4 Settembre 2015
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Alessandro Ferrero della Marmora nasce a Torino il 27 marzo 1799, in piena occupazione napoleonica. Nel 1914 caduto Napoleone, il giovane Alessandro viene nominato Sottotenente nel Corpo dei “Granatieri Guardie” del ricostituito esercito Sardo-Piemontese. Col grado di capitano il 18 giugno 1836 presenta al Re Carlo Alberto la 1^ Compagnia bersaglieri, ma questa è già storia raccontata nei precedenti articoletti e non è il caso di dilungarsi oltre. Una delle caratteristiche del bersagliere doveva essere quella di conoscere ed usare bene la propria arma, ed a proposito dell’abilità di tiro, si tramanda un episodio. Durante una esercitazione di tiro di un reparto di bersaglieri, La Marmora zitto zitto si avviò verso i bersagli camminando lungo un bastione laterale alle postazioni di tiro. Il direttore del tiro lo vide, sudò freddo e urlò il “cessate il fuoco”. La Marmora indispettito e irritato, gridò in dialetto piemontese: “No! Ca fase nen cessà el fuec. Bersagliè da poc se invece d’colpì el bersaglio a colpisce me!” Questa senza dubbio è una bravata che non si addice ad un Comandante responsabile, ma tale era il suo carattere. Non perdeva occasione per infondere quello spirito e quel senso del rischio che sono i canoni delle azioni dei bersaglieri. Ed egli per primo dava l’esempio. Nel 1848 le Compagnie di bersaglieri sono inquadrate in battaglioni (pochi ancora). L’8 aprile del 1848 si ha per i bersaglieri il vero “battesimo del fuoco” al ponte di Goito sul Mincio (Mantova) dove viene ferito Alessandro La Marmora, divenuto Colonnello, alla mandibola destra e soccorso dalla bella Gigogin alla quale ho dedicato già un articolo intero. Per i bersaglieri non c’è più pace; infatti, partecipano a tutte le guerre che dopo il 1848 sono scoppiate in Italia e fuori dai confini nazionali. E’ proprio fuori dai confini nazionali che La Marmora perde la vita non in combattimento ma stroncato dal colera. Siamo nel 1855. La Russia che minacciava l’equilibrio dei Balcani con le sue mire espansionistiche invade la Turchia che ha come alleate la Francia e l’Inghilterra. E’ richiesto anche l’aiuto al Piemonte che partecipa con un Corpo di Spedizione comandato da Alfonso La Marmora, fratello di Alessandro, al quale è assegnato il Comando di una Divisione. Oltre ad altre Unità, cinque sono i battaglioni bersaglieri che partecipano all’operazione. Pochi giorni dopo lo sbarco in Crimea, Alessandro La Marmora muore (7 giugno 1855 alle ore 1,30) vittima del colera che infieriva in quella regione e che aveva già mietuto molte vittime. Febbricitante, nella sua branda di morte, ha nebulose visioni di bersaglieri che corrono all’attacco, li invoca, li incita, emette un grido e poi l’ultima frase: “Je sonde la bréche” (La Marmora, come la gran parte dei Piemontesi, parlava in francese nel linguaggio familiare). “Je sonde la bréche” (Io scandaglio la breccia). Questa è anche l’ultima immagine della sua mente che s’andava spegnendo. Questa frase ha un significato altissimo: Egli in quell’istante non profetizzava certamente la “breccia di Porta Pia” perché nulla faceva prevedere che avvenisse, come avvenne, 15 anni dopo, ma probabilmente dava alla breccia, il significato della rottura di una resistenza, il superamento di un’immane ostacolo per lanciarsi al di là, avanti, incontro alla vita, alla vittoria, alla libertà. Egli sentiva che doveva essere il primo, come lo fu sui campi di battaglia, a dare l’esempio dove maggiore era il rischio. Viene sepolto a Kadikoi. La Marmora, così è chiamato più brevemente, o Papà La Marmora o addirittura , con affettuoso vezzeggiativo, “Papà Sandrin” ebbe vita breve ma intensa lasciando a noi eredi del suo Credo un enorme bagaglio spirituale. Gli storici sono d’accordo nel dire che :” la morte del Fondatore del Corpo se aveva addolorato l’animo dei bersaglieri, aveva reso in loro ancor più decisa la volontà di onorarne la memoria con le gesta da compiere!”
Nel 1911 la sua salma è trasportata in Italia (Biella- cripta in San Sebastiano) in occasione delle celebrazioni del 75° anniversario dalla Fondazione del Corpo dei bersaglieri e del 50° dell’Unità d’Italia. Il prossimo appuntamento con la storia sarà dedicato all’epopea dei bersaglieri in Crimea (1855) dove il Corpo si è coperto di gloria acquisendo delle tradizioni che ancora oggi i Reparti bersaglieri si tramandano di generazione in generazione.
A cura di Nicola Toma



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