Fughe in avanti e smentite. Sono giorni caldi sull’asse Campidoglio Palazzo Chigi: il tema della tenuta della maggioranza che governa Roma è caldo. Il premier Renzi sembra aver scaricato Marino, perché non più in grado di proseguire. Sembrerebbe proprio così. E lo avrebbe confidato ai suoi fedelissimi. Ma poi arriva la correzione: “Vengono attribuite valutazioni e virgolettati su Roma e sul sindaco che il premier non ha mai pronunciato”. Intanto la giunta perde i pezzi. L’esperienza con l’assessore ai trasporti Guido Improta è finita. E anche l’assessore al bilancio Silvia Scozzese vorrebbe lasciare. Guai però a pensare che dietro i congedi ci sia la regia di Renzi. “Fin dall’inizio Improta aveva ragionato su un mandato a termine”, si è affrettata a chiarire l’assessore all’ambiente Estella Marino. Fatto sta che l’ex chirurgo dem si trova a gestire una fase complessa, che potrebbe sfociare nel rimpasto di giunta e nel rilancio dell’attività di governo. Ma c’è chi pensa allo scioglimento del Comune per mafia, chi a dimissioni e nuove elezioni.

Nel dubbio, gli schieramenti politici affilano le armi. “Marino perde pezzi e nervi, subendo le reprimende anche dei suoi compagni di partito per le orrende e violente parole pronunciate alla festa dell’Unità (il riferimento è alla destra e al ritorno nelle fogne) – va all’attacco il segretario nazionale de La Destra Francesco Storace – Il centrodestra deve prepararsi a una lunga campagna elettorale ma deve farlo segnando discontinuità col passato. Occorre sgomberare il terreno dai simboli di quei partiti che non hanno dato degna prova nell’amministrare Roma e mettere in campo liste legate a singole personalità. Spariscano le logiche di apparato perché, se restano, non si è capito nulla. A Roma bisogna far saltare gli schemi, unire le persone che possono dare un contributo positivo alla città, mettendo al bando il solito affarismo dannoso. Io sono pronto a dare una mano, ma nel segno della discontinuità amministrativa”. C’è poi Assotutela che presenterà una lista civica con un proprio candidato: Michel Emi Maritato, attuale presidente dell’Associazione per la tutela del cittadino. Simone Di Stefano probabilmente rappresenterà Casapound. Forza Italia punterebbe su Alfio Marchini, ma in molti sostengono che il vero asso nella manica di Berlusconi sia la fedelissima senatrice Rosaria Rossi. Mentre dal suo profilo Facebook il consigliere regionale Davide Barillari del Movimento cinque stelle fa l’identikit del prossimo candidato sindaco: “Sarà un romano e sarà votato dai cittadini romani, in modo trasparente e democratico. Non sarà un nome imposto dall’alto, scelto nelle segrete stanze del potere. Il candidato sindaco del M5s non avrà relazioni e rapporti con gli interessi ramificati di Mafia Capitale. Sarà un cittadino normale che per entrare tutte le mattine in Campidoglio prenderà i mezzi pubblici come noi pendolari. Porterà al Comune un programma di governo, scritto e deciso dai romani, che lui rispetterà alla lettera. Rinuncerà a buona parte dello stipendio, ai privilegi, alle auto blu, e non farà mai gli interessi delle lobby e dei potenti”.

Sul colle proseguono anche oggi le proteste. Esponenti del Nuovo centro destra sono tornati a chiedere le dimissioni del sindaco. Mentre i simpatizzanti di Matteo Salvini si sono riuniti con scope tricolori per “spazzare via” l’attuale giunta. C’è un Giubileo alle porte e una candidatura per le Olimpiadi del 2024 da sostenere. Due obiettivi che non vanno persi di vista. E’ difficile immaginare che il braccio di ferro tra premier e sindaco duri ancora a lungo. Qualcuno cederà. Per misericordia, si spera. E per il bene di Roma.

 

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