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La Cassazione dà torto ai vertici di Etm

8 Dicembre 2013

LA Corte dei Conti era competente nell’esprimere una valutazione e sentenziare, condannando gli imputati Renda, Cutellè e Lombardi, nella vicenda riguardante il rapporto tra Etm e la Santa Rita Logistica. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che con sentenza del 25 novembre scorso, ha praticamente annullato la decisione assunta lo scorso anno dalla giurisdizione centrale della Corte dei Conti, verso la quale avevano presentato appello Salvatore Renda, Aldo Cutellè e Massimo Felice Lombardi, preventivamente condannati a risarcire la municipalizzata del danno erariale quantificato in 332.000 Euro per Renda, 150.000 Euro per Cutellè e 36.000 Euro per Lombardi.
In sostanza, nel maggio del 2010 la Corte dei Conti aveva condannato Renda, ex direttore generale di Etm, Cutellè, ex sindaco revisore, e Lombardi, ex amministratore unico, al pagamento delle ingenti somme per i danni economici prodotti alla municipalizzata. La Corte dei Conti aveva giudicato i tre amministratori di Etm responsabili di aver stipulato un accordo commerciale con la società Santa Rita Logistica in base al quale quest’ultima società, costituita da Cutellè e gestita di fatto da Renda, avrebbe percepito profitti per attività di intermediazione in realtà mai avvenuta. Nel quadro dell’accordo, sarebbero state acquistate motrici da Etm e assunti autisti. A Lombardi era stato contestato l’avallo dell’accordo, anche attraverso il pagamento alla società Santa Rita Logistica di una attività di intermediazione nei fatti mai avvenuta. Contro quella sentenza Renda e Lombardi avevano presentato ricorso, sostenendo che la Corte dei Conti non era competente ad assumere decisioni, visto che Etm non era una società pubblica. Il ricorso era stato accolto dalla giurisdizione centrale della Corte dei Conti nell’ottobre dello scorso anno. A quel punto, però, a presentare ricorso era stato il Procuratore Regionale della Corte dei Conti, che si era rivolto alla Cassazione. E, come detto, la Cassazione, a sezioni unite, ha dato ragione a quest’ultimo, ripristinando, di fatto, la sentenza originaria che aveva condannato Renda, Cutellè e Lombardi.

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