Inumazione feti, Donne in Difesa della 194 rispondono al dottor Giardi

21 Gennaio 2020
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Rispondiamo al Dottor Giardi anche se egli non merita che donne politicamente e culturalmente consapevoli sprechino una sola parola per sottolineare il maschilismo profondo, radicato e impudico che trasuda dal suo commento al comunicato dell’ex sindaco Fabrizio Barbaranelli. E non è tanto il suo pensiero di cattolico che schiera Dio e la Scienza dalla sua parte , quanto quello che nel suo scritto non c’è: parlare di aborto e non nominare mai la parola DONNA.
L’argomento di cui si dibatte, l’aborto come scelta o come spontaneo rigetto del corpo femminile, per il dottor Giardi riguarda tutti tranne la donna, il suo corpo, la sua fisicità, la sua integrità di persona.
La donna non è degna neanche di avere una interlocuzione. Nelle furiose polemiche seguite alla richiesta di un’associazione di usare i residui abortivi per la sua propaganda contro la legge 194, si risponde solo ai rilievi di altri uomini, non alle donne che da settimane protestano, scrivono, fanno interviste, espongono punti di vista.
Le donne che protestano per difendere la legge 194 e la libera scelta femminile non sono a favore dell’aborto perché solo loro ne conoscono gli effetti sul proprio corpo e sulla propria persona. Eppure le donne sanno che l’aborto è parte del vissuto e dell’esperienza femminile da millenni. Quando spossate da gravidanze, cura dei figli, povertà e indifferenza maschile, come rimediare a quell’ennesima gravidanza che il maschio imputa come leggerezza non a se stesso, ma a lei?
Le donne hanno sempre abortito, ricche e povere , credenti e non credenti; hanno abortito anche all’insaputa dei mariti , auto procurandosi l’aborto, infilando un ferro da calze nell’utero ; sui tavoli delle mammane le povere e le benestanti pagando profumatamente medici che magari proclamavano la loro fede antiabortista in pubblico. E che altro potevano fare quando lo Stato, espressione del patriarcato, e la religione a sostegno, permetteva un unico metodo anticoncezionale , l’Ogino Knauss responsabile di tante gravidanze indesiderate , e proibiva la pillola e gli altri metodi?
E oggi che la ricerca scientifica ha messo a disposizione la “ pillola del giorno dopo”, l’oscurantismo e il moralismo ne proibiscono l’uso.

Aborti, gravidanze, parti, mestruazioni, essere donne è una scuola di sangue, per millenni, sangue nascosto, di cui vergognarsi, di cui non parlare, dolori e sollievi segreti. La legge 194/78 ha liberato dai tabù e dai segreti la vita di tante donne.

La legge 194 è una pietra miliare nella storia dei diritti civili e dei diritti delle donne nel nostro paese. Essa ha sancito che i problemi delle donne, la fecondità, la contraccezione, la maternità, l’aborto, che facevano parte del nostro mondo sommerso e privato e nel privato vissuti e nella solitudine, diventavano motivi di intervento dello Stato.

Il controllo della propria fecondità, la maternità come scelta e non come destino, ha permesso alle donne, sempre con grande fatica, sensi di colpa ma anche determinazione, di diventare soggetti politici consapevoli, di uscire dalla subalternità e provare a costruire relazioni paritarie in libertà.

Chi ha lo sguardo concentrato sulla propria “anima bella”, come può capire tutto questo?

Le donne in difesa della 194

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