IL TEMPIO INTERIORE di Alessandro Spampinato

23 Settembre 2018
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Ovunque nel mondo ci sono tracce della ricerca della verità e della sapienza: gli Stupa indiani, le piramidi, i templi, le cattedrali, ecc. Opere colossali e straordinarie che hanno resistito a terremoti, alluvioni, guerre, saccheggi e al tempo. Esse sono libri in pietra, libri architettonici da visitare, meditare e leggere. Raccontano la meraviglia, la bellezza, l’armonia, la saggezza. Sono percorsi di perfezionamento e di incontro con una conoscenza antica e attuale, una conoscenza senza tempo o fuori dal tempo. I costruttori di questi monumenti conoscevano l’uomo, la natura e il cielo. Essi sorgono spesso su alture, nei boschi, nella foresta o immersi nella natura o comunque separati dalla vita comune, dalla vita politica, economica e sociale. Per raggiungerli bisogna fare un viaggio, dobbiamo uscire dal mondo ordinario per entrare in un mondo stra-ordinario. Se il tempio è in città, come ad esempio alcune Cattedrali, allora dobbiamo salire degli scalini, innalzarci simbolicamente dal suolo. La città e la piazza vengono chiamate “luogo profano”, che vuol dire letteralmente: «che sta fuori del sacro recinto» (profano agg. [dal lat. profanus, comp. di pro- «davanti» e fanum «tempio, luogo sacro». Il messaggio è che se vogliamo conoscere noi stessi, la verità e incontrare il mistero dell’esistenza umana dobbiamo prendere le distanze dalle faccende quotidiane, separaci dalle normali occupazioni e pre-occupazioni, allontanarci dalla vita sociale e pubblica. Dobbiamo entrare in un luogo nascosto, separato, diverso e dedicato ad altro. Questo altro luogo, simbolicamente rappresentato dal tempio, altro non è che la nostra vita interiore, la nostra coscienza, il cuore e la mente. Ci si deve ritirare dal caos e dalla banalità per ritirarsi in noi stessi e iniziare ad ascoltare, meditare, interrogare, cercare. Dopo un periodo iniziale di confusione e disorientamento, simbolicamente rappresentato dal labirinto che si trova sul pavimento appena entrati, perché non abituati a stare in noi stessi e con noi stessi, una consapevolezza nuova comincia a guidarci verso il luogo più sacro del tempio, rappresentato dall’altare, che corrisponde al cuore, dove ci parla il nostro Sé più profondo. Il numero tre torna sempre in queste strutture, nella piramide di Cheope ci sono 3 stanze: la sotterranea, della Regina e del Re; le navate delle cattedrali gotiche sono 3, ecc. come a dire che per conquistare il contatto con il proprio Sé (l’altare) dobbiamo conoscere e dominare tre aspetti di noi stessi: gli istinti (stanza sotterranea – navata di sinistra); le emozioni (stanza della Regina – navata di destra); e la mente (stanza del Re – navata centrale). Attraverso prove, scoperte e rivelazioni progressive, per tappe, si arriva al cuore, alla verità, a Se stessi. Il tempio architettonico, così ordinato rispetto ai punti cardinali, alle stagioni, alle stelle e alle costellazioni vuole comunicare che l’uomo interiore è ordinato, è in armonia e sintonia con le leggi, le forze e gli equilibri dell’universo naturale. La nostra coscienza ha una struttura ordinata, è in relazione con il tutto intorno a noi ed è come una mappa che ci riconduce all’origine: ciò che siamo e siamo sempre stati. Anche i racconti epici, le fiabe e i miti narrano di persone semplici o di bambini che lasciano la loro casa, la loro famiglia, il loro villaggio e intraprendono un viaggio dove incontrano nuovi amici e nuovi nemici, superano prove, scoprono i propri talenti, il coraggio, la forza, l’intelligenza, vincono battaglie e diventano uomini, eroi, salvatori. Sono tutte allegorie del cammino evolutivo di ogni persona dalla nascita per diventare adulti, consapevoli, uomini compiuti, dotati di senso e quindi utili agli altri. Il discorso sul tempio è immenso, qui ho fatto solo accenni di riflessioni essendo un articolo. Lo scopo è ricordare che oggi viviamo un tempo anti-umano dove i templi che si erigono sono banche e centri commerciali.


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