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Il racket della prostituzione

14 Novembre 2015
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La prostituzione, un altro fenomeno delicato, ma che lo ritroviamo nella notte dei tempi e che interessa ormai da tempo anche alcune strade della nostra città, in particolare quelle delle Zona Industriale. Se ne parla molto spesso sulla stampa, sui social e con opinioni diverse, a seconda degli orientamenti politici, religiosi ed ideologici.
I sindaci, sollecitati anche dall’opinione pubblica e soprattutto dai residenti delle zone interessate, come pure nel caso di Civitavecchia, tentano di emanare dei provvedimenti ordinatori, mediante le così dette ordinanze extra ordinem, che dovrebbero per questo presentare il carattere della contingibilità, dell’urgenza e dell’irripetibilità e che molto spesso, qualora impugnati, si rivelano un nulla di fatto, poiché vengono a mancare proprio quei presupposti su cui si fondavano gli stessi provvedimenti.
C’è chi identifica le prostitute come “benefattrici” e chi come povere donne sfruttate, mentre c’è chi vorrebbe legalizzare l’attività di meretricio, per mezzo di apposite “case”, ed ancora c’è chi vede in questa attività solo un mero sfruttamento del corpo femminile, che in alcuni casi è anche maschile. Insomma, la diatriba infinita è tra chi vorrebbe esercitare un’attività di punizione, verso un qualcosa che comunque non è classificato come reato, salvando le “vittime” e chi invece le vorrebbe in galera. Al contempo la prostituzione è fonte di guadagni per numerosi soggetti, per chi affitta locali per poterla esercitare, per i giornali che pubblicano annunci hot e soprattutto per le organizzazioni criminali che la gestiscono e per le stesse prostitute. Di fatto da alcuni studi, risulterebbe che il mondo della prostituzione, (salvo casi di schiavizzazione da parte di gruppi mafiosi e malavitosi), sia una libera scelta da parte di chi vende il proprio corpo, un antico scambio, corpo-piacere-danaro . Tanto che le vere schiave, soggette a soprusi di ogni genere picchiate a mal pagate, risulterebbero solo una minima parte, in cui vi rientrerebbero principalmente le donne di colore ed in parte quelle dell’est europeo, che comunque dopo un certo tempo di attività, anch’esse si “libererebbero”, continuando ad esercitare la loro “professione”, letteralmente quali “imprenditrici” di se stesse.
Nei casi più gravi, alcune non rinuncerebbero a denunciare i loro sfruttatori, mentre altre accetterebbero di buon grado, di elargire una percentuale dei loro introiti, a volte minima, rispetto al guadagno, ai loro aguzzini. Il problema è tutto nei guadagni, che sempre da studi, risulterebbero per ogni squillo molto elevati: dai 2000 ai 3000 fino ad alcune decine di migliaia di euro al mese e, naturalmente esentasse. Mentre addirittura, quelle di “lusso”, che lavorano in casa o particolari locali ed utilizzano annunci in rete o sulla carta stampata, arriverebbero ad un guadagno che va dai 500 ai 1000 euro a cliente. Tutto questo per dire che il giro d’affari della prostituzione vede un introito di svariati miliardi di euro all’anno e che se fossero tassati, potrebbero risolvere molti problemi per le casse dello Stato: tutto merito dei loro utilizzatori finali, o per meglio dire dei loro clienti! Già…i clienti….chi sono? Sempre dalle risultanze degli studi effettuati, sembrerebbe che il mestiere più antico del mondo, attragga uomini di ogni genere e grado, dal camionista, all’operaio, all’impiegato, al manager, dal professore al medico, al politico di turno, giovani e meno giovani, ecc…
Ma a parte il moralismo, certamente il discorso è di ben altro genere, parliamo di prostitute costrette a battere lungo i marciapiedi, come nel caso della nostra Città, che probabilmente contribuiscono a far arricchire le bande criminali: soldi non tassati e strade che diventano indecenti anche per le condizioni igieniche delle stesse; immondizie di ogni genere, bottiglie di plastica, preservativi e quant’altro, ed il sicuro proliferarsi di malattie a trasmissione sessuale.
Allora io dico, a parte il vecchio dibattito sulla legalizzazione o meno dell’attività di meretricio, che in caso positivo, potrebbe almeno essere controllata sia sotto l’aspetto sanitario che fiscale, ma anche circoscritta in determinati luoghi, non visibili peraltro ai minori, allo stato attuale delle cose, quello che è da combattere, è secondo me alla base e più precisamente, le organizzazioni criminali che gestiscono l’attività di prostituzione, che con buona probabilità, utilizzano gli ingenti proventi per alimentare altre più gravi attività illecite, che molto spesso viaggiano parallelamente, come il traffico di sostanze stupefacenti ed il riciclaggio di denaro sporco, sfruttando le ragazze ed in alcuni casi come detto, rendendole in schiavitù. In tale attività, possiamo ravvedere molti reati sulla persona, molto gravi ed ora, ben individuati dal nostro ordinamento penale.
Probabilmente, non sono nessuno per dirlo, ma sono sempre più convinto, che con buona certezza di cose, sul posto, qualcuno accompagna e torna a riprendere prima e dopo il “lavoro”, queste ragazze di apparente giovanissima età (minori?), più o meno acconsenzienti. Con un attività d’intelligence, di appostamenti, di acquisizione di foto e filmati, da parte di appositi nuclei di polizia giudiziaria, si potrebbe probabilmente eradicare alla fonte il fenomeno, assicurando alla giustizia gli appartenenti alle organizzazioni criminali che gestiscono le attività illecite e tornando a rendere le strade e le periferie più sicure e decenti, anche sotto l’aspetto del decoro urbano, tornando a rendere così alla popolazione un innalzamento del livello di sicurezza percepito, che tanto dalla stessa viene reclamato.


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